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Ricki Renna: l’uomo che dà l’anima ai personaggi

Ha animato diversi personaggi della serie L'era glaciale ed è autore di due corti

ricky renna animazione
Italiano, vive a New York e lavora negli studi di Blue Sky Studios, il grande studio cinematografico di animazione digitale di Greenwich, in Connecticut. In questa intervista Ricky Renna racconta il suo lavoro e il rapporto con i personaggi: "Mettiamo un po' di noi stessi in ogni scena”

Chi di noi non si è intenerito di fronte allo sguardo di Brooke, il bradipo che si innamora di Sid, o di Julian, il mammut fidanzato di Pesca tra i protagonisti de L’Era glaciale 5: rotta di collisione uscito nelle sale italiane lo scorso agosto?

Ad animare questi simpatici personaggi c’è Ricky Renna, italiano di Brindisi che non è nuovo nel cinema dell’animazione.

Nato a Santiago del Cile, oggi Ricky vive a New York e lavora negli studi di Blue Sky Studios, il grande studio cinematografico di animazione computerizzata di Greenwich, in Connecticut.

Appassionato di cartoni, Ricky completa gli studi di animazione in America  e comincia a lavorare nel team di Blue Sky. Oltre ad animare  i vari personaggi dell’ultimo episodio de L’era glaciale 5, Ricky ha preso parte anche ai lungometraggi Snoopy & Friends e Ferdinand. Il giovane cartoonist italiano ha prodotto anche i cortometraggi animati The Final Straw e L’Americano Returns, visibili su Internet.

Ricky Renna ci  racconta come nasce un personaggio e quali sono le qualità più importanti per riuscire nel mondo dell’animazione.

Come e perché sei arrivato al mondo dell’animazione? Cosa ti ha  attratto?

ricky renna animazioneCiò che inizialmente mi ha attratto del mondo dell’animazione sono i cartoni animati, i videogiochi e i film in generale che ho visto da piccolo. In particolare, sono stati i Looney Tunes ad accendere la passione per l’animazione insieme alle tante ore passate giocando con il mio Super Nintendo. Sono i personaggi come Bugs Bunny e Super Mario, con le loro forti personalità e presenza sullo schermo, che mi hanno ispirato a perseguire una carriera artistica”.

Hai animato diversi personaggi della saga L’era glaciale. Che rapporto hai con questi personaggi?

“Poter utilizzare questi personaggi che hanno vissuto attraverso vari film è stato per me un grandissimo onore, specialmente perché è da anni che seguo il loro percorso. Prima del coinvolgimento dell’animatore, ogni personaggio è simile ad un burattino, immobile e statico. Ma dare vita ad ogni personaggio individuale richiede un approccio completamente diverso che comporta lo sviluppo di una parte del loro carattere e sentimenti di affetto ed amicizia”.

In che modo il mondo dell’animazione riesce a dare messaggi importanti rispetto ad un classico film?

“In alcuni aspetti, i film d’animazione riescono a mandare messaggi in modi più chiari e diretti di film classici. La storia è spesso più semplice, ma questo non significa inferiore. Nel mondo dell’animazione diciamo spesso less is more, ovvero meno è di più, e quindi siamo in grado di raggiungere un pubblico più ampio. Inoltre, l’animazione può creare bellissimi mondi pieni di emozioni ed una espressione artistica che molti film live action non riescono a raggiungere”.

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Sei anche produttore e hai lavorato a progetti tuoi.  Hai qualcosa in cantiere?

“Al momento non ho progetti personali in produzione, ma l’ispirazione c’è sempre, e può darsi un giorno darò vita ad un altro cortometraggio. Intanto sono contento  dei miei due film The Final Straw e L’Americano Returns. Entrambi possono essere trovati online [e qui di seguito, ndr]. Sono stato davvero fortunato ad aver avuto la possibilità di creare non uno, ma due film animati. Di solito è una grandissima impresa, una di quelle che difficilmente si può superare da soli. Detto questo, fare la parte del regista, produttore e animatore su due cortometraggi mi ha insegnato molto sul lavoro di squadra e le mie capacità personali”.

Come prende vita un personaggio nel mondo dell’animazione. E come cresce?

“Comincia tutto con un concetto. Prima che un personaggio prenda vita, ci sono molti disegni e personalità che vengono esplorati attraverso disegni ed idee. Una volta stabilito un concetto, il personaggio viene creato in programmi 3D con faccia e scheletro completamente articolati. A questo punto entrano in gioco gli animatori e si definisce la personalità ancora di più, mettendo un po’ di noi stessi in ogni scena, che si tratti di momenti sciocchi e divertenti o profondi ed emotivi. Il personaggio cresce con noi che aggiungiamo piccoli pezzi di vita qui e lì, che infine danno un senso completo del suo carattere”.

Tre cose importanti per lavorare nel tuo settore?

“Per lavorare nel settore dell’animazione bisogna essere ambiziosi, umili e senza paura di fallire. E’ molto importante che tutti gli artisti cerchino di superare i limiti fissati dagli altri, in questo modo creiamo contenuto nuovo e interessante. L’umiltà di accettare le critiche e di trasformarle in  cose positive è essenziale per la crescita di ogni artista. E infine, la paura del fallimento è ciò che impedisce a molte persone non solo di crescere, ma anche di diventare artisti. Il fallimento fa parte del lavoro e noi animatori, sia nuovi che veterani, lo aspettiamo sempre”.

Sei nato a Santiago del Cile ma sei di Brindisi e oggi vivi negli Stati Uniti. Che rapporto hai con l’Italia?

“L’Italia è per me come una madre biologica, mentre gli Stati Uniti una madre adottiva. Non mi considero figlio solo di una o l’altra, ma piuttosto un risultato di un’esperienza che coinvolge due paesi. Mi manca spesso il mondo e la cultura Italiana, in particolare la cucina e cerco spesso la scusa per ritornare”.

La differenza tra il mondo dell’animazione americano e quello italiano?

“C’è una grande differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia quando si tratta di animazione. L’animazione in Italia certamente c’è, ma paragonata al settore enorme che esiste attualmente in America pare una forma d’arte sottosviluppata ed impopolare. Mancano sia l’ambizione che i fondi in Italia per essere classificata nella stessa posizione degli USA. In America invece l’animazione è diffusissima. Da spot in televisione a videogiochi e lungometraggi, ci sono molte opportunità per un animatore di talento”.

Cosa rende il sogno americano ancora un sogno?

“L’America sicuramente non è quella di una volta e in questi tempi incerti è difficile dire cosa riservi il futuro. Ma per adesso, gli USA sono uno dei migliori centri del mondo per la diffusione dei media e della cultura popolare. Hollywood, compagnie di videogiochi e altri studi  possono prosperare qui, dato che la necessità per l’intrattenimento e la tecnologia cresce costantemente con il passare degli anni. Per me, l’America dà la possibilità di essere coinvolti in ogni moda emergente e tecnologia avanzata. E’ una grande sensazione far parte delle prime persone al mondo ad avere accesso all’intrattenimento e ai prodotti più nuovi ed eccitanti”.

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