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A pranzo con Paola Cortellesi

Intervista all'attrice italiana, a New York con "Gli ultimi saranno ultimi" a Italy On Screen Today

paola cortellesi
L'eclettica e versatile Paola Cortellesi ci racconta dell'urgenza dei temi trattati nel film di Massimiliano Bruno, parla di Italia, di emigrazione, immigrazione e ci confessa il sogno di fare un musical a New York. E dice: "Raccontare drammi con umorismo e ironia è lo stile italiano"

Paola Cortellesi è una forza. Talmente perfetta che pure le più perfide fanno fatica a trovarle un difetto. Non è solo bella e brava, ma è dotata di una smagliante empatia che le permette di illuminare con un sorriso anche una grigia e piovosa mattinata newyorchese.

Paola in questi giorni è a New York per presentare negli States il suo film Gli utlimi saranno ultimi, selezionato tra le pellicole portate nella Big Apple per la prima edizione di Italy on Screen Today, rassegna cinematografica di film italiani di nuova generazione, in corso fino al 30 ottobre e organizzata dall’Associazione Culturale Artemedia col sostegno di un comitato italo-americano formato da specialisti del settore e partner newyorkesi.

Abbiamo incontrato l’attrice al ristorante Serafina Always nell’Upper East di Manhattan, e si è dimostrata talmente spontanea e disponibile, che intervistandola era facile pensare di essere a pranzo con un’amica, invece che con una delle attrici italiane di maggior successo degli ultimi anni.

Iniziamo parlando di Gli ultimi saranno ultimi, il film di Massimiliano Bruno tratto dall’omonima opera teatrale di successo interamente interpretata da Paola Cortellesi.

“La storia era già urgente quando la rappresentavamo a teatro dieci anni fa [il film affronta è una storia drammatica che tocca, tra gli altri, i temi del lavoro e della disoccupazione, del diventare genitori, dell’esclusione sociale e della giustizia nell’Italia contemporanea, ndr]. Allora la storia precorreva i tempi, oggi fatti simili a quelli raccontati sono purtroppo tristemente successi – dice Cortellesi – Mentre nell’opera teatrale si portavano in scena i fatti di una tragica notte, dove una donna disperata compie un gesto drammatico, nella versione cinematografica, dove anche io ho partecipato alla sceneggiatura, si va a raccontare cosa accadeva nella vita della protagonista prima di questo momento”.

Nel film si rappresentano momenti tragici con ironia, come spesso accade nella commedia italiana.

“Lo stile è quello più somigliante a Massimiliano Bruno. Raccontare i drammi con umorismo e ironia è tipico del nostro stile italiano, magari altrove hanno un altro genere nazionale, noi abbiamo questo. In questa nostra commedia amara c’è tutta la vita stessa, perché nella vita sono comprese tutte le emozioni: non c’è mai solo gioia e non c’è mai solo dolore. L’esistenza è fatta di tutta la gamma delle emozioni possibili, e così la commedia”.

Il tema del film è purtroppo molto attuale. Oggi sono sempre di più gli italiani che emigrano all’estero e le lamentele sulla situazione economica del nostro paese si sprecano…

“Gli italiani amano lamentarsi e nei discorsi da bar sono tutti professori. Gli italiani emigrano, ma spesso non amano gli immigrati. Mi feriscono gli episodi di mancata volontà di aiuto e accoglienza. Sicuramente ci sono gravi problemi, ma questi si risolvono lavorandoci e non lamentandosi. Io credo nella politica e rispetto il mestiere di chi lavora e dedica la propria vita al bene pubblico. Gli italiani sono da sempre un popolo di emigranti, oggi forse c’è un’emigrazione più preparata e qualificata, che spesso trova all’estero opportunità di carriera che in Italia non aveva. Però poi alla fine molti italiani emigrati all’estero vogliono tornare in Italia, forse per una qualità della vita e un calore che all’estero manca. Si tratta proprio questo tema nel film Scusate se esisto di Riccardo Milani, dove interpreto una donna che torna in Italia nonostante avesse una brillante carriera a Londra”.

E Paola a lavorare all’estero ha mai pensato?

“L’aspetto della lingua è molto difficile. In una lingua straniera non ho la stessa libertà e varietà che mi consente l’italiano. Però mi piacerebbe moltissimo fare un musical americano”.

E che rapporto ha Paola con New York?

“Ho avuto la fortuna di venire più volte a presentare miei film qui a New York, ed è una città ricca di stimoli e novità. Spero che questo film che rappresenta così bene l’Italia, riesca a rendere partecipe anche il pubblico americano”.

Paola Cortellesi è stata anche accolta al Consolato Italiano di New York insieme agli organizzatori di Italy on Screen Today, dove ha ricevuto un omaggio intitolato a Maria Montessori. Il console generale d’Italia a New York Francesco Genuardi ha fatto gli onori di casa: “Questo [l’America, ndr] è un palcoscenico importante per promuovere il nostro cinema – ha detto Genuardi – ed è un onore avere qui un’attrice di grandissimo talento, leggera ma intensa, come Paola”.

La direttrice artistica del progetto, Loredana Commonara ha sottolineato la volontà di questo festival di promuovere il cinema italiano all’estero, in occasione dell’anniversario della morte di Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo, e a cui è dedicato il fil  con cui si è aperto il festival, Europe before Europe, di Salvatore Braca. E al movimento europeista nato a Ventotene è dedicato il premio Vento d’Europa, consegnato quest’anno a Paola Cortellesi, che si è detta felice di aver contribuito a battezzare il festival Italy on Screen Today a New York.

Gli ultimi saranno ultimi sarà proiettato venerdì 28. Guarda il trailer: 


Questo articolo viene pubblicato anche su New York Stuff, con un video dell’intervista.

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