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A teatro aspettando il Natale

In questi giorni nei teatri di New York, "Clover", Dario D’Ambrosi e "The Hard Nut"

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“The Hard Nut”, di Mark Morris, alla BAM Howard Gilman Opera House Brooklyn. Foto: Julieta Cervantes

Mentre la frenesia del Natale si impossessa della città, nei teatri newyorchesi ci sono cose interessanti tra cui "Clover" e "The Hard Nut" di Mark Morris. Intanto Dario D'Ambrosi, fondatore del teatro patologico, ha presentato il primo corso di laurea in discipline teatrali per disabili

Settimana dal sapore di panettone. Siamo a Natale, mancano pochi giorni e in questo momento so bene che il teatro o l’intrattenimento passa un po’ in secondo ordine. Si rincorrono i regali, i biglietti, le liste dei parenti e amici da soddisfare e le valigie, nel caso di noi espatriati, da fare. New York però offre anche in questo periodo spettacoli da non perdere o comunque intriganti, interessanti, importanti.

Quando l’interprete fa lo spettacolo

Inizio con Clover di Erik Ehn a La Mama First Floor Theater fino al 16 dicembre. Un gruppo di venti attori, tutti eccezionalmente bravi, vengono ben guidati dalla regista Glory Kadigan in un girotondo di violenza. Il testo è molto difficile da seguire, per la sua scrittura che evoca e non racconta, ma la regia e il gruppo riescono a mantenere l’attenzione sempre costante. Decisamente un lavoro nuovo da seguire per vedere, anche, come un testo decisamente ostico possa prendere forma negli interpreti.

Clover

Fino al 16 dicembre, La Mama, First Floor Theatre , 74 East 4th Street.

Teatro e disabilità

Sempre a La Mama, solo per una sera al momento, Dario D’Ambrosi, fiero creatore del Teatro Patologico ha presentato il primo corso universitario per studenti mentalmente disabili. Il corso si chiama Il teatro integrato dell’emozione e ha sede presso l’università Tor Vergata di Roma. Il corso di laurea è nato proprio quest’anno grazie ad uno sforzo congiunto del teatro Patologico, l’Università’ di Roma Tor Vergata e il MIUR, vale a dire il Ministero dell’Università e della Ricerca. L’obiettivo è quello di consentire a chi è disabile, sia a livello mentale che fisico, di accedere ad un corso di laurea relativo alle discipline teatrali. Verranno offerti corsi di musica, scenografia, recitazione, regia, organizzazione teatrale, scrittura e così via. Il corso a sua volta prevede uno scambio con gli studenti dell’Accademia Silvio D’Amico, del Centro sperimentale di Cinematografia, della scuola delle Belle Arti.

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Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, con Mis Yoo, direttore artistico de La Mama. Foto by Jonathan Slaff

Come ha detto D’Ambrosi durante la serata di presentazione presso quel teatro, La Mama, che lo ha accolto ben trentasei anni fa, non bisogna pensare di integrare ragazzi che hanno problemi mentali: non si possono integrare; si può invece pensare di dare voce a quello che hanno dentro, perché loro esprimeranno cose incredibili che noi non abbiamo il coraggio di dire o fare per pudore, per vergogna, perché la società ci dice di non farlo. Aggiunge D’Ambrosi che avere famiglie che finalmente sorridono e dormono la notte perché vedono il proprio figlio felice è la ragione più importante che ci sia nel lavoro che fa con i ragazzi e nella scuola che ha fortemente voluto, che ha ottenuto e che spera di portare in tutto il mondo. A partire dal 2017, intanto, il corso verrà offerto anche dalla Università di Camerino.

Parlando con D’Ambrosi a fine serata, ho chiesto se pensava che gli studenti disabili potessero intraprendere una carriera professionale una volta laureati. La risposta è stata positiva e in effetti, se ci si ferma a riflettere, i grandi geni dell’arte, in molti casi, erano visti dalla società come persone affette da problemi mentali. Se questo corso cambiasse anche l’approccio, spesso fatto di vergogna e silenzio, nei confronti di certe disabilità, sarebbe davvero grande cosa. La determinazione e la convinzione di D’Ambrosi mi fa sperare che così sarà in un futuro neanche tanto lontano.

Uno schiaccianoci che sorprende

Spostandoci a Brooklyn, vi consiglio, raccomando, spingo ad andare a vedere, se trovate ancora i biglietti, The Hard Nut di Mark Morris. Basato su Lo Schiaccianoci di Čajkovskij, The Hard Nut è una rivisitazione che Mark Morris ha fatto sul tema. Morris, un vero e proprio maestro della danza, si diverte a giocare con le note e con le coreografie, fa ballare lo spartito e rende una favola ormai considerata uno degli emblemi del Natale, uno stupore continuo, uno sprazzo di costumi, colori, coriandoli, maschere, facendoci persino fare il giro del mondo ballando sulle nostre sedie.  Correteci subito, magari con un tutù rosa alla vita, come tante bimbe che assistevano domenica scorsa accanto a me allo spettacolo.

teatro The Hard Nut

“The Hard Nut”, del Mark Morris Dance Group, alla BAM Howard Gilman Opera House.
Foto: Julieta Cervantes

The Hard Nut

Fino al 18 dicembre,  BAM Howard Gilman Opera House, 30 Lafayette Avenue.

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