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Il ritorno di AdA a New York

Un'opera, tre autori e una collaborazione tra Spagna, Italia e Stati Uniti

AdA

Victor Slezak e Dalia Davi in Summit

Giunto alla sua terza edizione, AdA, il progetto creato da Marco Calvani e Neil Labute, vede, in occasione del suo ritorno a La MaMa di New York, la collaborazione della catalana Marta Buchaca. Il potere è il tema scelto per lo spettacolo di quest'anno

Torna a La MaMa AdA – Author directing Author, il progetto creato da Marco Calvani e Neil Labute, due scrittori di teatro di enorme successo sulle due sponde dell’oceano. AdA si basa, in breve, sulla collaborazione fra autori che sono a loro volta anche registi. Per le prime due edizioni, Marco Calvani ha diretto il testo di Neil Labute e viceversa, presentando il risultato sia in Italia che in America, a La MaMa di New York per l’appunto.

Quest’anno il progetto è leggermente diverso, in quanto si è aggiunta una scrittrice ai creatori di AdA. Il suo nome è Marta Buchaca, autrice di successo a Barcellona. Come ogni anno, AdA segue un tema dato, in questo caso il potere (parola decisamente attuale in queste settimane).

Lo spettacolo comprende tre testi, che vengono presentati uno dopo l’altro in soli 98 minuti. Si inizia con After the Dark di Marco Calvani, tradotto da Allison Eikerenkoetter, diretto da Marta Buchaca con Margaret Colin e Gabby Beans. Una designer e la sua assistente sono in viaggio di affari. Storie intime si dipanano intrecciandosi al lavoro, alla voglia di arrivare e di esserci.

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Margaret Colin in After the Dark

Il secondo testo, Summit, è di Marta Buchaca, tradotto da H.J. Gardner e diretto da Neil LaBute insieme a Victor Slezak e Dalia Davi. Un incontro fra due politici, uno battuto, ma con una lunga storia alle spalle, e una appena arrivata, vincente, ma ancora non avvezza alle furbizie e alle meschinerie della politica.

Si chiude con I don’t know what I can save you from di Neil LaBute, diretto da Marco Calvani con Richard Kind e Gia Crovatin. Un padre incontra la figlia, con la quale tenta di recuperare un rapporto praticamente inesistente.

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Gia Crovatin e Richard Kind in I don’t know what I can save you from

L’operazione è estremamente interessante e il cast, come sempre, avendo visto tutte le edizioni, è eccezionale. La serata è piacevole e godibile sia dagli addetti ai lavori sia da chi vuole semplicemente vedere qualcosa di diverso. Per meglio raccontare il progetto e quello che vedrete andando a La MaMa, ho fatto una chiacchierata con uno degli autori, l’italiano Marco Calvani.

Quanto ci avete messo a scrivere testi? Avete iniziato insieme, vi siete dati un tempo limite oppure ognuno ha scritto con i suoi tempi e modi?

“Io personalmente ho scritto la prima bozza del testo in meno di un mese all’inizio della primavera scorsa, ma sin da quando avevamo deciso (con Neil e Marta) il tema “potere” verso la fine del 2015, avevo già cominciato dentro la mia testa a inventare, smontare, immaginare. Dopotutto è il mio metodo. Avevamo una data di partenza appunto, e una deadline, me la ricordo ancora, il 10 aprile, deadline che nessuno di noi ha rispettato [ride]. Ci siamo consegnati i testi a vicenda senza sapere nulla del testo dell’altro. È la prima parte del gioco, scoprire quello che l’altro ha scritto. Nel periodo della scrittura solo alcune regole ci uniscono: il tema, il numero dei personaggi e la durata”.

Facevo questa domanda perché alcuni testi sembrano molto attuali. Questo mi porta a chiedere come avete lavorato alla traduzione/trasposizione, soprattutto per il pezzo spagnolo che sembrava molto legato alla realtà americana…

“Puramente un caso. Ma al di là del risultato delle elezioni di novembre, il fenomeno Trump era già protagonista. Riguardo alla traduzione del testo di Marta, il compito di ogni bravo traduttore è quello di rendere un testo — scritto in una lingua — credibile e possibile in un luogo dove se ne parla un’altra. E questo è stato ancora più facile, considerando il clima politico che stiamo attualmente vivendo qui negli Stati Uniti”.

Questa è una serie che va avanti da anni. Oltre a queste condivisioni di regia e scrittura fra New York, Italia e Spagna, questi testi diventano poi spettacoli lunghi o rimangono atti unici? Sono stati prodotti indipendentemente dal progetto? 

“No, sono testi che nascono per AdA e che restano tali. Non sono mai stati prodotti al di fuori del progetto stesso. Ma certo non se ne esclude la possibilità. Infatti, ad esempio il mio The Second Time (scritto per AdA Desire nel 2014) vince il premio S.I.A.D. nello stesso periodo”.

L’ho già chiesto in precedenza: questo progetto che futuro credi possa avere? O forse dovrei dire, che futuro volete che abbia?

“Innanzitutto ci piacerebbe moltissimo pubblicare i testi delle tre edizioni a cui abbiamo dato vita fino ad oggi in una sorta di raccolta di AdA. Il futuro che immaginiamo è quello di continuare a farlo e di poterlo estendere ad altri autori/registi. E chissà che la quarta edizione non rischi di essere ancora più ambiziosa, magari a quattro e finalmente sbarcare in Sud America”.

AdA è all’Ellen Stewart Theatre | 66 East 4th Street (2nd Floor) — dal giovedì al sabato alle ore 19:00; domenica alle ore 16:00.

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