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Der Puff: storie non dette della Seconda Guerra Mondiale

In Scena! il 10 e il 13 maggio Der Puff di Francesca Falchi, storie di donne mai raccontate

Francesca Falchi e Marta Proietti Orzella in Der Puff - foto di Barbara Serra

Al Festival In Scena! arriva Der Puff, uno spettacolo che ci racconta delle donne durante il Nazismo attraverso monologhi, dialoghi e cabaret. Storie non note, di minoranze e di lesbiche che non si imparano a scuola. Abbiamo intervistato l’autrice e interprete Francesca Falchi

Der Puff – frammenti cantati di corpi internati è uno spettacolo di Francesca Falchi con Francesca Falchi e Marta Proietti Orzella, direzione musicale Ennio Atzeni (Sardegna), produzione L’eccezione (Sardegna), che racconta storie vere di donne sotto il Nazismo. In particolare si parla del movimento lesbico che con l’avvento del Nazismo venne costretto a sopperire insieme alle altre minoranze. Le figure femminili presentate non sono tutte note e lo spettacolo raccoglie le loro storie partendo dalle canzoni “lesbiche” dell’epoca, intrecciate con brevi monologhi e dialoghi. Francesca Falchi, autrice, regista, attrice, è diplomata alla Scuola di Teatro di Bologna. I suoi testi teatrali sono spesso finalisti ad importanti Premi di drammaturgia e il teaser della sua sceneggiatura La donna di carta è stato presentato alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Marta Proietti Orzella, attrice, autrice e regista, è laureata con lode in Scienze Politiche. Vincendo una borsa di studio della Regione Sardegna si diploma all’Ecole Florent di Parigi dove studia recitazione e regia, nel cinema recentemente si è posizionata fra i primi 24 migliori attori su 1000 al Concorso Ciack, si Roma! al Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Der Puff, Francesca Falchi, In Scena, New York

L’autrice, regista e attrice Francesca Falchi – foto di Sergio Stefanini

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

“È dal 2009 che studio la Shoàh e che scrivo spettacoli su questo argomento.  Il primo è stato Il lupo e il cielo spinato-la favola nera di Esther H. sull’ebrea olandese Etty Hillesum. Gli altri due hanno come temi gli esperimenti medici sulle studentesse polacche a Ravensbrück (Funny Rabbits-That’s all folks) e sulle deportazioni dei bambini (Kindermültonne). Con Der puff ho affrontato uno dei tanti filoni legati all’Olocausto. Ho privilegiato sempre e comunque delle storie poco conosciute e che avessero le donne come protagoniste.”

Il festival In Scena! permette a compagnie italiane di esibirsi in un contesto americano.  Attraverso quali mezzi secondo te è possibile diffondere efficacemente il teatro italiano negli USA?

“Facendo circuitare gli spettacoli. L’idea del Festival è bellissima ma sarebbe interessante ci fosse una vera e propria rete che ospitasse gli spettacoli in diverse città permettendo agli artisti di effettuare una tournée. Anche la realizzazione di una serie di residenze nelle quali artisti italiani e statunitensi possano trascorrere un periodo di lavoro su un tema può essere un modo per mostrare il proprio percorso creativo e i risultati di tale percorso.”

È la prima volta che porti uno spettacolo negli Stati Uniti? Cosa significa per te essere a NY e soprattutto andare in scena in questa città?

“Diciamo che è il viaggio delle ‘prime volte’: la prima volta negli States, la prima volta a New York e la prima volta di un mio spettacolo in un altro continente. Sono emozionata e spaventata: portare uno spettacolo come Der puff in una delle città-simbolo delle lotte LGBT è una bella responsabilità. Anche perché la mia voce è mezzo di altre voci che il Nazismo ha messo a tacere e che oggi come non mai devono ricordare al mondo cosa è successo.”

Cosa pensi o speri di riportare in Italia dopo quest’esperienza, sia dal punto personale che professionale?

“Incontri, riflessioni, punti di vista differenti ma complementari, ma soprattutto vorrei essere in grado di dare vita a sinergie creative che portino alla realizzazione di progetti condivisi. Vorrei che questa fosse la mia prima di tante volte a New York.”

Perché questo spettacolo è da vedere? Cosa pensi o speri di lasciare al pubblico newyorchese?

“È da vedere perché è uno spettacolo che racconta in maniera originale una parte di storia sconosciuta ai più: perché quella della deportazione delle lesbiche durante il Nazismo non è certo la Storia che si racconta o si impara a scuola. Vorrei che avessero voglia di approfondire l’argomento. In Der puff  non ho potuto raccontare tutte le storie al femminile che avrei voluto. Sono donne forti coraggiose che hanno pagato con la vita la libertà di essere se stesse. Non possono essere né ignorate né dimenticate.”

Der Puff, Francesca Falchi, In Scena, New York

Francesca Falchi e Marta Proietti Orzella in Der Puff – foto di G. Kotzia

Lo spettacolo racconta storie vere di donne sotto il Nazismo. Come hai trovato il materiale e quale metodo di ricerca hai seguito per scrivere il testo dello spettacolo?

“Aver scritto una tesi di laurea in letteratura comparata (su Pierpaolo Pasolini, che è stata pubblicata in italiano e in spagnolo) mi ha permesso di acquisire un metodo di lavoro sistematico di raccolta bibliografica e di analisi. Per questo spettacolo sono partita da due libri, Fuori della norma a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini e  R/Esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi. E da lì è stato tutto uno scoprire, studiare ed alla fine scrivere. Da questi studi specifici sono nati altri testi oltre a Der puff : uno di questi è Vettorina nella città dei pezzi di ricambio, la storia di Vittorina Sambri la prima donna italiana motociclista lesbica.”

Der Puff porta alla luce un aspetto del Nazismo di cui non si parla molto: la lotta per la sopravvivenza e la discriminazione contro donne omosessuali. Durante la preparazione dello spettacolo, quali analogie hai riscontrato tra le storie di allora e il momento storico in cui stiamo vivendo?

“Lo spettacolo nasce nel 2011, un periodo in cui le unioni civili almeno in Italia erano un miraggio e Radio Maria tuonava contro gli omosessuali dicendo che erano i responsabili della guerra nel mondo. Le cose si stanno muovendo ma lentamente e con difficoltà. Se pensiamo a quello che sta accadendo in Cecenia direi che purtroppo si muovono a ritroso e non in avanti. Il punto non è la cultura LGBT ma in generale la cultura dell’umano. Si sta perdendo di vista l’essere umano nelle sue meravigliose differenze: è la differenza che ci completa non la somiglianza. Mi riconosco nell’altro perché è un mio pezzo mancante non il mio specchio. La differenza spaventa ed allontana mentre dovrebbe avvicinare ed unire. Siamo parti di un tutto, no?”

Lo spettacolo andrà in scena a New York, presso il BAAD – The Bronx Academy of Arts and Dance il 10 maggio alle ore 20 e al Bernie Whol at Goddard Riverside Community Center il 13 maggio alle ore 20.

Per maggiori informazioni:  In Scena!

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