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Le “kreatures” di Sasha Waltz al Romaeuropa Festival 2017

La coreografa tedesca ha aperto la 32esima edizione del film Festival a Roma, con il suo spettacolo "Kreatur"

di Monica Straniero e Elena Dal Forno
Caratterizzato da una serie di temi di confine che rispecchiano le ansie del presente, tra minaccia del terrorismo, paura degli immigrati, disoccupazione e crisi economica, "Kreatur" nasce dalla collaborazione con la fashion designer Iris van Herpen ed è stato primo protagonista del Romaeuropa Festival 2017. Un festival che vede protagonisti anche Dada Masilo e Jan Fabre
Sasha Waltz ha inaugurato mercoledì 20 settembre al Teatro Argentina la 32esima edizione del Romaeuropa Film Festival con il debutto italiano di Kreatur, per tornare ad esplorare le paure di oggi.  Il nuovo spettacolo nasce dalla collaborazione con la fashion designer Iris van Herpen che nei suoi abiti scultorei combina la tradizione artigianale con le più innovative tecnologie digitali per creare la sua arte visionaria. Il risultato sono creazioni che aderiscono al corpo come una seconda pelle.  Non a caso, alcuni dei suoi abiti più eccentrici sono stati indossati da popstar come Björk e Lady Gaga.
 
“Se da un lato le nuove tecnologie digitali mi affascinano – ha spiegato l’artista di Karlsruhe che a Berlino ha fondato la compagnia Sasha Waltz & Guests  – dall’altra sono preoccupata da come nel contempo abbiano generato tutta una serie di paure ed ansie sconosciute fino a qualche decennio fa.  Oggi la domanda è cosa siamo diventati come individui e nelle relazioni sociali”.
Ad affiancare questo già esaltante duo, sono le musiche di Soundwalk Collective, band di New York che spazia tra musica, performance, concept album e installazioni e che vanta anch’essa collaborazioni con star come Patti Smith. “Più che essere semplicemente dei musicisti, sono degli artisti concettuali”, rivela la coreografa tedesca. “Un vero team di antropologi che utilizza il suono e la musica come strumento per restituire un memoria a spazi effimeri, come le prigioni, i campi di concentramento o luoghi di quella industrializzazione che stiamo lasciando alle spalle”.
Sul palco 14 danzatori, di cui tre italiani, indagano aspetti dell’esistenza umana e della realtà sociale. Attraverso mosse dolci o improvvise esplosioni di violenza segnano il rapporto con lo spazio che li circonda, affrontando le dicotomie chiave della vita come potenza / impotenza, dominanza / debolezza, libertà / controllo, comunità / isolamento, interazioni sociali / violenza sociale, democrazia / oppressione.Sasha Waltz non ha dubbi. Tutti senza distinzione di età, sesso, estrazione sociale e orientamento sessuale lottiamo per un posto nel mondo. “Viviamo in un società destinata a declinare e morire dove manca lo spazio vitale”, afferma la coreografa tedesca”.  E lo esprimono bene i danzatori quando tentano inutilmente di salire una scala appoggiata ad una parete bianca. Si ammucchiano, si spingono, si sovrastano per poi cadere. Kreatur è pertanto caratterizzata da una serie di temi di confine che rispecchiano le ansie del presente, tra minaccia del terrorismo, paura degli immigrati, disoccupazione e crisi economica. Sul palco i ballerini si spostano in bozzoli bianchi eterei di cotone leggero che se talvolta appaiono come rifugi dalle insidie esterne, più spesso assomigliano a prigioni interiori dove l’individuo si sente impotente di fronte al procedere della sua esistenza. Ma i corpi sono in continua trasformazione. In alcuni momenti  vediamo i danzatori impegnati in lotte estenuanti contro se stessi o contro figure oscure che germogliano dalla trama di fili argentati che avvolge i loro corpi. Uno spettacolo che si rivela un equilibro perfetto tra microcosmo e macrocosmo, per cui l’uomo e l’universo sono l’uno il riflesso dell’altro.

Monumental Vancouver Premiere al QET 2016

Sasha Waltz, come tutti gli oltre trecento artisti provenienti da 32 Paesi selezionati quest’anno per la nuova edizione del RomaEuropa Film Festival  compone quindi una mappa del presente, fragile come un castello di carte. Il 26 e 27 settembre, all’Auditorium Conciliazione, salirà sul palcoscenico un altro  dei maggiori esponenti della danza contemporanea,  Sidi Larbi Cherkaoui. Nel suo Fractus,  nato dall’incontro con le parole del linguista e filosofo Noam Chomsky, vuole indagare il conflitto tra informazione e manipolazione dell’informazione. A incarnarle sulla scena, oltre lo stesso Cherkaoui, quattro danzatori dalla provenienza geografica e dal background diversissimo e un gruppo altrettanto nutrito di musicisti, per ibridare percussioni giapponesi, sonorità coreane, voci congolesi e sarod indiano.

Dal 28 settembre al 1 ottobre toccherà invece alla coreografa sudafricana Dada Masilo, che sul palco del  Teatro Olimpico sarà pronta  a dar vita a una nuova energica pièce in cui il tema del perdono che anima la storia di Giselle -morta di crepacuore dopo aver scoperto che il suo amato è promesso a un’altra donna- viene traslato in una storia d’inganno e sofferenza. A far danzare il focoso animo di un gruppo di spiriti femminili sono le musiche appositamente composte dal conterraneo Philip Miller. Musica antica coniugata nello spazio scenico: questo avverrà dal 29 settembre  al 1 ottobre al Macro Testaccio con la compagnia Muta Imago che insieme all’Ensemble Arte Musica allestisce in versione integrale il ciclo dei Canti Guerrieri dal Libro Ottavo dei Madrigali di Monteverdi.

Infine torna a REf17 il grande artista belga Jan Fabre, che dopo aver presentato nel 2015 il suo Mount Olympus, opera monumentale della durata di 24 ore vincitrice del Premio Ubu 2016, il 30 settembre e il 1 ottobre propone il nuovo BELGIAN RULES/BELGIUM RULES. Al Teatro Argentina andrà infatti in scena un’invettiva e al contempo una dedica al suo Belgio e una riflessione personalissima sul presente dell’Europa. Una dedica, come quella che Fellini fece alla sua Roma

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