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Caso Weinstein: le donne e la cultura di Cassandra

Lo scandalo che ha travolto il famoso produttore di Hollywood impone una riflessione sulle responsabilità dei comportamenti

Apollo e la Sibilla Cumana nella rappresentazione di Giovanni Domenico Cerrini

La nostra cultura parte dal concetto che la donna sia debole e vada sistemata e protetta. È una cultura assistenziale, quindi piuttosto comoda per le donne, anche se impone di ‘passare per i letti’ di un marito indesiderato ma generoso, di un datore di lavoro maiale ma benefattore, di vari disgustosi utenti disposti però a pagare il servizio. Tutto sommato gli uomini pagano e le donne incassano

La spiegazione del caso Weinstein è semplice, basta non essere ipocriti. Bisogna aver il coraggio di ammettere che la nostra è una cultura della prostituzione. La nostra a livello ecumenico, perché domina il mondo e accomuna il musulmano al cristiano. La cultura della prostituzione non è solo maschilista ma anche femminile: viene imposta dall’uomo ma viene utilizzata, per convenienza, dalla donna, che si prostituisce in molti modi. Per matrimonio, nell’ambiente di lavoro, oltre che per strada o nei bordelli. È una cultura escatologica, nel senso che riguarda i destini finali dell’umanità, i cui esiti – se diventeremo tutti musulmani – non saranno raggiunti nemmeno in paradiso, dovendo le donne continuare a prostituirsi per fare felice l’uomo. Però rimarranno tutte giovani e belle. Forse le attrici di Hollywood potrebbero prendere in considerazione questo vantaggio eterno. Se invece diverremo tutti cattolici, non è ancora chiaro cosa avverrà nel giorno del giudizio e se la Madonna potrà mettere una buona parola per quante si sono prostituite per il proprio tornaconto.

La nostra cultura parte dal concetto che la donna sia debole e vada sistemata e protetta. Il che non mi sembra tutta farina del sacco maschile. È una cultura assistenziale, quindi piuttosto comoda per le donne, anche se impone di ‘passare per i letti’ di un marito indesiderato ma generoso, di un datore di lavoro maiale ma benefattore, di vari disgustosi utenti disposti però a pagare il servizio. Tutto sommato gli uomini pagano e le donne incassano: sicurezza, lavoro, soldi. Ovvio non tutte le donne e non tutti gli uomini. Perché non c’è limite al peggio: ci sono anche gli uomini che promettono di pagare e poi non pagano, magari raccontano che sono innamorati, promettono mari e monti, ottengono il corpo e pure l’anima della donna e poi fanno lo stesso con un’altra e un’altra ancora. Anch’essi sono mariti, datori di lavoro, uomini che sfruttano le donne. Le quali non possono nemmeno rivolgersi al giudice perché non hanno pezze d’appoggio che dimostrino il rilascio della prestazione. Spesso invece si rivolgono allo psichiatra o allo psicanalista perché hanno la vita rovinata: si sono innamorate di un farabutto che le ha imbrogliate.

Tutto sommato le attrici di Hollywood che hanno denunciato Weinstein, sono state doppiamente fortunate: hanno ottenuto un lavoro vendendo il loro corpo e sono diventate pure famose. Che dopo vent’anni denuncino di esser state costrette, mentre avevano stipulato un contratto verbale di prostituzione avendo ottenuto la contropartita economica, non fa che attestare la loro malafede. Hanno venduto la propria coscienza, perché quando vendi il corpo vendi anche l’anima. La loro sciocca confessione non gliela farà riacquisire.

Poi ci sono le gattemorte: donne che si sono fatte crescere il pelo sullo stomaco e hanno affilato le unghie tenendole nascoste; insomma si sono fatte furbe. Fanno finta di starci, ottengono quello che vogliono leccando, poi non la danno. Sono della stessa pasta degli uomini che promettono senza mantenere, anzi sono proprio quelle che li fregano. In Italia sono ai posti di comando e ovviamente trattano le altre donne come gli uomini di cui sopra. Spesso non sono molto qualificate, colte o intelligenti, nemmeno belle, e ci si chiede come siano arrivate dove sono arrivate: con il raggiro, appunto. Il raggiro è la qualità che la donna ha più sviluppato nei secoli, non solo per opporsi alla forza maschile ma per ottenere quello che vuole.

Apollo e la Sibilla Cumana in una rappresentazione di Domenico Cerrini

Apollo perse la testa per la principessa troiana Cassandra: per concedersi lei gli chiese in cambio il dono del vaticinio. Lui glielo conferì, ma poi lei gli si rifiutò. Il dio la punì facendo in modo che non sarebbe mai stata creduta. Cassandra visse nella disperazione pronosticando inutilmente la caduta di Troia. Un’altra volta Apollo si innamorò della sacerdotessa Sibilla. Lei gli chiese l’immortalità. Lui gliela concesse, tuttavia lei non gli si concesse più. Si era dimenticata di chiedere anche l’eterna giovinezza e divenne vecchissima e inguardabile, invocando invano la morte. Ma avevano imbrogliato un dio non un ometto della loro stessa risma. Oggi invece le gattemorte la fanno franca, salvo però ammalarsi dentro, perché prima o poi la coscienza affiora e ti tormenta la vita.

Se guardo indietro negli anni, potrei scrivere un libro sulle proposte maschili che ho rifiutato: da un professore universitario per un esame, da un regista per un film, da un fotografo per una pubblicità, da un giornalista per un’assunzione… Ma chi mi ha davvero nuociuto è stato un direttore di banca che mi ha ritirato un piccolo fido dicendomi: “Perché dovrei aiutarti? Non sei nemmeno venuta a letto con me…” Ne pago ancora le conseguenze.

Non ho rimpianti né rimorsi, sono in pace con me stessa ma, come moltissime donne, ho scelto di percorrere la vita attraverso la via più dura. Eppure, per me, l’unica possibile.

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