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Negli “asteroidi” di Maccioni il precario disagio di una generazione perduta

Il primo film di Germano Maccioni, "Gli Asteroidi", ambientato nella Pianura Padana, mostra gli affanni del mondo giovanile di provincia

I tre protagonisti del film "Gli asteroidi", di Germano Maccioni

Un film su una generazione in crisi e su come la crisi economica non abbia risparmiato neppure le famiglie, rendendo precari affetti e legami. Il presente è rappresentato, nel contesto desolante e di provincia del film, ormai solo da giorni vuoti e ripetitivi, mentre l'unico rifugio dei tre protagonisti (Pietro, Cosmic e Ivan) è costituito da un capannone abbandonato

Una sconfinata provincia della Pianura Padana post-industriale, profondamente colpita dalla crisi economica, priva di prospettive lavorative e nella quale la globalizzazione galoppante ha lasciato solo capannoni ormai dismessi e frammenti del mito della classe operaia e della solidarietà sociale (persino la vecchia insegna del Pci non si accende più!): è questo l’universo in cui si muovono Pietro, Cosmic e Ivan, i tre giovani al centro di Gli asteroidi, opera prima di Germano Maccioni.

I tre protagonisti del film “Gli asteroidi”, di Germano Maccioni

Gli asteroidi – afferma il regista – sono fatti della stessa maniera dei pianeti a cui gravitano intorno, senza trovare una propria collocazione: si perdono per traiettorie imprevedibili, spesso rischiando collisioni violente”. Un film su una generazione persa, sul disagio, per certi versi particolare, del mondo giovanile di provincia e su come la crisi economica non abbia risparmiato neppure le famiglie, rendendo precari affetti e legami. Il presente sono ormai solo giorni vuoti e ripetitivi: scuola, lavoretti precari, qualche piccolo furto, incontri al vecchio circolo ricreativo o sul ponte dell’autostrada per condividere sogni di evasione. Il loro unico rifugio è un capannone abbandonato. “Come asteroidi, i tre giovani vagano attraverso un cosmo che li respinge, che non possono o non vogliono riconoscere”, sottolinea Maccioni.

Una provincia alienante e nella quale la dicotomia tra passato e presente segna anche la dinamica sociale: i padri veneravano il posto di lavoro, anche se questo era pesante e li rendeva “schiavi” di ritmi di vita cadenzati, i figli invece non sanno cosa farsene, vista l’assenza di prospettive future. Prodotto da Articolture e Ocean Productions con RAI Cinema, il film, spiega il regista, “Racconta una terra bizzarra dove hanno convissuto per anni amministrazione comunista, chiesa cattolica e un’economia florida. Una terra in cui ci sono oggi tanti capannoni fantasmi, tanti suicidi e dove tutto quello a cui ti aggrappi si sgretola”.

Gli asteroidi è servito al regista anche per rendere omaggio a due colonne storiche del cinema: Michelangelo Antonioni (il luogo della Stazione Radioastronomica di Medicina – a circa 30 km da Bologna- è lo stesso in cui si aggirava Monica Vitti in una scena di “Deserto Rosso”); John Ford  (l’inizio del film, in cui il prete – come John Wayne in “Sentieri Selvaggi” – esce di corsa dalla chiesa dopo il furto di candelabri); Pier Paolo Pasolini (“I figli sono costretti a pagare le colpe dei padri disse una volta Pasolini – spiega il regista – e questa frase mi ha sempre colpito molto, tant’è che è alla base del mio film: un mondo maschile fatto di figli che fanno i conti con le azioni di padri inadeguati”. Ugo (Pippo Delbono), pizzaiolo criminale, diventa il padre putativo di Ivan (Nicolas Balotti), visto che il vero padre, sindacalista in crisi, è assente nei suoi compiti educativi; il padre di Pietro (Riccardo Frascari) si è suicidato lasciando in un mare di debiti la famiglia, con la moglie Teresa (Chiara Caselli) costretta a dedicare più tempo a risanare i debiti dell’azienda che non ai problemi del figlio, il cui unico “referente pensante” è la giovane Chiara (Adriana Barbieri).

Un ruolo a parte è quello di Cosmic (Alessandro Tarabelloni): è un orfano “un po’ strambo”, fissato con questioni astronomiche  e filosofiche, assiduo frequentatore della Stazione Radioastronomica di Medicina: predirà ai due amici la fine del mondo a causa di un grande asteroide in procinto di passare molto vicino alla Terra o di colpirla. Rappresenta per Maccioni la carta che deve scombinare lo script e piani del destino, purtroppo però le sue citazioni – soprattutto di Kant – non funzionano molto come grimaldello scardinante della sceneggiatura, che finisce così per non fornire la sperata grossa sorpresa finale.

Gli asteroidi resta comunque un film coinvolgente per la sua tematica e che cerca di elevarsi dai cliché di molta produzione italiana. Le pecche riguardano semmai il poco amalgama tra crudezza e voli pindarici e le due inutili alla storia scene di sesso (senza falso moralismo, è ormai purtroppo quasi “una moda” un pizzico di sesso, magari spinto, per attirare lo spettatore).

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