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I vizi e i peccati della Hollywood pre-Weinstein alla Festa del Cinema di Roma

Entra nel vivo la 12esima edizione della Festa del Cinema con il documentario "Scott and the Secret History of Hollywood" di Matt Tyrnauer

di Monica Straniero e Elena Dal Forno

Hollywood Blvd, negli anni '50 in una scena del documentario "Scotty and The Secret History of Hollywood"

A Roma arriva il "cinema-verità", che rivela nei dettagli le abitudini sessuali dei divi di Hollywood a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Tra le altre pellicole principali presentate alla Festa del Cinema "Logan Lucky" di Steven Soderborg e "Maria by Callas: In Her Own Words" di Tom Volf

Dakota Fanning sul red carpet di Roma (Foto Lavinia Pinzari)

A metà del suo percorso, la 12esima edizione della Festa del Cinema di Roma propone un documentario che svela vizi e i peccati della Hollywood pre-Weinstein. Un film prezioso e unico racconta la cantante d’opera più famosa di tutti i tempi. E una commedia divertente diretta da Steven Soderbergh sul modello “Ocean’s”. Sul Red Carpet, anche la ex bambina prodigio Dakota Fanning: “Weinstein? È importante che le donne facciano sentire la loro voce”.

Scotty and the Secret History of Hollywood di Matt Tyrnauer

Un documentario in puro stile cinema-verità rivela nei dettagli le abitudini sessuali dei divi di Hollywood tra gli anni ‘40 e ‘50. Nel 1946 dopo essere entrato nel corpo dei Marines durante la Seconda Guerra Mondiale, Scotty Bowers, arriva nella mecca del cinema americano. Viene subito notato da molte star con le quali inizia ad avere rapporti sessuali. Nel 2012 decide di raccontare in un libro dal titolo esplicito, “Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars”, quali segreti nascondevano tra le lenzuola star del calibro di Gary Grant, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Lana Turner, Ava Gardner e molti altri ancora.

Scotty Bowers, in una fotografia degli anni ’40

Oggi Bowers ha 94 anni e vive in una casetta nel quartiere di Hollywood Hills con una donna molto più giovane di lui. Tra le sue scioccanti rivelazioni ce n’è una in cui racconta che ad una festa una compulsiva Hepburn gli chiede di trovarle una bella ragazza dai capelli scuri e non troppo truccata. In totale saranno circa 150 le donne che Scotty procurerà all’attrice americana.

“Non so se Bowers – spiega Tyrnauer – sia diventato un accumulatore seriale di incontri clandestini, gay, eterosessuali e bisex per la maggior parte delle icone dell’epoca perché è stato abusato da piccolo. Il documentario vuole comunque prendere le distanze dallo scandalo Harvey Weinstein perché “nel giro creato da Scotty tutti erano consenzienti. Il suo lavoro era trovare la persona giusta per appagare le voglie delle star.

Logan Lucky di Steven Soderbergh

Soderbergh fa il verso a sè stesso e mette insieme un cast eccezionale per un film certamente “higly enjoyable”. In uno stile un po’ Tarantinesco, anche un po’ Coenesco e appunto alla Ocean’s Eleven, tra il guascone e l’ironico, si narrano le vicende di due fratelli, Jimmy e Clyde Logan (Channing Tatum e Adrian Driver) la cui vita è segnata da una certa qual cattiva sorte. Uno è appena stato licenziato, l’altro ha perso un braccio nella guerra in Iraq e ora gestisce un bar. La sorella fa invece la parrucchiera ed è probabilmente la più felice. Jimmy decide che per far fronte alla sua nuova situazione ha bisogno di soldi ed elabora un piano complesso per rapinare gli incassi di un circuito automobilistico.

Per fare questo serve un uomo esperto come Joe Bang (Daniel Craig nella nuova veste di galeotto dopo anni di James Bond) e una serie di personaggi di supporto perché il piano è altamente rischioso e naturalmente ai limiti dell’impossibile. Un Soderbergh in forma, che torna alla regia dopo 4 anni (Side Effects è del 2013), con un piglio decisamente divertente, anche un po’ da padre di famiglia, senza risparmiarsi battute al vetriolo o costruzioni poetiche come il rapporto padre-figlia che resta sullo sfondo ma che fa da perfetto contraltare a tutto il sistema costruito nel film. Nulla di nuovo sotto il sole, certamente, ma non per questo meno entertaining.

Tom Volf sul red carpet di Roma (Foto: Lavinia Pinzari)

Maria by Callas: In Her Own Words di Tom Volf

Cosa c’è ancora di nuovo da sapere dietro la mitica figura di una donna che è diventata mito e leggenda? Ce lo raccontano la voce di Fanny Ardent e la regia di Tom Volf che recupera del materiale d’archivio davvero prezioso per restituire attraverso gli occhi della stessa Callas una vita vissuta davvero sulla cresta dell’onda, nel bene e nel male. Maria Callas nasce a New York, quindi è una cittadina americana, questo è un dettaglio che magari i più non sapevano. Solo in seguito, e a causa del marito italiano dal quale divorzierà, prenderà la cittadinanza greca.Uno dei passaggi tuttavia più interessanti del documentario è quando Maria afferma che avrebbe rinunciato volentieri e con piacere alla sua carriera, una carriera fortemente voluta dalla madre e dal marito, non certo da lei. O quando dice che una donna si sente realizzata solo quando ha un uomo accanto che le dà valore. Dichiarazioni quasi scioccanti ma molto oneste, come del resto il lavoro di Volf, impagabile a seguirla salire e scendere le scale di un aereo all’apice del successo o nascosta, depressa, dietro le tende del suo appartamento parigino dove troverà la fine a soli 53 anni.

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