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Emma e le sue sorelle: il nuovo teatro della Sicilia in America

Alla Montclair State University, "Le sorelle Macaluso" di Emma Dante rappresenta la summa della sperimentazione con questioni di genere e la fusione di dolore e gioia

Le Sorelle Macaluso (Credits: Carmine Maringola)

Le scelte narrative ed estetiche di Dante sono state tanto osannate quanto condannate per essere ossessivamente siciliane, o in generale meridionali. L’elemento quintessenziale che spiega la natura autoctona del suo lavoro (presente anche nel nome della sua compagnia, Sud Costa Occidentale) rimane senza dubbio la sua tavolozza linguistica. Dal 16 novembre per la prima volta negli USA

La linea impalpabile che separa luce e oscurità, il bordo del letto che si tramuta in trampolino per saltare nel vuoto, il limite invisibile dove il mare incontra la sabbia: Le sorelle Macaluso di Emma Dante (2014) ci spinge a vedere i confini e le frizioni che creano, per poi dissolversi inesorabilmente. Nelle sue opere teatrali come nei film, adattamenti di opere liriche e libri per bambini, la visione artistica di Emma Dante invita a riconoscere questi confini e a soffermarsi su di loro, non tanto per sfida quanto come interrogativo di natura creativa. La Sicilia, sua terra (isola) d’origine, è una rigogliosa fonte d’ispirazione per la sua arte: crocevia di geografie e civiltà, luogo di luce ma pieno di ombre, angolo barocco tormentato dalla povertà.

Autori come Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia hanno reso famosi questi contrasti con un linguaggio straordinario e al tempo stesso riconoscibile, all’interno dei circoli colti. Per Emma Dante invece la Sicilia e in particolare il suo capoluogo, Palermo, sono la “casa” di un vivace lumpenproletariat, un’umanità profondamente legata al territorio. Dante si immerge negli oscuri meandri della loro quotidianità attraverso opere che esplodono nell’eccesso, nonostante il minimalismo di messe in scena e copioni.

In questo senso, Le sorelle rappresenta la summa della sua sperimentazione con questioni di genere, con la fusione di dolore e gioia, e con il dialogo tra tragedia e commedia nell’intenso e raffinato trattamento di temi quali la famiglia e la morte. Sette sorelle e i loro parenti più stretti, sia vivi che morti, si allineano lungo il bordo del palco per raccontare i propri sogni, frustrazioni ed errori. Nel riconoscere le difficoltà e le perdite vissute – povertà, malattia, disabilità, genitori assenti o inadeguati e desideri frantumati – le sorelle sono pronte tanto ad aiutarsi quanto a ferirsi a vicenda. “Unn’ avemo mancu l’occhi pi’ chiangiri /Non abbiamo neanche gli occhi per piangere”, spiegano con un modo di dire siciliano, che Le sorelle abbraccia con drammatica leggerezza. Eppure le storie di queste figure sono in qualche modo secondarie, come in tutti i lavori di Dante. Permeata da eccessi fisici e nodi psicologici, la pièce scredita la logica e si articola nell’impeto del momento con espressività viscerale.

La vitalità presente nell’arte di Emma Dante deriva da ripetuti incontri con la morte, punteggiati da ritmi tragici e turbinii comici, veicolati da corpi iper-comunicativi e densi dialetti del sud, quasi impenetrabili. La sua non è una danza macabra con la morte bensì un pas de deux, delicato e devastante allo stesso tempo. Le sorelle nasce da una storia raccontata alla regista da un amico: una notte sua nonna, allora gravemente malata, aveva gridato alla figlia “Allora, sono morta o sono viva?” e la figlia aveva risposto “Viva! Viva sei, mamma!”. Al che la nonna aveva sardonicamente commentato: “Si, viva, certo… Sono morta da un pezzo ma nessuno di voi me lo dice per non farmi spaventare”. Dante porta questa storia su un altro livello, perché per alcuni dei diseredati personaggi della sua opera essere in vita è una prospettiva tanto temibile quanto la morte.

Emma Dante

Dante descrive il suo lavoro come teatro di poesia, non di provocazione, nonostante le sue qualità iconoclaste. La disposizione degli attori in fila, di fronte al pubblico, è diventata la sua cifra, a cominciare da “mPalermu” (2001), spettacolo che l’ha consacrata come voce rivoluzionaria nel panorama teatrale italiano. Questa soluzione compositiva crea una vera e propria barriera, dando corpo alla separazione tra palco e pubblico e permettendo a Emma Dante di dare forma e colore alla propria visione, in un connubio di sacro e profano: i personaggi posti lungo il proscenio come nel Giorno del Giudizio o durante una parata. Dante è peraltro un’attenta costumista e preferisce vestiti semplici ma estremamente simbolici da cui gli attori escono ed entrano, anche sul palco, per ricordarci di un’altra linea di demarcazione: quella tra il ruolo pubblico, la maschera, e la condizione dell’anima, che è di per sé ignuda, come direbbe Pirandello. In Le sorelle, Dante sceglie gli abiti neri del lutto per poi lasciarli esplodere in variopinti prendisoli e costumi da bagno per le sorelle, mentre il padre indossa con destrezza mascolina uno spiazzante neglige’. Il giovane nipote Davidù (implicito omaggio a Davide Enia, altro affascinante scrittore siciliano) indossa la maglia di Maradona, mentre una delle sorelle, Maria, si mostra come l’ha fatta madre natura e abbraccia l’intero spettacolo danzando con la morte. O con la vita? O forse semplicemente con l’amore?

La risposta a queste domande forse si trova nel testo della canzone che le sorelle cantano per far piacere al padre: “Si tu mori / Vogghiu muriri / ’Nsiem’ a tiiia!” tratte dal classico di Domenico Modugno “U Piscispada”. Nel brano, un pescespada maschio decide di restare intrappolato nella rete che ha imprigionato la sua amata: “Se tu muori, voglio morire anch’io insieme a te”. Il desiderio ultimo è quello di morire con i morti o, come nel caso de Le sorelle, di vivere con loro in un sogno impregnato di Sud.

Le scelte narrative ed estetiche di Dante sono state tanto osannate quanto condannate per essere ossessivamente siciliane, o in generale meridionali. Eppure i suoi riferimenti al sud possono essere effimeri, quasi in codice, come la cassatella in “mPalermu” o i duelli dell’opera dei pupi in Le sorelle, che catturano brevemente la teatralità della lotta per la vita prima di trasformarsi in mere attrezzature di scena (una linea di scudi crociati che fungono da barriera sacra). L’elemento quintessenziale che spiega la natura autoctona del suo lavoro (presente anche nel nome della sua compagnia, Sud Costa Occidentale) rimane senza dubbio la sua tavolozza linguistica. Accenti marcati, parole ancestrali, espressioni locali, ripetizioni rituali, citazioni dalla tradizione popolare: croce e delizia per la studentessa della Montclair State University, Marta Russoniello, nonché per me e la mia collega Marisa Trubiano nel creare i sopratitoli di questo lavoro e nel riconoscere i limiti intrinseci di tale operazione. Le sorelle rende questi sopratitoli al tempo stesso necessari e superflui in quanto il linguaggio di Dante a tratti trascende il significato delle parole per diventare puro suono.

Le Sorelle Macaluso (Credits: Carmine Maringola)

La pièce Le sorelle, vincitrice del prestigioso Premio Ubu come migliore spettacolo nel 2014, arriva per la prima volta negli USA in una fase in cui Emma Dante è “una delle più apprezzate registe di teatro italiane”, secondo una recente definizione del Financial Times. Rappresentata troppo a lungo come enfant terrible in un paese come l’Italia che considera imberbi anche i quarantenni, Dante dimostra grande coerenza di visione attraverso una varietà di forme e generi, e unisce alla solida eredità dei maestri – da Antonin Artaud a Jerzy Grotowski e Tadeusz Kantor – una profonda sensibilità “al femminile”. Eppure quando l’ho incontrata per discutere il tema delle donne nel teatro, si è mostrata riluttante nel definire il proprio lavoro in questa prospettiva di genere, nonostante alcune sue affermazioni circa l’esclusione delle donne – una scelta in linea con un’artista che in maniera costante abbraccia le contraddizioni e mette in luce le divisioni, per poi sovvertirle.

Teresa Fiore è la Inserra Chair in Italian and Italian American Studies, Montclair State University

Traduzione a cura di: Laura Campisi

Performances

Thursday, November 16 @ 7:30pm
Friday, November 17 @ 7:30 pm
Saturday, November 18 @ 8:00 pm
Sunday, November 19 @ 3:00 pm

LINK for tix: https://www.peakperfs.org/event/le-sorelle-macaluso/2017-11-16/

Directions from NY

Montclair State Univeristy is only 15 miles away from Manhattan.

For general driving directions click here

Public transportation

Thursday and Friday: Use the train:  to get to campus. An usher for Peak Performances greets the last train that arrives at the Montclair Heights station (NOT the Montclair State University station) before the performance.

Saturday: There is a charter bus available from Port Authority, along with a special pre-show party before the performance and a public post-show discussion of the play with the company. The price for the entire evening, including round-trip direct bus service from Port Authority, is $25. To take advantage of this special opportunity, call the Peak Performances box office at 973-655-5112 and mention the code MACALUSO!  Subject to availability.

Sunday: Take the Decamp bus from Port Authority, which will drop you off close to campus (click here for more details). Please be informed that there is no train service to campus on Sunday.

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