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“Iom Romì”: a New York, la sconosciuta vivacità del quartiere ebraico di Roma

Nel cortometraggio di Valerio Ciriaci, proiettato al Lincoln Center in occasione del Jewish Film Festival, storia e quotidianità si intrecciano

Da sinistra: Isaak J. Liptzin e Valerio Ciriaci, durante il Q&A alla fine della proiezione

"È stato come scoprire un paesino nella città", ha detto il regista a La Voce di New York, nel raccontare un cortometraggio il cui obiettivo era quello di "ricreare l’atmosfera che si respira in quella che la comunità ebraica di Roma chiama ‘Piazza’". Prodotto da Centro Primo Levi e Awen Films, "Iom Romì" segue infatti una giornata nella vita di oggi nell'ex ghetto ebraico a Roma, tra tradizione e usanze

“Il nostro obiettivo era quello di ricreare l’atmosfera che si respira in quella che la comunità ebraica di Roma chiama ‘Piazza’. Il centro dell’ex ghetto ebraico, punto di riferimento per tutte le persone che fanno parte di un quartiere con così tanta storia e oggi con così tanta vita”. Valerio Ciriaci, giovane regista di Iom Romì, il cortometraggio sulla comunità ebraica della capitale italiana, lo ha detto chiaramente: il quartiere ebraico di Roma è una storia che va raccontata. Una realtà che va scoperta, proprio perché molti non la conoscono. Lo ha dichiarato a noi de La Voce di New York dopo la proiezione del suo documentario, nell’ambito del New York Jewish Film Festival, in programma al Walter Reade Theatre del Lincoln Center di New York, dal 10 al 23 gennaio. Lo ha ribadito nel Q&A al termine della proiezione pomeridiana di domenica 22 gennaio, che ha visto protagoniste altre due pellicole: Della Seta Home Movies (CSC -Cineteca di Stato, Italia, 10 min) e Counterlight (Maya Zack, Israele, 24 min).

Una scena del cortometraggio

Iom Romì, pellicola di circa 30 minuti nata grazie alla collaborazione tra Centro Primo Levi e la società di produzione Awen Films, segue una giornata nella vita della comunità ebraica di oggi a Roma, che si è spostata per secoli tra persecuzione e integrazione. Gli ebrei sono l’unica minoranza nella metropoli che può tracciare la loro discesa ininterrotta dai tempi dell’antico impero romano. E la storia del cortometraggio, capace di coniugare assieme con leggerezza e semplicità storia e quotidianità, è raccontata attraverso diverse voci, ognuna delle quali vive e lavora nel quartiere storico del Ghetto della città. Un modo per documentare l’identità unica, i rituali e le tradizioni di questa realtà romana della diaspora ebraica.

“Abbiamo girato tutto in una settimana, con tempi stretti e ritmi serrati e questo ci ha permesso di intensificare le riprese”, ci ha detto prima della proiezione Isaak J. Liptzin, giovane co-founder di Awens Films e producer di Iom Romì. Nato a San Francisco ma cresciuto in Italia, Isaak si è affacciato alla realtà della comunità ebraica di Roma per la prima volta proprio durante le riprese. Come, del resto anche il regista Valerio Ciriaci: “Io però ho sempre abitato a Roma, a una manciata di minuti a piedi proprio dal quartiere, dove sono capitato spesso ma senza mai approfondirne le sfaccettature e le caratteristiche: è stato come scoprire un paesino nella città”. Ma la comunità ebraica di Roma, del conflitto israelo-palestinese e di Donald Trump che riconosce Gerusalemme capitale, ne discute? “Non è un aspetto che abbiamo voluto toccare, quindi non abbiamo approfondito quella parte – ci spiega ancora Valerio. Quello che posso dire per certo, però, è che la comunità ebraica è molto attenta a quanto succede in Italia e nel mondo e c’è un legame fortissimo con Israele. Molti mantengono legami fortissimi con Gerusalemme, molto forte”.

Iom Romi è stato creato in contemporanea con l’apertura di The Rome Lab al Centre for Jewish History di New York, uno spazio di video-installazione e apprendimento presentato dal Centro Primo Levi e dal Museo ebraico di Roma.

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