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Dal film alla pagina. Maurizio Nichetti nella sua “Autobiografia Involontaria”

Regista, attore, scrittore e artista poliedrico che ha lavorato anche sull'animazione. E a noi della Voce ne dà un saggio, con una dedica speciale

Maurizio Nichetti, con il suo libro "Autobiografia Involontaria", e la dedica esclusiva alla Voce.

Laureato in architettura ed affermatosi alla fine degli anni '70 come il Woody Allen italiano, Maurizio Nichetti regista e attore è sempre stato un passo avanti a tutti. Ora è anche scrittore, con la pubblicazione della sua "Autobiografia volontaria" che, dice, "non è un romanzo", ma "una serie di flash su quello che ho fatto". E a noi della Voce regala anche una dedica speciale

Locandina di “Arrivano i prof”.

L’appuntamento con l’amico Maurizio Nichetti è alla Civica Scuola di Cinema di Milano, che lui ormai dirige da alcuni anni. Laureato in architettura ed affermatosi alla fine degli anni ’70 come il Woody Allen italiano, Nichetti regista e attore è sempre stato un passo avanti a tutti, uno straordinario artista poliedrico che ha lavorato sull’animazione (insieme a Bruno Bozzetto) e sulla mimica, ottenendo un successo internazionale con i suoi film. Il suo esordio avvenne con Ratataplan, un film, poetico e surreale, quasi paragonabile a un film muto. La storia fu girata in ristrettezza di mezzi e con bassissimi costi, ma ebbe un clamoroso successo di pubblico e giunse a incassare più di sei miliardi di lire nel solo 1979. La quasi assenza di dialoghi in lingua italiana, sostituiti da una babele di lingue straniere o da puri suoni onomatopeici e ambientali rese pressoché superfluo il doppiaggio della pellicola. Anche grazie a ciò il film fu esportato letteralmente in tutto il mondo ed ebbe ovunque un eccellente riscontro di pubblico. Poi vennero altri film di successo, Volere VolareLadri di SaponetteHo fatto spash , tutti capolavori del cinema surrealistico, pietre miliari per chi oggi per esempio studia proprio alla scuola del cinema a Milano. Vado da Nichetti anche perché sta per uscire (il prossimo 1 maggio) un film con lui tra i protagonisti: si intitola Arrivano i prof e racconta di uno scassatissimo liceo italiano, diventato con gli anni famoso per il suo record di bocciati. Un liceo che per salvarsi dalla chiusura, avendole provate quasi tutte, decide di chiamare ad insegnare non i migliori professori ma proprio i peggiori, scelti da un algoritmo del Ministero dell’Educazione. Il tutto con la speranza che là dove hanno fallito i migliori (professori) possano invece riuscirci i peggiori (professori). E Nichetti è uno di questi prof surreali, stralunati, strampalati, e fa la parte del folle prof. Fanfulla che insegna chimica….

Pariamo dal libro. Anche tu ora scrittore… ma perché hai scelto questo titolo, Autobiografia involontaria?
“Non sapevo che titolo dargli, poi mi son detto: Non è un romanzo, non è un racconto cronologico della mia vita, e quindi….. va bene così”.

Se non è un romanzo, se non è una vera autobiografia… allora cos’è?
“E’ una serie di flash su quello che ho fatto o mi è capitato, ma senza una sequenza temporale. Storie a ruota libera, divertenti, autentiche”.

L’idea di scrivere un libro è venuta come?
“Nasce da un messaggio ricevuto alle 3.20 di notte. L’episodio è raccontato nel primo capitolo, poi sono seguiti tutti gli altri secondo una non struttura temporale. Ogni capitolo è preceduto dall’anno di riferimento e l’ordine è quello in cui sono stati scritti. Meno noioso che un percorso lineare dagli anni cinquanta ad oggi”.

Maurizio Nichetti con Angela Finocchiaro in “Ratataplan”.

I tuoi film sono sempre stati considerati come una via di mezzo fra il surreale e il fantastico…
“I miei film sono stati etichettati dai critici come figli del “neorealismo fantastico”. Neorealismo perché parlavano sempre di vita vissuta , fantastico perché non mi è mai piaciuto riproporre la realtà come in un documentario. Ho sempre preferito la favola, il sogno, la fantasia, ma sempre per parlare della realtà”.

Pochi sanno anche che sei uno tra i registi italiani che hanno vinto più premi cinematografici all’estero… e meno in Italia. Come mai?
“Non rimpiango certo di aver vinto a Mosca, Bruxelles, Montreal e in tanti altri festival in giro per il mondo. Ho avuto la fortuna di mostrare i miei film anche in Africa e Cina verificando sempre che facevano ridere pubblici di culture e lingue diverse… e anche i bambini!. E questo per me è importante”.

A proposito di nuove generazioni, come ti trovi a insegnare “a fare cinema” ai ragazzi?
“Mi piace molto. Anzi devo dire che senz’altro si impara di più insegnando. Sono obbligato a rimanere aggiornato e a trovare continui dialoghi con generazioni diverse dalla mia. Se avessi continuato solo a fare il “mio” cinema mi sarei probabilmente annoiato alla fine.”

Esiste oggi un Maurizio Nichetti del cinema italiano, oppure anche il Nichetti originale rimane troppo “avanti” per il nostro paese?
“Esiste un Nichetti Maurizio che potrai appunto vedere ancora al cinema in questo nuovo film “Arrivano i Prof.” Diretto da un giovane regista,  Ivan Silvestrini. Sono sempre a disposizione per progetti originali e nuove sfide. Se hai una buona idea… parliamone!”.

Scusa se te lo chiedo ma… che film guardi?
“Di solito preferisco i film belli a quelli noiosi. Sono un onnivoro di cinema. Ho troppi interessi per le varie componenti di un film e riesco ad apprezzarli anche in generi lontani dal mio gusto specifico. Ma quando un film è noioso o fatto in malafede me ne accorgo subito”.

Cos’hai ancora nel famoso cassetto dei progetti?
“Per ora, con l’Autobiografia Involontaria, ho liberato i primi due cassetti, tra un po’ passerò in rassegna anche gli altri. Vedremo cosa ne esce, forse una nuova sceneggiatura, forse un film, forse solo un biglietto per un viaggio in Tibet..”

Ma quanti cassetti hai?
Molti! Non puoi immaginare quanti!”

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