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Bif&st 2018: finale col grande Bertolucci che ricorda quel tango con Brando

Al teatro Petruzzelli di Bari si conclude un festival di grande successo, celebrato anche il restauro per "Nuovo Cinema Paradiso" di Tornatore

Marlon Brando con Bernardo Bertolucci ai tempi delle riprese di Ultimo Tango a Parigi

Il regista di "Ultimo Tango a Parigi" ha tenuto una lezione di cinema in cui ha ricordato il suo primo incontro con Marlon Brando: "Lui rimase in silenzio, guardando in basso, senza mai alzare gli occhi: poi mi disse che stava cercando di capire quando avrei finito di muovere il piede per il nervosismo!”

Com’è tradizione di ogni “sagra”, anche nella sua accezione cinematografica, il Bif&st 2018 si è concluso a Bari con coloratissimi “fuochi d’artificio”: una pregnante lezione di cinema di Bernardo Bertolucci al Teatro Petruzzelli, la proiezione serale della versione restaurata del suo Ultimo Tango a Parigi, preceduta nel pomeriggio da quella – anche questa restaurata – di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore che proprio a Bari, il 29 settembre 1988 fu presentato in anteprima mondiale. Due film salutati da lunghi applausi in un teatro strapieno in ogni ordine di posti, dalla platea sino al loggione più alto.

Ciliegina sulla torta di questa riuscitissima nona edizione del Bif&st (da molti giudicata “la migliore della storia di questo festival)” l’annuncio finale che il capolavoro di Bertolucci (il film italiano più visto di tutti i tempi nel Belpaese, con 15.623.773 spettatori e l’unico che abbia subito la condanna al rogo, nel 1976) , torna nelle sale italiane, il 21,22 e 23 maggio prossimi, sia nella versione originale con sottotitoli italiani – mai uscita prima in Italia – sia nella versione doppiata. Fortunatamente il regista ritrovò negli anni ’80 una copia sottotitolata dimenticata nel sottoscala della Fono Roma: il film fu presentato alla manifestazione “Ladri di cinema” dell’Estate Romana e l’accusa di oltraggio al pudore cancellata perché ormai anacronistica.

Bifest, Standing ovation per Bernardo Bertolucci. Il teatro Petruzzelli si inchina al maestro (foto Majoli)

A riprova dell’importanza internazionale di questo film basti ricordare che in America fu salutato dall’autorevole critica del settimanale New Yorker, Pauline Kael, come “una pietra miliare nella storia del cinema come accadde per quella della musica il 29 marzo 1913, con la prima rappresentazione della Sagra della Primavera di Igor Stravinskij” e l’American Film Institute  lo ha inserito al 48esimo posto tra i 100 migliori film sentimentali di tutti i tempi.

Considerato alla sua uscita nel 1972 una vera e propria provocazione, un precorritore dei tempi, Ultimo Tango a Parigi (interpretto da Marlon Brando, Maria Schneider, Jean-Pierre Leaud e Massimo Girotti) generò entusiasmi ma anche sconcerto e accesi dibattiti, con furiose polemiche che portarono alla sua autentica “condanna al rogo”. Bertolucci fu condannato a due mesi di prigione con la condizionale per “offesa al pubblico pudore”, con perdita anche dei diritti civili per cinque anni. Solo nel 1987 il film fu giustamente riabilitato e, superate le accuse di oscenità, venne messa in risalto la drammaticità esistenziale celata dietro l’erotismo esplicito, la dicotomia tra la morte e l’amore per la vita insita in ogni rapporto.

Nell’affollatissima Masterclass del regista parmense al Petruzzelli si è parlato – naturalmente, non poteva che essere così – anche del come avvenne la scelta di Marlon Brando: “Dopo il rifiuto – ha sottolineto un sorridente Bertolucci – di Jean-Louis Trintignant, che non voleva recitare nudo; di Jean Paul Belmondo, che considerava il film pornografico e poi di Alain Delon, che avrebbe accettato solo a costo di esserne anche il produttore, ma ciò che avrebbe provocato un conflitto di interessi per me inaccettabile. Una sera, durante a cena a Piazza Navona, qualcuno mi fece il nome di Brando. Trovammo il modo di rintracciarlo e farlo venire per due-tre giorni a Parigi. Il primo incontro avvenne in un hotel, io ero molto intimidito da lui ma riuscii a raccontargli la trama in un minuto e mezzo, con il mio inglese allora ‘improbabile’. Lui rimase in silenzio, guardando in basso, senza mai alzare gli occhi: poi mi disse che stava cercando di capire quando avrei finito di muovere il piede per il nervosismo!”. Insomma, fu un incontro che sfatò alcuni dei pregiudizi che hanno accompagnato la carriera dell’attore americano, come la scarsa affabilità.

“Nei giorni successivi – ha continuato Bertolucci – gli feci vedere Il conformista: gli piacque e mi invitò a trascorrere un mese a Los Angeles per discuterne con calma. Quando arrivai in città, mi venne a prendere in albergo e mi portò a casa sua in Mulholland Drive dove sarei poi tornato tutti i giorni, parlando di tutto tranne che di Ultimo tango. Ero contento perché avevo capito che non c’era pregiudizio da parte sua nei miei confronti e nei confronti del film”.

Il restauro è stato realizzato da CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Grimaldi Film Productions e Metro-Goldwyn-Mayer Studios, sotto la supervisione per l’immagine di Vittorio Storaro (autore della fotografia originale del film) e per il suono di Federico Savina (sua la colonna sonora originale). 

Giuseppe Tornatore con Felice Laudadio

Le proiezioni dei capolavori di Bertolucci e Tornatore, aggiunte alle retrospettive sul regista Marco Ferreri e il produttore Franco Cristaldi, hanno riconfermato in modo più che esauriente l’obiettivo che il Festival cinematografico barese si è posto fin dal suo inizio, e ricordato dal direttore artistico Felice Laudadio: “Contribuire alla formazione cinematografica del pubblico giovane”. Da qui il successo della decisione di riservare quest’anno alle scuole le proiezioni mattiniere nella multisala Galleria. Tra proiezioni e masterclass, il pubblico del Bif&st è risultato per almeno il 60% composto da giovani tra i 17 e i 25 anni d’età. Altra scommessa vinta da Laudadio e dalla presidente del Festival, la regista Margarethe von Trotta, la rassegna “Cinema e Scienza”, coordinata da Orsetta Gregoretti e Silvia Mattoni del Cnr e che ha visto la proiezione di sette documentari del poetico e visionario Werner Herzog, uno dei più importanti esponenti del cosiddetto Nuovo cinema tedesco degli anni ’70. Con il commento in sala ogni volta di un illustre scienziato sull’argomento presentato, i film del regista tedesco hanno spaziato dai vulcani più attivi nel mondo all’indagine sull’impatto che la tecnologia ha avuto e avrà in futuro con l’intelligenza artificiale, dall’esplorazione della grotta Chauvet lun go il fiume Ardèche, in Francia, alla vita nella stazione McMurdo in Antartide.

Come vuole la tradizione di ogni festival, anche il Bif&st ha avuto i suoi premi, decisi da attente giurie formate da critici, spettatori e operatori del settore. Questi i riconoscimenti:

Miglior Regista: Robert Schwentke per Der Hauptmann/The Captain

Migliore Attrice: Maria Mozhdah per  Cosa dirà la gente 

Migliore Attore: Max Hubacher per Der Hauptmann/The Captain 

Premi per le opere prime e seconde:

Premio Ettore Scola-Miglior Regista: Paola Randi per Tito e gli alieni

Premio Gabriele Ferzetti-Miglior Attore Protagonista: Valerio Mastandrea per Tito e gli alieni 

Premio Mariangela Melato-Miglior Attrice Protagonista: Valeria Golino e Alba Rohrwacher per Figlia mia 

Appuntamento alla decima edizione del Bif&st: 27 Aprile-4 Maggio 2019. Già decise anche le date del 2020: 21 Marzo-28 Marzo 

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