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Il Nobel Soyinka alla Voce: Trump? Punta sugli istinti primitivi delle persone

A Palermo la manifestazione “ReSignifications”, dove si ragionerà di migrazione, diaspora, commercio di schiavi, confine, mobilità, cittadinanza

Il Premio Nobel nigeriano Wole Soyinka.

Il Premio Nobel nigeriano Wole Soyinka, discuterà di diritti umani e migrazione nel corso della manifestazione, in cartellone a Palermo– Capitale della Cultura 2018 – in “ReSignifications”. Alla Voce di New York racconta cosa pensa di Trump e del trumpismo in generale, così di moda anche in Europa (e in Italia)

ANGELE ETOUNDI ESSAMBA, Cameroon Dans l’Autre Regard

Il Premio Nobel nigeriano Wole Soyinka, discuterà di diritti umani e migrazione nel corso della manifestazione, in cartellone a Palermo – Capitale della Cultura 2018 – in “ReSignifications” , un’idea dell’intellettuale africano dove studiosi, scrittori, artisti e attivisti, si ritroveranno per ragionare su migrazione, diaspora, commercio di schiavi, confine, mobilità, cittadinanza.

Soyinka, due anni fa, decise di strappare il suo permesso di soggiorno abbandonando gli Stati Uniti dopo l’elezione di Trump: il gesto come protesta sulle politiche anti-immigrati del 45° Presidente degli Stati Uniti.

Drammaturgo, romanziere, poeta e saggista, Soyinka si è sempre battuto contro gli orrori in Nigeria, il genocidio del Biafra, il terrorismo spietato di Boko Haram. Accusato di cospirazione con i ribelli del Biafra, Soyinka finì in cella di isolamento per ben 22 mesi per aver pubblicato un articolo dove chiedeva il cessato il fuoco nella guerra civile nigeriana. L’intellettuale africano, nel suo discorso, che dedicò al suo ispiratore, Nelson Mandela, al Nobel nel 1986, la denuncia sulla segregazione razziale in Sudafrica. A Palazzo Steri, Wole Soyinka, cittadino onorario di Palermo,  ieri pomeriggio ha conversato con Leoluca Orlando – Sindaco di Palermo, il Rettore dell’Ateneo palermitano Fabrizio Micari, Alessandra Di Maio: all’incontro si è parlato di diritti umani, Trump, migrazione e politica europea.  Ecco il suo commento alla Voce di New York.

Il “Trumpismo” può essere pericoloso anche per l’Italia e l’Europa? Il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, parla proprio come Trump. Cosa ne pensa?
“Alcuni di noi, in generale, capiamo a volte lentamente quello che accade nei fenomeni umani. Alcuni anni dopo la guerra, ci furono, in Inghilterra nel Regno Unito, dei fenomeni di forte razzismo che erano sostenuti dalle parti più brillanti e intelligenti della società. Non bisogna essere sorpresi del tutto se a qualcuno piace Trump poiché egli risulta essere il simbolo dell’attitudine negativa dell’uomo, ma noi abbiamo il dovere di ricordarlo prima perché è più fresco nella nostra storia. Le persone come Trump cercano di puntare sulla limitazione del pensiero e sono una creatura dell’istinto politico che sa come esplorare e far uscire la xenofobia più estrema perché punta sui sentimenti più profondi delle persone durante la campagna elettorale per guadagnare il suo ruolo. Questo istinto primitivo alla xenofobia è latente in America come nella sua storia sia nella schiavitù che alla discriminazione. Il pensiero xenofobico porta sempre alla costruzione di muri”.

Sullo scenario politico europeo, il Sindaco Orlando ha ribadito il valore della Carta di Palermo sul diritto alla mobilità internazionale e sul principio “Io sono persona”. “I populismi – ha sottolineato Orlando – parlano alle paure della gente e vivono di eterno presente, senza una visione del tempo e della Storia”.

ALESSANDRA RAGIONIERI, Wanderers 2013. Detail Plexiglass panel mix media

Quattro giorni per il Premio Nobel che inaugurerà “ReSignifications: The Black Mediterranean”, manifestazione internazionale ricca di dibattiti e incontri seguita dall’apertura della mostra “ReSignifications: Black Portraitures in the Mediterranean Sea” a cura del drammaturgo nigeriano, regista e professore della New York University, Awam Amkpa e di  Ellyn Toscano, direttrice di NYU Firenze. La mostra, tra i Collateral di Manifesta 12, ospiterà 150 opere e 44 artisti ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo dal 7 giugno al 30 settembre. Dal 2012, artisti provenienti da Africa, Europa e Stati Uniti hanno trascorso periodi in residenza alla New York University a Firenze, per creare arte in risposta ai Blackamoors, “reinterpretandone” le figure, ognuno secondo le proprie personali idee artistiche, in una sorta di “contro-narrazione” sedimentata: uomini della Chiesa, politici, santi e soldati, schiavi ed esploratori. 

Già…gli schiavi! La schiavitù a “due euro l’ora” che il giovane sindacalista del Mali, Soumayla Sacko, ammazzato pochi giorni fa nel Sud Italia, nella Piana di Gioia Tauro, contrastava. Il meridione è ormai da tempo teatro incontrastato di una schiavitù “invisibile” agli occhi di una politica silente, ciarliera. Mafie e Caporalato, la “scure pesante e feroce” che minaccia uomini e donne, migranti senza “dignità alcuna”, continua senza tregua, a distruggere vite. Il “razzismo” spietato del Terzo Millennio, ha riaperto ferite dolorose e battaglie sopite. Il pensiero corre a Nelson Mandela e con una speranza: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio”. 

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