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Festival del Cinema NYC: dal 2 agosto una maratona lunga dieci giorni

A questa terza edizione del Festival, che si terrà nel Queens, partecipano 125 film. Tre vengono dall'Italia

I paesi rappresentati sono oltre 40 inclusi Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Sudafrica, Turchia e altri. L’Italia è rappresentata da tre registi: Riccardo Salvetti, regista del lungometraggio “Rwanda”,; Alessandro Grisendi, regista del video sperimentale “Del castigo e altri demoni” e Francesco Filippi, regista del cortometraggio “Red Hands”.

È una maratona lunga ben dieci giorni il Festival del Cinema NYC che inaugura la sua terza edizione venerdì 2 agosto.

Tra oltre 425 film presentati, 125 sono stati selezionati e saranno in visione al Regal UA Midway di Forest Hills in Queens, tra le categorie: lungometraggi, cortometraggi, documentari, film di animazione e video musicali e sperimentali.

I paesi rappresentati sono oltre 40 inclusi Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Sudafrica, Turchia e altri. L’Italia è rappresentata da tre registi: Riccardo Salvetti, regista del lungometraggio “Rwanda”, Alessandro Grisendi, regista del video sperimentale “Del castigo e altri demoni” e Francesco Filippi, regista del cortometraggio “Red Hands”.

LaVoce di NY ha chiesto ai registi di parlare dei loro film e della loro genesi.

Riccardo Salvetti: “’Rwanda” prima di diventare un film era uno spettacolo teatrale scritto e interpretato da Marco Cortesi e Mara Moschini, i quali raccolsero la testimonianza di due sopravvissuti al genocidio Rwandese del 1994 per portarla in scena in prima persona. Una storia contro la discriminazione, il pregiudizio e la paura del diverso, insomma un tema che sembra tornato estremamente attuale. E nel film Mara e Marco si troveranno emotivamente coinvolti nelle vicende del genocidio rwandese fino a viverle in prima persona”.

“Mi auguro che il film possa essere visto da quante più persone possibili…. per far conoscere questa pagina di storia quasi sconosciuta, una storia dura, dove in mezzo a tutto l’odio e alla violenza c’era comunque qualcuno in grado di avere il coraggio di fare la scelta giusta. Quello che vogliamo lasciare al pubblico è un’emozione di speranza, una voglia di cambiamento e fratellanza che porti ogni spettatore alla consapevolezza che non esistono differenze in base al colore della pelle, la provenienza, o la religione ma che siamo tutti esseri umani”.

Alessandro Grisendi: “‘Del castigo e altri demoni” racconta di un uomo che, dopo aver commesso un efferato delitto uccidendo la moglie, deve vedersela ora con un opprimente senso di colpa che lo attanaglia e dal quale non troverà mai pace. Abbiamo preferito non creare scene sulla crudeltà dell’atto sanguinario ma focalizzare lo sguardo all’interno della mente dell’assassino nella quale il groviglio psichico prende forma in un infernale rimorso che lo obbliga alla resa. In un particolare momento storico italiano in cui il femminicidio e la violenza sulle donne in generale è finalmente considerato un reato da punire con il massimo della pena – e facciamo riferimento anche all’articolo 587 del Codice Penale italiano, il cosiddetto “Delitto d’onore” che prevedeva pene minime a chi cagionasse la morte di una moglie, di una fidanzata o di una sorella, atta a difendere l’onore del maschio e abrogato solo nel 1981 – abbiamo posto l’accento su ciò che è il “dopo”, ovvero, cosa scatta nella testa dell’assassino a seguito del gesto più estremo che un uomo possa compiere. Il nostro video è volto a sensibilizzare lo spettatore sulla gravità del crimine contro la donna, in qualsiasi sua forma, proiettando anche lo sguardo sui pensieri a seguito di un gesto così folle: un agghiacciante senso di colpa che difficilmente abbandonerà la mente dell’assassino.”

Francesco Filippi: “Red Hands” parla di violenze domestiche sugli adolescenti. Mentre Luna è vittima di un padre violento, Ernesto è vittima di una zia iper-protettiva.

Red Hands è la storia di questi due ragazzi che si incontrano grazie al graffiti che Luna crea, il loro immaginario è condiviso ed è uno strumento per diventare adulti, concepire e conseguire un mondo migliore”.

“L’idea viene dalla realtà, purtroppo. Dieci anni fa conoscevo un ragazzino di 15 anni la cui ragazza un giorno gli ha chiesto ospitalità perché il padre la picchiava. Il ‘potere’ di Luna è ovviamente un’invenzione ma credo che anche una cosa brutta come la sofferenza possa essere trasformata in un modo per esprimere l’Arte. Mi piacerebbe che questo film venisse visto dagli adulti ma anche dai ragazzini dai 12 anni in su. I sociologi ci dicono che in questi anni gli adolescenti sono più fragili che mai, sarebbe bello se potessero trovare il coraggio per affrontare le sfide di ogni giorno”.

Per maggiori informazioni:  http://www.festivalofcinemanyc.com/.

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