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WINESHIRE/ A Manhattan una Maremma tutta da bere

di Niccolo D'Aquino

 

Per questa volta Giovanni Lamioni non porterà a New York i focosi butteri maremmani che, narrano le cronache, sconfissero in un rodeo persino i leggendari cowboys di Buffalo Bill. Ma potrà succedere. Perché lo spirito che anima il Presidente della Camera di Commercio è, a dir poco, grintoso. A New York, più pacificamente e per il piacere del palato dei fortunati amanti del vino che accoglieranno il suo invito, ci va per presentare 20 aziende vinicole della Maremma – da lunedì 31 a martedì primo novembre, nella sede del Monte dei Paschi di Siena a Manhattan. Una manifestazione che già nel nome è un programma di battaglia: MaremmaWineShire.
«Perché in Toscana non c’è solo il ChiantiShire, reso celebre dagli appassionati inglesi» spiega Lamioni «E, tanto per essere chiari, oltre al vino nellanostra bellissima terra, che copre il 20 per cento della Regione, produciamo il 40 per cento della filiera agroalimentare della Toscana e, in particolare, il 60 per cento di quella zootecnica»
Soltanto che poi, appena il cinque per cento di questo ben di Dio viene esportato. Il che significa che, se nel mondo dite “Toscana” o “Tuscany” tutti annuiscono consapevoli. Se, invece, dite “Maremma” ancora in pochi capiranno. Ed è un peccato perché in questa terra difficile ma affascinante, situata nella parte sud della Toscana e la prima ad essere raggiungibile da Roma in poco più di un’ora, i prodotti agricoli – oltre ai vitigni: grano, olio, formaggi, carne – sono coltivati e allevati in condizioni ambientali non contaminate. «Il nostro territorio, fatto di vastissimi spazi, è ancora come quello di 50 anni fa, l’inquinamento è minimo» assicura Lamioni. Che ha deciso, e la spedizione a New York è una conferma, che per la Maremma è arrivato il momento di affrancarsi e di uscire da una perenne condizione di «vaso di coccio» (parole  sue). «Perché sembra che in Toscana esistano soltanto Firenze e, al massimo, Siena. E invece non è così. Ci siamo anche noi, che oltre ad avere il peso economico che abbiamo sul bilancio regionale, siamo anche i soli a non avere praticamente risentito fino all’anno scorso della generale crisi economica. E siamo anche la provincia italiana che è cresciuta di più negli ultimi 15 anni».
E, a proposito di crescita, c’è anche il turismo da far aumentare. «Non abbiamo solo porti raffinati e rinomati come Punta Ala o Monte Argentario». Visto però che l’84 per cento dei visitatori annui è ancora fatto di italiani, significa che all’estero sono ancora in pochi a sapere di questo angolo di Paradiso selvaggio dove tra i campi sterminati si trovano terme come Saturnia, città storiche come Sovana e infiniti borghi medioevali rimasti intatti. «Cambieremo anche questo: nel giro dei prossimi cinque anni, vogliamo aumentare del 10 per cento il numero dei turisti».
Programma ambizioso, ma difficile non esse-re d’accordo con Lamioni. Se non altro perché le  cifre ufficiali gli danno ragione.
Ma il Presidente della Camera di commercio di Grosseto non avrà vita facile. Firenze e Siena guardano sospettose. E, lui lo fa capire diplomaticamente ma nemmeno tanto, la stessa Regione Toscana non sembra intenzionata ad appoggiare i progetti del suo Sud che sembra deciso a rialzare la testa. E che fa quasi spallucce agli ostracismi più o meno mascherati: in linea con il federalismo globalizzante e sovranazionale che caratterizza questo inizio di Millennio, la Maremma si sta infatti alleando con … l’Andalusia.
Altro territorio battagliero: Siviglia, dopo Barcellona e prima di Madrid, è diventata la città spagnola più visitata. «Con loro abbiamo avviato una serie di confronti e di scambi di buone pratiche». Intanto, però, a New York vale la pena mettere da parte le polemiche e i dissidi politici, per gustarsi dell’ottimo vino. In attesa dei butteri.

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