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TURISMO/ L’incantevole Vallese

di Generoso D’Agnese
Sopra una veduta dei vigneti

Sopra una veduta dei vigneti

Viaggio nella “strada dei vini più alta” d’Europa, tra ghiacciai, montagne e sapori indimenticabili di una valle amata sin dai tempi dei Romani

Prendi 51 picchi montani aventi un’altitudine superiore ai 4000 metri e capitanati dal Cervino, mescola con la stupenda valle attraversata dal fiume Rodano e aggiungi il più grande e lungo ghiacciaio d’Europa e il più grande lago sotterraneo d’Europa e mescola il tutto. Avrai realizzato la ricetta perfetta per una vacanza unica in una degli angoli più belli d’Europa: il Vallese. E se vorrai aggiungere altre spezie pregiate allo squisito pranzo emotivo, lascia l’auto e riempi lo zaino, sali su un autobus locale e inizia la “caccia” ai vitigni dei record. Perché questa è la terra d’elezione del leggendario vino Fendant ma anche il luogo in cui crescono i vigneti più alti dell’Europa Occidentale o dove è possibile trovare la tenuta più piccola del mondo. Un labirinto roccioso che si snoda tra le Alpi Pennine, le Alpi Graie, le Alpi Bernesi, le Prealpi di Savoia e le Alpi Lepontine. Questo era lo scenario che si parava davanti alle legioni romane che attraversavano i valichi per penetrare nelle misteriose Gallie e conquistare nuovi territori alla causa di Roma. Chiamarono questa regione Vallis Poenina ed elessero il villaggio di Octodurus (attuale Martigny) capitale della “Civitas Vallensium”. I romani avevano intuito le potenzialità del maestoso territorio alpino e l’importanza di controllare l’alta valle bagnata dal Rodano. Tanto da indurre nel 196 d.C. l’imperatore Settimio Severo a trasformare il primitivo impervio sentiero in una efficiente strada militare. La strada del Sempione e, meno conosciuta, la strada Antronesca vennero progettate dai genieri romani alla perfezione tanto da consegnarle, quasi intatte agli escursionisti del XXI secolo. Nella terra che diede i natali a César Ritz, fondatore degli Hotel Ritz di Parigi e Londra e che ospita il ghiacciaio dell’Aletsch, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, la produzione vinicola rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello dell’economia locale, sapientemente valorizzata anche attraverso itinerari turistici che permettono di scoprire angoli poco pubblicizzati dalle guide turistiche di massa.

Un’ora e 30 minuti occorrono ad esempio per arrivare a Visperterminen partendo da Domodossola. La strada E 62 permette di viaggiare costeggiando il Monte Leone (italiano) e cime imperiose quali il Fletchhorn e il Legginhorn e di raggiungere comodamente Visp. Da qui si dipana la strada che conduce nel borgo che accoglie uno tra i vigneti più affascinanti d’Europa. Ma per gustarlo tutto è meglio abbandonare l’auto all’arrivo in paese e intraprendere a piedi la visita del nucleo storico di Visperterminen. Oppure fermarsi proprio nella piazza del mercato di Visp e intraprendere la “strada dei vini” più alta d’Europa, con il suo percorso che mediamente si attesta sui 1100 metri sul livello del mare e che termina con la tappa finale a Oberstalden. Camminare in un paesaggio ricoperto di vigneto e annusarne i tipici odori, ammirare i colori inconfondibili delle foglie di un vitigno che probabilmente veniva coltivato fin dai tempi dei celti, osservando sullo sfondo le splendide cime alpine del Vallese, ripaga la leggera fatica della passeggiata alpina, predisponendo il viaggiatore all’ultima tappa che conduce al villaggio di Heida. È qui che trovano spazio, da migliaia di anni le coltivazioni dell’Heida Visperterminen (che altrove viene chiamato Savagnin), un bianco particolarmente aromatico spremuto proprio dall’uva Heida, considerata non a torto la “perla dei vini alpini”.

Recuperati nel 1997 grazie al sostegno del Fondo svizzero per il paesaggio, i 42 ettari di terreni argillosi e sabbiosi leggermente calcarei, ospitano quelli che sono considerati i vitigni più alti dell’Europa occidentali e permettono una degustazione in loco grazie a tre cantine e alla corporazione dell’Heida che accoglie soci in tutta la Svizzera obbligandoli a lavorare alla vigna almeno una volta l’anno Mutuato il nome dalla parola tedesca Heide (che significa pagano), l’Heida si è affermato come vino rinomato e raggiunge il 14% di contenuto alcolico. Ma non è l’unica perla della viticoltura valle sana.

Ricoperto per un terzo dai vigneti che salgono a terrazzi oltre gli 800 metri di altitudine, questo cantone offre delle vere sorprese ai viaggiatori alla ricerca del gusto. Pinot Nero, Chasselas (da cui nasce il Fendant, il vino simbolo del Vallese) e Gamay rappresentano l’85 percento della produzione vinicola locale. Con 5200 ettari coltivati a vigneto e con le 47 tipologie di uve, il Vallese si pone tra le terre d’elezione della pregiata bevanda e conta ben 600 vignaioli professionisti sui 55 km di terrazzamenti lavorati quasi totalmente sulla sponda destra del fiume Rodano ed esposti a sud.

Considerato il più popolare ambasciatore della regione valle sana, il Fendant si fregia del riconoscimento AOC (equivalente al DOC italiano) e viene bevuto sia giovane che dopo due o tre anni di invecchiamento e si presenta sia come della tradizione gastronomica valle sana. In Val d’Anniviers si coltiva il vitigno Rèze e si produce il vino dei ghiacciai (così chiamato per la vicinanza agli stessi) che viene conservato in antichissime botti di rovere che non vengono mai svuotate e all’interno delle quali si è formato uno strato di tartaro che arriva anche a 5 centimetri di spessore.

Amigne, Petite Arvine, Humagne blanche e rouge e cornalin arricchiscono il mosaico dei vitigni del Vallese, sui cui pendii vengono prodotti anche straordinari vinci dolci. Il particolare micro-clima autunnale favorisce l’appassimento naturale degli acini e il successivo attacco della muffa mobile di vitigni quali l’Ermitage (marsanne), il Johannisberg, il Malvoisie (Pinot Gris) e il Païen che opportunamente invecchiati in botte (minimo 12 mesi) danno vita al Mi-flétris e Grain Noble, vere punte di diamante di questo segmento vinicolo.

Straordinaria la presenza, tra i tanti vitigni, della Sirah, coltivato nella parte settentrionale della Côte du Rhône. Le ricerche sul DNA hanno permesso di capire che il vitigno deriva dall’incrocio tra due antichi vitigni qui coltivati per vari secoli: la Mondeuse blanche e la Durezza, oggi quasi del tutto dimenticati. Nato nel primo secolo dopo Cristo, la Sirah valle sana fu introdotta da Henri Wuilloud nel 1926 dove ha poi conosciuto un rapido e continuo sviluppo.

Altrettanto straordinari sono i numerosi percorsi che si snodano in mezzo ai vigneti e che collegano, ad esempio lo Chateau Villa di Sierre alla splendida Zumhofen di Salglesch permettendo al viaggiatore di visitare due musei della vite e del vino e di incrociare lungo il sentiero una vigna sperimentale con tutti i vitigni del Vallese. Sopra il paese di Saillon è possibile ammirare la vigna di Farinet, che con la sua superficie di 1,67 mq può vantare il record di vigneto accatastato più piccolo del Mondo.

La Vigna è composta da 3 ceppi, il cui prodotto miscelato al miglior vino vallesano, dà origine a una produzione di mille bottiglie annue, che sono vendute per finanziare opere di beneficenza. Ogni anno, lavorano la vigna (che oggi è di proprietà del Dalai Lama) personalità del mondo dell’arte, della politica o dello sport. Vi si accede in meno di un’ora per il Sentiero delle Vetrate, che collega il piano alla collina dove è ubicata la vigna. E’ un percorso di iniziazione contrassegnato da 21 vetrate del vetraio Imboden Theo da Täsch. Il vino va gustato a pranzo, assaggiando a scelta Fonduta, Cholera, Gsottus, Brisolée, mus che rappresentano altre tipicità gastronomiche di questo percorso di montagna.

La fonduta rappresenta la pietanza ammiraglia di questa valle europea coccolata dalle imperiose montagne e viene preparata utilizzando formaggio vallesano, emmentaler o gruyère e pomodoro, insieme al liquore kirsch. La Cholera è una torta di patate, cipolle, mele e formaggio di Goms. Il Gsottus è invece il felice risultato di un bollito misto di carne di maiale e di manzo, speck e salumi accompagnato da crauti o cavolo bianco.

Castagne arrostite e saltate nel burro, servite con patatine intere lessate, formatti misti, carne secca, pancetta, prosciutto e pere sciroppate danno vita al piatto chiamato “Brisolée” mentre il Mus (uva appena spremuta tenuta al fresco nelle caraffe di peltro) completa la straordinaria panoplia di pietanze montane cui vanno aggiunte l’agnello di Nendaz (razza ovina autoctona di pregio), l’assiette valaisanne e il pane di segale DOP che vanno scoperte passo dopo passo, fermando i motori delle auto e disponendo l’anima alla contemplazione della natura e dei suoi doni.

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