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In vino… il successo con la passione

Simone Iacopini

Simone Iacopini

Simone Iacopini, 31 anni, torinese con laurea negli States, si era "sistemato" in Italia. Ma quando gli hanno offerto di andare a New York per lavorare nel settore che amava, ha mollato tutto e coronato un sogno

 

Ama il vino e l’America. Il suo sogno? Lavorare con il succo di Bacco, proprio, negli States. Ha realizzato il suo desiderio? Si. Ha seguito un corso di sommelier ed ha avuto l’occasione di lavorare nel settore. Prima però ha ottenuto un MBA e lavorato nel settore delle ceramiche in Italia. Dopo due anni ha capito che la sua strada era un’altra. Ora vive a New York e lavora come consulente per un’azienda italiana di vini.

Il vino eleva l’anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo. Pindaro

Protagonista è Simone Iacopini 31 anni, nato a Torino e a New York da fine luglio 2010.  Anche se la sua prima volta nella Big Apple è stata all’età di 16 anni grazie ad un programma di scambio internazionale. Un’esperienza che gli ha fatto apprezzare la struttura scolastica americana e così, dopo il diploma di ragioniere in Italia, ha deciso di frequentare l'università negli Usa. Nel 2000 Simone sceglie di iscriversi all'American University di Washington e dopo quattro anni si laurea in International Relations. Trovare un lavoro nella diplomazia, però, è difficile, così torna in Italia e va a Trieste per frequentare il Master in Business Administration del Mib. Terminato il Master trova lavoro a Milano: “Ho lavorato come Key Account Rappresentative per Indesit Company. Inizialmente su Lombardia e Piemonte. Poi in tutto il centro-sud. Seguivo la grande distribuzione specializzata. Successivamente ho lavorato per due anni e mezzo nell’area manager per Panaria ceramiche, seguivo le vendite centro-sud Italia. Due belle esperienze lavorative che mi hanno formato moltissimo”. 

Esperienze che lo allontanavano dalla sua vera passione: il vino. Così decide di seguire un corso di sommelier: “Ho un certificato sommelier dell'ais di Roma. Ho sempre avuto la passione del vino ed ho sempre visitato cantine anche prima di lavorare in questo settore. Avevo proprio la passione e andavo a fiere, degustazioni”. 

Un amore che l’ha portato a lasciare il suo lavoro. La passione si è unita alla fortuna che gli ha fatto incontrare la persona giusta al momento giusto: “Mi é stato offerto un lavoro da Alvaro Pecorari della Lis Neris nel mondo del vino. Per tanto anni ho cercato di inserirmi in questo settore. Quando mi é stata offerta nel giugno 2010 l’opportunità di venire a New York e vendere un prodotto di grandissima eccellenza italiana, per me é stata una scommessa. Ho mollato tutto ed ho iniziato la nuova avventura Sono ancora grato a questa persona che mi ha dato la possibilità di venire qui”.

E sii grato per tutto quello che hai, la gratitudine è importante. L’universo ama le persone grate, più siete grati, più l’Universo vi darà cose per cui ringraziare.        Louise L. Hay

Una volta arrivato nella City, la lingua non era un problema visto che si era laureato nel 2004statua a Washington. Il problema era il mondo della ristorazione newyorkese di cui non conosceva nulla. “I primi sei mesi sono stati veramente molto difficili. Imparare da zero la ristorazione è stato impegnativo. Andavo in giro ristorante per ristorante. Ho girato la città a piedi. Camminavo quartiere per quartiere poi con l'aiuto di google maps mi sono segnato tutti i ristoranti ed enoteche di ogni zona. Sono andato porta a porta a cercare di conoscere più ristoranti e persone possibili in modo da andare a distribuire il prodotto in maniera migliore. É stato un lavoro di camminare, camminare per mesi e cercare di imparare il più possibile”. 

In questo modo ha conosciuto Manhattan come nessun altro, soprattutto ristoranti ed enoteche. Ha trovato molta disponibilitá, ma anche tante porte chiuse in faccia. Un’esperienza che gli ha insegnato a valutare la competizione nel settore: “Mi rendevo conto che c'era tantissima competizione per quanto riguarda la vendita del vino sul mercato newyorkese. Ci sono tantissimi importatori, distributori, per cui mi sono andato a scontrare con realtá molto più forti di quella che io andavo a proporre”.  Non si è mai arreso!

Ci vuole il coraggio di ripartire e di non farsi mai abbattere. La fortuna non esiste, la costruiamo noi ogni giorno.  Mario Calabresi

Di fronte alle porte in faccia metabolizzava il colpo e andava avanti. “Ci sono state delle giornate in cui era facile demoralizzarsi. D'altro canto New York ha tanti ristoranti ed enoteche quindi se uno mi diceva ‘no’ andavo dal successivo. Facendo così ho imparato sempre più come doveva parlare, presentarmi etc. Poi tornavo dai ristoratori che mi aveva detto di no". 

Grazie a quei ‘no’ è cresciuto ed ha acquisito maggiore sicurezza in se stesso e nel suo lavoro.  Lavorare a New York lo gratifica di più rispetto a quand’era in Italia: “In America si viene premiati in base ai numeri che uno porta, in base alle tue performance. In Italia no. A volte vengono più premiati in base alle conoscenze che uno ha. Gli Usa hanno una cultura lavorativa dove viene premiato chi veramente ci mette l'anima e porta i risultati”.

Le persone che si lamentano del proprio stato danno sempre la colpa alle circostanze. Le persone che vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le creano. George Bernard Shaw

Simone nella Big Apple ha lavorato per due diverse aziende, una é Lis Neris Winery, un'azienda vinicola friulana. Qui ha lavorato come Account manager. Ha venduto i loro vini alla ristorazione ed enoteche di Manhattan. Dopo sei mesi ha iniziato a lavorare come consulente per un'altra azienda italiana con sede a New York che si chiama Vias Imports Ltd di proprietá italiana. Principalmente ha un portafoglio di vini italiani di tutte le regioni e vini argentini, sudafricani, neozelandesi. “Seguo enoteche e ristoranti. Soprattutto ristorazione italiana su tutta Manhattan e qualcosa nel Queens. Do consigli su quali vini dovrebbero avere in lista o vendere”.

Li hai assaggiati?

“Mi colpiscono molto il barbaresco, barolo, brunello di Montalcino. C'è ne sono molti. Super sono i toscani. Sono i vini che vanno per la maggiore in questo momento. Come anche il nero d’Avola, il barbaresco. I vini italiani, rispetto ai francesi, hanno il vantaggio di avere prezzi più abbordabili quindi sono più avvicinabili al pubblico”.

Simone a New York ha realizzato il suo sogno inaspettatamente: "Dopo l'11 settembre non mi sarei mai aspettato di trovare un'azienda che mi desse l'opportunitá di farmi un visto e di lavorare negli Usa in tranquillitá. Per me é stato un vero sogno che si é avverato. Poi lavorare nel mondo del vino é stato fantastico”. Ora il suo obiettivo è continuare a lavorare nell'industria enologica e magari un giorno aprire un’attività nel settore del vino.

 

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