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La spinta internazionale di Vinitaly, al via la 48ª edizione

Foto: Ennevi-Veronafiere

Foto: Ennevi-Veronafiere

Dal 6 al 9 aprile gli occhi di tutti i wine-addicted sono rivolti alla kermesse che richiama da sempre appassionati, intenditori e degustatori da tutto il mondo. Quest’anno arricchita da tante novità e ben 2 nuovi padiglioni

 

La manifestazione più attesa da tutti i wine lovers prende il via a Verona, il 5 aprile con il Gran Tasting Finest Italian Wines: 100 Great Producers nel prestigioso Palazzo della Gran Guardia.

La Grande bellezza di OperaWine, questo il titolo dell’evento al quale è d’obbligo non mancare, che quest’anno omaggia il grande cinema da oscar e raggruppa le 100 migliori cantine italiane selezionate dalla celebre rivista Wine Spectator. Ed è solo l’inizio di quella che è considerata una delle vetrine più importanti della scena mondiale interamente dedicata al vino sullo sfondo della suggestiva Verona.

Una partenza all’insegna dell’internalizzazione per la 48ª edizione del Vinitaly, quest’anno ricchissima di eventi e nuovi padiglioni. Uno sforzo da ben 1.5 milioni di euro per promuoverlo all'estero e per l'incoming di buyer scelti rigorosamente tra i Paesi più appetibili e interessati, quali America, Giappone, Germania, Nord Europa, Russia e Cina. Lo stesso Ettore Riello, presidente di Veronafiere, ha confermato l’importanza della manifestazione, che si contende con Prowein di Dusseldorf e il francese Vinexpo il palmarès.

Ettore Riello

Ettore Riello, presidente di Veronafiere. Foto: Ennevi-Veronafiere

"Vinitaly è sempre più strategico – afferma il presidente – per la sua capacità di valorizzare una parte importante dell'eccellenza agroalimentare italiana. Il continuo lavoro di sviluppo della rassegna, l'interpretazione degli scenari di mercato e un'esperienza di oltre cento anni nel campo fieristico, ci hanno permesso di superare per la prima volta i 100mila metri quadrati espositivi, con il sold out già da parecchi mesi".

Le novità: Vininternational e Vinitalybio

L’edizione 2014 parte quindi alla grande, all’insegna di 2 new entries: Vininternational e Vinitalybio. Il primo (padiglione I) è la cittadella dell’enologia mondiale dal Vecchio al Nuovo mondo, con presenze anche da Paesi alle prime uscite pubbliche in eventi internazionali, come l’India, con i vini di un’azienda frutto dell’incontro di passione tra produttori indiani e un winemaker toscano. Presenti, per questa 48° edizione, più di 70 espositori provenienti dai maggiori paesi produttori esteri, tra cui Francia, Australia , Sud Africa, Nuova Zelanda, Ucraina, Azerbaijan, Argentina, Cile, Spagna, Kosovo e Colombia, mentre le aziende di Russia, Slovenia, Giorgia e Usa, già intervenute negli scorsi anni, rimangono come tradizione nei padiglioni 12, 6 e 3. In scena, per la prima volta, l’International Buyers' Lounge, con Taste and Buy, un’area tutta dedicata agli incontri con operatori che arrivano da oltreconfine e l’enoteca dell'International Buyers' Club , a disposizione di tutti gli operatori esteri presenti in fiera con in degustazione libera i vini appositamente selezionati dalle aziende per i mercati internazionali.

Vinitalybio (padiglione 11) è la grande scommessa, il salone dei vini biologici certificati, capaci di alimentare un interesse crescente in particolare tra i consumatori del Nord America, del Nord Europa e dell’Estremo Oriente.

Il Salone dei vini artigianali, quando la creatività è un must

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Vivit, il salone dei vini artigianali, è da sempre il più visitato. Foto: Ennevi-Veronafiere

Ha appena 3 anni ma è uno dei più visitati padiglioni durante la manifestazione. Stiamo parlando di Vivit (padiglione 12), Vigne, Vignaioli e Terroir, il salone dei vini artigianali è il luogo che racchiude le tante sfaccettature della creatività, della complessità e della diversità del fare vino e dell’essere contadini. Ben 140 gli espositori; tra questi anche francesi e sloveni e una delegazione di dodici produttori provenienti dalla Georgia, la cui peculiarità è quella di produrre utilizzando orci di argilla di circa 1.000 litri, chiamati kvevri, che vengono interrati e sigillati con argilla e cera d’api e che garantiscono la fermentazione del mosto e la successiva maturazione del vino in condizioni di microssigenazione e temperatura ideali. Non si tratta però di archeologia enologica, ma della continuazione di una tradizione millenaria mai interrotta in questo Paese, dove la produzione di vino ha visto la propria nascita.

Sol&Agrifood ed Enolitech, le eccellenze del food e delle tecnologie vitivinicole

Sol&Agrifood,il salone delle eccellenze del food

Sol&Agrifood,il salone delle eccellenze del food. Foto: Ennevi-Veronafiere

In contemporanea, come ogni anno, si svolgono Sol&Agrifood (padiglione C) ed Enolitech (padiglione F), i due saloni collaterali, tutti dedicati all’eccellenza del food e delle tecnologie per la viticoltura, l’enologia e l’olivicoltura made in Italy. Tre grandi manifestazioni per una vetrina internazionale unica che fa dell’agroalimentare di qualità il proprio punto di forza: un comparto in cui l’export italiano è protagonista con 33 miliardi di euro nel 2013, di cui 5 totalizzati dalla filiera vinicola e 1.3 da quella olearia. Olio extravergine di oliva, food e birra sono le tre aree in cui si divide il padiglione di Sol&Agrifood. Nell’area birra, due le zone: quella di Assobirra, che porta in campo i migliori prodotti artigianali, e l’altra dedicata non solo ai birrifici italiani più conosciuti in Italia e all’estero, ma anche ad aziende della Repubblica Ceca e di Malta. Tra le curiosità proposte dagli espositori ci sono le Perle di Balsamico, ottenute sfruttando il processo di sferificazione degli alimenti del grande esperto di cucina molecolare Ferran Adrià e il liquore di grappa e olive realizzato facendo rivivere un’antica ricetta dei monaci brasiliani della Terra d’Otranto, rinvenuta in un frantoio ipogeo del XVIII secolo.

Insomma, questa nuova attesissima edizione parte proprio con una marcia in più.

 


I numeri del vino italiano

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Foto: Ennevi-Veronafiere

Nel 2013 l’Italia ha prodotto 47.4 milioni di ettolitri, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Un settore che conta, nel nostro Paese, circa 380 mila imprese vitivinicole produttrici (circa il 23% del totale della filiera agricola) e impiega 700 mila addetti per una produzione che supera il milione di etichette. In crescita la qualità, con i vini DOC (330 le denominazioni) e DOCG (73) arrivati al 40% del totale della produzione enologica e gli IGT (118) al 35%, a fronte di una riduzione dei vini da tavola.

Da tempo i consumi interni registrano un trend in calo e ormai sotto la soglia dei 40 litri pro capite all’anno. In crescita invece l’export, con il conseguente aumento del valore per litro. Nel periodo gennaio-novembre 2013 l’Italia ha esportato infatti poco meno di 19 milioni di hl (-5% rispetto allo stesso periodo del 2012), per un importo di oltre 4,6 miliardi di euro (+7,6%), che dovrebbe superare i 5 miliardi a consuntivo dell’anno. Si tratta di un nuovo importante record, che conferma l’Italia il primo esportatore mondiale in volume.

Principali acquirenti del vino italiano sono, nell’ordine: USA (circa un miliardo di euro nei primi 11 mesi del 2013), Germania (quasi un miliardo di euro), Regno Unito (quasi 600 milioni di euro), Svizzera (più di 286 milioni), Canada (262 milioni), Giappone (141 milioni), Svezia (poco meno di 130 milioni), Francia (quasi 129 milioni), Danimarca (124 milioni), Olanda (quasi 107 milioni), Russia e Cina-Hong Kong (entrambe con circa 100 milioni di euro da gennaio a novembre 2013). 

In particolare negli USA, dove una bottiglia su tre è italiana, il vino fattura 1.6 miliardi di dollari e  rappresenta il prodotto italiano in assoluto più venduto, con una quota di mercato totale del 30% (dati ICE) che fa dell'Italia il principale fornitore di vino sul mercato americano. 

 

 

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