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Vuoi una birra? Pedala! A Napoli nasce beerETTA

Giovanni Kahn della Corte in sella a beerETTA

Giovanni Kahn della Corte in sella a beerETTA

Dalla proverbiale creatività napoletana, arriva un'idea innovativa nel vivace mondo dello street food: la bicicletta spilla birra. BeerETTA nasce dalla collaborazione tra un imprenditore che ha reinventato lo street food in versione napoletana e un gruppo di architetti dell'Università Federico II. E presto promette di arrivare anche a New York

Che i napoletani siano creativi lo sapevamo già, ma se ti ritrovi a bere birra spillata da una bicicletta, beh… qui la creatività si è decisamente scatenata. A Napoli nasce beerETTA, la prima bicicletta che, pedalando, può spillare un boccale di birra: il cliente pedala e la bicicletta eroga la birra, sempre fredda. 

BeerTTA è comodissima per gli eventi all’aperto, i concerti, il lungomare, la spiaggia le strade delle città. Ecologica e maneggevole. Questa originale invenzione nasce dall’idea di Giovanni Kahn Della Corte, già ideatore del fortunato festival dedicato al cibo di strada NapoliStritFoodFestival, e viene realizzata dal gruppo di ricerca Mobilarch del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II, capitanato dall’architetto Nicola Flora. Giovanni Kahn Della Corte, napoletano, laureato alla Federico II, oltre ad ideare beerTTA, ha dato vita ad un vero e proprio brand sulla mitica pizza napoletana, Johnnypizzaportafoglio che prende il nome dal modo tipico di mangiare la pizza “in movimento”, reinterpretando un classico dello street food. E ora, con il suo nuovo progetto,  propone l'accompagnamento per eccellenza della pizza, la birra appunto. Ci siamo fatti raccontare quest'idea. 

Come nasce la tua beerETTA, la birra in bicicletta?

“Il fenomeno street food, per garantirsi continuità, necessita di continui aggiornamenti sia in materia di novità vere e proprie sia in materia di aumento della redditività, con il contestuale abbattimento dei costi di gestione. Attualmente siamo in un’era in cui si continuano a creare Ape Car per lo street food ma soprattutto mega furgoni che perdono l’essenza dello street food made in Italy, rifacendosi più allo stile nord americano. Il gioiello beerETTA è una risposta a tutto ciò: bassissimi costi di gestione, elevatissima redditività. Alla base sempre e solo ovviamente un prodotto di eccellenza con una corretta tenuta della temperatura del prodotto stesso ma soprattutto un mezzo agile e maneggevole adatto alle nostre strade, come la bici. Si tratta dunque di una vera e propria innovazione”.

GiovanniApe carCome nasce l'idea dello tuo “Strit food”?

“Dopo un'esperienza londinese dove ho partecipato all'apertura di alcuni ristoranti, ho capito che l'english style degli ultimi 15 anni si era evoluto sotto tutti i punti di vista. Soprattutto lo street food, così obsoleto dalle nostre parti, era molto più organizzato e rispettoso del contesto circostante ma pur sempre con classici prodotti di massa. Quindi cosa c'era di più bello se non abbinare l'eccellenza di un prodotto nostrano ad uno street food evoluto e rivisitato? Da qui nasce, nel 2012, il food truck Johnnypizzaportafoglio, brand che si impone da subito con il premio della Camera di Commercio di Napoli in Napoli Eccellente 2013, per poi partecipare ad una miriade di manifestazioni, primeggiando con il design e come prodotto. La pizza napoletana di jhonnipizzaportafoglio, rigorosamente fatta con il forno a legna, anche sull’Ape Car, è fatta con impasto a doppia lievitazione (super digeribile), pomodoro del Piennolo, che è presidio Slow food, ed olio Gargiulo Dop”.

Un fiume in piena. Quali sono i prossimi step?

“A marzo 2015 c’è stata l’apertura del primo store a Milano in Viale Bligny con Ape Car al suo interno e i fritti napoletani ed è andata benissimo. Poi il 23-25 maggio l'incredibile successo del Napoli Strit Food Festival con 70.000 partecipanti, 30 food truck e oltre 60 pietanze sul lungomare di Napoli. Apriremo vari Johnnypizzaportafoglio Take Ue’ (il take away detto alla napoletana), oltre Milano ho programmato altre 5 aperture ed entro il 2015, ci sarà anche New York”.

 

Per diventare realtà, però, l'idea di  Giovanni Kahn Della Corte ha avuto bisogno di un team di tecnici e creativi. Della birra in bicicletta parliamo quindi anche con l’architetto Nicola Flora, professore e ricercatore di Architettura d'interni e fondatore del gruppo di ricerca Mobilarch della Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli, che ha realizzato BeerTTA.

 Professore, come nasce questa collaborazione?

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L’architetto Nicola Flora, a capo del gruppo Mobilarch del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II che ha progettato beerETTA

“Giovanni Kahn della Corte da un paio di anni custodiva questo pensiero. Ci siamo incontrati al primo NapoliStritFoodFestival da lui organizzato a giugno scorso, dove noi di Mobilarch esponevamo una serie di oggetti per lo street food realizzati da giovani imprenditori su disegno di studenti del dipartimento DiARC dove insegno. Giovanni ha apprezzato subito la nostra creatività e ha capito che potevamo dare forma ai suoi pensieri. Così, al volo, mi ha chiesto: 'ma siete in grado di realizzare una bici ecologica che spilli birra pedalando?'. Io ovviamente ho detto sì: ero certo che ce l'avremmo fatta. E in breve siamo riusciti a tirare fuori il prototipo grazie al mio caro amico Michele Fratino, piccolo imprenditore del Molise. Il marchio è stato disegnato dal mio amico e braccio destro, architetto Luigi Maisto. Ora stiamo lavorando per generare la serie di optional fondamentali come il carrello per due fusti ulteriori, il porta registratore per l'esercente, la copertura movibile. Stiamo lavorando con un marchio di birra leader e fortemente attento e operante nel segmento eco-alimentare. Il nostro progetto vuole essere ad impatto zero energeticamente, totalmente ecologico, con erogazione di birra da parte dell'utente a piacimento, naturalmente birra di grande qualità”.

Come funziona?

“Molto semplicemente: si ferma la bici, la si appoggia su un sostegno che solleva la ruota posteriore, una dinamo genera energia elettrica che apre una elettrovalvola che permette alla birra, in pressione, di uscire. Un adattatore permette di posizionare un portabicchiere (ce ne sono due, uno per bicchieri da 0,2 litri, ed uno da 0,4 litri portati  in due tubi dispenser posti davanti al manubrio, vicino al fusto di birra) sotto il rubinetto, sotto il quale un imbuto può raccogliere la birra in eccesso e condurla con un tubo ad un raccoglitore sotto il fusto”.

Geniale…

“Sì. Ma la cosa divertente, per noi, che caratterizza in maniera specifica il nostro brevetto, è stata l'idea… – questa tutta Mobilarch, devo dire – di legare l'erogazione di birra al gioco e in particolare al far girare una ruota posta su un'asta cui sono appesi dei fili colorati con campanelli: quando si spilla la birra, i fili girano, i campanellini suonano e così un semplice gioco dell'infanzia rende visibile anche a distanza l'erogazione della birra così sono coinvolti la vista e l'udito, oltre naturalmente al gusto”.

BeerETTAVi siete scatenati in ingegno e creatività. Cosa si aspetta da questo brevetto?

“Ci aspettiamo che venga colta l'opportunità ludica, il bassissimo costo di gestione per l'esercente, oltre alla duttilità che permette anche di usare beerETTA all'interno di un locale dove immaginiamo che i clienti stessi potrebbero servirsi da soli cogliendo l'aspetto ludico della cosa. Siamo sicuri che questo accadrà e questo era solo un prototipo prodotto in un tempo breve di felice ma duro lavoro ma quando faremo uscire il secondo prototipo, credo proprio che le richieste saranno tante, anzi: tantissime”.

Pensa che con iniziative e innovazioni di questo tipo l’immagine di Napoli possa finalmente uscire dagli stereotipi classici e riscattarsi da immagini spesso negative?

 “Io credo che Napoli e tutta quella parte d'Italia centro-meridionale che per semplicità nel mondo viene definita col nome di Napoli – penso al Molise, alla Puglia, alla Basilicata – sia un universo composto di luoghi incredibili, dove gli opposti convivono: il grande male sta vicinissimo al grande bene, l'abbandono e la trascuratezza è vicina alla bellezza assoluta e all'eleganza senza pari. Così la creatività di questo luogo, come il fascino che non tramonta, contagia chi viene in queste terre, mentre emerge, a distanza, per coloro che non ci sono mai stati, i luoghi comuni del napoletano scanzonato, simpatico ma sfaticato, creativo ma poco propenso all'impegno; furbo e simpatico ma tutto sommato inaffidabile.”.

Il Vostro caso dimostra tutt’altro…

 “Nel nostro caso un brillante imprenditore, giovane ed intelligente, curioso e dinamico, si è fidato immediatamente di un gruppo giovane, dedito a sperimentazioni non industriali, creativo ma non caratterizzato dallo spirito d'impresa. Non so perché, ma con Giovanni è bastato parlarsi un paio di volte, guardarsi negli occhi, capirsi e fidarsi. Così è andata. E questa anche è Napoli, e non so se sarebbe potuto accadere esattamente così altrove. Questo è un posto con un fermento giovanile assolutamente straordinario, difficile da far percepire nei canali della comunicazione tradizionale. Basta pensare cosa hanno fatto gli italiani in 100 anni in America: arrivati poverissimi e straccioni, oggi è una comunità altamente qualificata, ricca, totalmente dentro la parte che conta degli States. Quelli che sono qui sono simili, il contesto economico e normativo è diverso, ma la vitalità ed energia è la stessa”.

 

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