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Serracchiani da Eataly NYC saluta il suo Friuli prima di tornare a Roma per il PD

Alla degustazione di prodotti friulani da Eataly Downtown, presente anche la Presidente Debora Serracchiani. Prossima a tornare a Roma a servizio del PD

Lo spazio Foodiversità di Eataly Downtown è stata la cornice di un'esplorazione enogastronomica di prodotti del Friuli-Venezia Giulia, sponsorizzati dall'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale e da quella per il Turismo. Tra gli ospiti, la governatrice Debora Serracchiani. Che ha da poco annunciato di non volersi ricandidare in Regione per contribuire alla causa nazionale del PD

Nella gustosa (è proprio il caso di dirlo) cornice di Eataly al terzo piano del Building 4 del World Trade Cender, presso lo spazio riservato alla Foodiversità (“The Free Food University”, il cui eloquente slogan è “We encourage you to play with food”), i prodotti del Friuli-Venezia Giulia sono stati assoluti protagonisti di un’autentica esplorazione enogastronomica. Una vera e propria degustazione è stata offerta agli ospiti, accorsi a conoscere le prelibatezze italiane, a base di Pinot friulano, formaggio Montasio e prosciutto di San Daniele.

Tra presenti alla manifestazione, con il Direttore dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale (ERSA) Paolo Stefanelli, anche  Debora Serracchiani, giunta nella veste di Presidente della Regione, veste che presto, ha annunciato nelle scorse ore, abbandonerà per mettersi a disposizione del suo partito e delle nuove sfide che attendono il Pd a livello nazionale. Ospiti illustri, per inaugurare la collaborazione tra Eataly, vetrina imprescindibile per l’italianità negli States, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale (ERSA) e l’Agenzia Regionale per il Turismo, collaborazione che, come già in passato, promuove per un intero mese a New York i prodotti d’eccellenza del Friuli.

Friuli che, ha ribadito Stefanelli, è una regione preziosa dal punto di vista rurale e, dunque, anche da quello enogatronomico. “Una regione ben conosciuta per quanto riguarda, soprattutto, i vini, però, per altri versi, se si parla del Friuli-Venezia Giulia, poche persone negli Stati Uniti sanno esattamente dove sia”. E’ nata proprio da qui, dalla volontà di far conoscere le bellezze e le prelibatezze del Friuli anche oltre i confini italiani, l’idea di realizzare questa collaborazione virtuosa, che, con le degustazioni organizzate, favorisce peraltro un approccio diretto, “emozionale”, con i prodotti locali. Prodotti dal marchio e dal sapore inconfondibili, come, appunto, il dolce crudo di San Daniele, “famoso in tutto il mondo”, o il Montasio, formaggio molto versatile in cucina. “Il risultato migliore sarebbe che la gente si incuriosisse e venisse in Friuli”, ha chiosato Stefanelli, “ma anche l’esportazione è un obiettivo importante per la nostra struttura”.

Breve lezione sui prodotti tipici friulani.

Anche Debora Serracchiani è stata intercettata dai microfoni della Voce, peraltro in un momento, per lei, di svolta, almeno politicamente parlando. Nelle scorse ore, infatti, ha annunciato di non volersi più candidare in Regione, e di essere pronta a mettersi a disposizione per le sfide che il suo Partito Democratico dovrà affrontare, di qui a breve, a livello nazionale. E proprio da Eataly NYC, circondata dai prodotti migliori della sua Regione, sembra salutare il Friuli, parlando del rispetto e dell’accoglienza che gli italiani ricevono all’estero in virtù del proprio bagaglio di tradizioni culturali e culinarie, e anche di come sia possibile, pur nel mondo sempre più globalizzato e iper-concorrenziale in cui viviamo, salvare la qualità del Made in Italy: “Questo è il nostro secondo anno a New York e non solo: siamo stati presenti anche a Chicago”, ha puntualizzato la Governatrice. “Devo dire che siamo sempre stati accolti con grandissimo calore, anche perché i prodotti del Friuli-Venezia Giulia, oltre ad essere di grande qualità e conosciuti nel mondo, sono prodotti che per mantenere quella qualità vengono fatti con grandissima attenzione”, ha spiegato Serracchiani. “C’è spazio per il made in Italy, c’è spazio per la qualità nonostante la globalizzazione: anzi direi che, in questo momento, proprio quei Paesi da cui arrivava di tutto e di più adesso cercano la qualità: penso ad esempio alla Cina”, ha sottolineato. E ha aggiunto: “Negli Stati Uniti, noi siamo accolti sempre con grandissimo affetto, non solo perché c’è una grande comunità italiana, ma anche perché qui l’idea di avere un prodotto italiano va molto bene”.

Quanto alle prossime sfide che, con il Partito Democratico dovrà affrontare, nel contesto di una sinistra sempre più dispersa e frammetata, “Stiamo lavorando per rimettere insieme tutti i pezzi”, ci ha risposto. “Sarà un percorso complicato, ma ci sono tutti i presupposti per farlo, lo abbiamo deciso anche all’Assemblea Nazionale di lunedì scorso, quindi mi metto a disposizione del mio Partito e del mio Paese. E porto con me”, ha aggiunto, “la competenza che ho acquisito con il Friuli-Venezia Giulia”. E ha chiosato: “La nostra è una Regione sana, anche il Paese deve tornare a essere sano”.

Degustazione di formaggio Montasio.

Tra il pubblico, seduta ai tavolini intenta ad ascoltare la diligente presentazione dei prodotti, abbiamo incontrato anche la Presidente Nazionale del Patronato ACLI Giuseppina Azzolini, “veneta” di origine – di Asiago, per la precisione, terra che ha dato il nome al famoso formaggio – ma anche vicina ai “cugini friulani”, di cui conosce e apprezza le eccellenze enogastronomiche. “Conosco bene i prodotti del Friuli-Venezia Giulia, conosco il Pinot – il miglior vino che si possa bere -, naturalmente il prosciutto di San Daniele”, ci ha raccontato. “Fare questo tipo di eventi? Mi auguro sia sufficiente, o comunque utile, a far capire alla clientela americana la differenza di qualità” tra i prodotti tipici del made in Italy e il classico “prosciutto” imbustato che si può trovare in un supermercato qualunque. Missione, ha puntualizzato, certamente non facile per chi non è abituato a percepire con il palato quelle che possono sembrare, superficialmente, delle sottigliezze; ma non certo una “mission impossible”, se si considera come, in vent’anni, gli americani e i newyorchesi in modo particolare abbiano imparato ad apprezzare il vino italiano. “Eventi di questo genere”, ha detto Azzolini, “sono utili per far conoscere i nostri prodotti ed educare la clientela americana”. Il tutto, con il giusto equilibrio, perché poi “si corre il rischio che, volendo accontentare la massa, si perda un po’ di qualità”.

 

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