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Operation Feed Brooklyn: giovani ristoratori italiani in soccorso degli ospedali

Come Alessandro Biggi, co-proprietario di "Avocaderia" insieme ad altri due italiani, sta soccorrendo New York e tenendo funzionante il suo business

Medici e infermieri dell'Ospedale per bambini SUNY ricevono il cibo di Operation Feed

Il Covid-19 sta mettendo in ginocchio gli Stati Uniti, dove il lockdown ha reso inattivo almeno un quarto dell’economia. Palestre, cinema, negozi, università hanno chiuso i battenti da più di un mese, con il risultato che la produzione giornaliera è diminuita del 30%. Non era mai accaduto prima.

Il virus ha trafitto in particolar modo la città di New York, dove i morti sono più di 15mila. Anche qui i ristoranti hanno dovuto chiudere bottega. Molti di loro, probabilmente, non riapriranno mai.

L’organizzazione no profit Operation Feed Brooklyn  nasce proprio per questa ragione: supportare ristoratori e dipendenti in difficoltà durante la pandemia e allo stesso tempo aiutare il personale sanitario impegnato nella battaglia contro il virus. Come? Raccogliendo donazioni e usando i soldi per acquistare e consegnare pasti a medici e infermieri.

Alessandro Biggi e Francesco Brachetti.

Come tantissimi altri ristoratori anche Alessandro Biggi, 31 anni, comproprietario di Avocaderia insieme a Francesco Brachetti e ad Alberto Gramigni– una mini catena di bar-ristoranti super “healthy” amatissima dai newyorkesi, sia a Manhattan che Brooklyn- ha dovuto tirar giù la serranda a metà marzo.  “Il danno economico è davvero enorme”, spiega Alessandro. “Noi titolari ci  siamo trovati senza lavoro e così anche i nostri dipendenti, anche se abbiamo cercato di aiutarli come potevamo. Grazie a Operation Feed  siamo riusciti a riassumerli. Ora a turno preparano e consegnano i pasti nei vari ospedali. La soddisfazione più grande è quando riceviamo foto di medici e infermieri che ci ringraziano per il cibo ricevuto”. 

Secondo una recente stima dell’Associazione Nazionale Ristoratori il 75% dei ristoranti indipendenti della Grande Mela potrebbe non essere in grado di riaprire una volta finita l’emergenza. “La situazione è complicata e siamo preoccupati per il futuro. I ritmi non saranno più quelli di prima, anche quando riprenderemo a lavorare. Bisognerà vedere cosa accadrà. Per adesso abbiamo trasformato la nostra Avocaderia in una ‘friendly bodega’. Abbiamo selezionato i nostri migliori prodotti e una volta a settimana li consegnamo a casa. Il 100% dei profitti di aprile saranno devoluti al fondo dedicato ai dipendenti dei ristoranti che hanno perso il lavoro a causa della pandemia”. 

Poco più che trentenni ma già capaci di creare qualcosa di unico. Alessandro Biggi, nato a Monza 32 anni fa ma dal 2006 negli Usa e l’amico Francesco Brachetti, 31, originario di Prato. I due si incontrano durante gli studi alla Bocconi di Milano e diventano migliori amici. Dopo la laurea, il primo vola a Seattle e il secondo in Messico. La lontananza non impedisce loro di creare un business insieme. “L’idea di Avocaderia è nata nel 2016 – spiega Alessandro – quando io lavoravo qui in America per un’agenzia creativa e Francesco si era trasferito in Messico. Durante una delle nostre telefonate mi lamentavo con lui di non trovare un cibo che fosse gustoso ma sano allo stesso tempo. Così ci è venuto in mente l’avocado. Abbiamo aperto un account Instagram per capire se l’idea potesse piacere o meno e il riscontro è stato immediato”. Esattamente un anno dopo Francesco, Alessandro e il terzo socio Alberto hanno inaugurato il primo locale a Brooklyn. Ad oggi sono tre in tutta New York, con progetti di espansione anche in altre città americane.

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