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La scoperta dell’America di un’italiana a New York nel giorno di Colombo

Arrivare per la prima volta a New York il 12 ottobre, lo stesso giorno in cui Cristoforo Colombo sbarcò in America, 522 anni fa, ha tutto il gusto di una grande scoperta. E la Columbus Day Parade rende il tutto uno spazio di segni che parlano di italiani d'America

NYC, 13 ottobre, 11:30 a.m. Fifth Avenue: è qui che mi sono ritrovata durante il mio primo giorno negli Stati Uniti, lo stesso giorno in cui una folla infinita di italoamericani e italiani si riversa sulla quinta strada a celebrare il Columbus Day, l'anniversario che ricorre per ricordare la scoperta delle Americhe avvenuta il 12 ottobre del 1492, ad opera dell’esploratore Cristoforo Colombo.

Tra una colazione americana con un blackberry muffin che mi avrebbe potuto saziare fino a sera, una reflex (che portavo con me), un hot dog in pausa pranzo e una breve corsa in taxi per tornare a casa sfinita – un policeman mi ha insegnato come fermarne uno: “just stand and be charming” mi ha detto – ho inaugurato il mio soggiorno qui a New York, seguendo la Columbus Parade fino alle 3 del pomeriggio.

I miei principali interessi sono le immagini video e il documentario come forma multimediale, legato a temi culturali e sociali; durante uno dei corsi più belli che ho frequentato all'università, proprio la parata era stato oggetto di studio e di ricerca: un archivio del contemporaneo, un contenitore dinamico di linguaggi e mondi, dove presente e passato si contaminano reciprocamente.

In particolare, New York è un case study rilevante perchè ogni anno si tengono nella città circa 700 parate, di cui la maggior parte si svolge lungo due circuiti principali: la Fifth Avenue e la Lower Broadway; la parata è quindi una forma di partecipazione, spettacolo e aggregazione che rappresenta un momento importante per le diverse comunità ed etnie che abitano la metropoli.

Trovarmi nel bel mezzo di quello che viene definito – a torto o ragione – l'evento pubblico più importante che riguarda la comunità italiana a New York, è stata quindi un'interessante possibilità di osservare come la cultura italiana si racconta qui negli Stati Uniti.

Ho seguito la parata per tutto il percorso che si snoda sulla quinta strada e filmato alcune immagini:

Vi racconto cosa ho visto attraverso alcune parole chiave:

Immaginario: La definizione di immaginario collettivo introduce quello che potremmo aspettarci in un evento pubblico che rappresenta una comunità culturale, un insieme di simboli e concetti presenti nella memoria e nell’immaginazione collettive degli individui appartengono a una certa comunità.

In realtà, sono pochi i simboli italiani presenti, ma esserci rafforza il senso di appartenenza. La parata conserva giusto il necessario simbolico dell'Italia e della ricorrenza – oltre al sincero entusiasmo dei partecipanti che la seguono da dietro le transenne – simboli che vengono assorbiti, remixati e che si contaminano fortemente con la cultura ospitante, della quale gli italiani hanno contribuito a scrivere la storia.

Mixing: È qui che le cose si fanno più interessanti e in parte sorprendenti per chi arriva in America per la prima volta: pupazzi giganti, carri trainati da grandi suv, giocatori di football che improvvisano qualche passaggio sul percorso della parata; per il resto vi lascio il piacere della sorpresa e vi rimando alle immagini video.

Nella forma della parata il passato ritorna sempre: non più una storia intesa come movimento lineare ma un movimento circolare, in cui passato e presente si scontrano/fondono. In questo caso, l'America, con i suoi simboli, c'è, decisamente.

Reinvenzione: Sarebbe bello lavorarci su. Cioè, lavorare sull'identità concreta e simbolica della comunità italoamericana: quali simboli la rappresentano? Che vuol dire essere italo-americano oggi?

E quali sono le possibilità creative – al di là degli stereotipi – che un evento pubblico come la parata può offrire in relazione con il luogo in cui si svolge, con lo spazio della città, che è uno spazio di segni?

In questo senso, forse la parata del Columbus Day potrebbe essere un momento più creativo, meno istituzionale e più rappresentativo dell'Italia e della cultura italoamericana.

E seduta sul sedile del taxi che mi ha portato a casa, sentivo che in parte è un'occasione mancata di comunicare come due culture si abbracciano e si mescolano ogni giorno creando futuro, qui in America.

Nel frattempo, arrivederci al prossimo anno, Columbus Day Parade.

 

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