Cerca

GalleryGallery

Tradite dalla Liberazione. Le vittime delle “marocchinate” ancora in attesa di gustizia

di Nicole Di Giulio e Antonella Spinelli

Nel 1944 i goumier, truppe marocchine dell’esercito francese, stuprarono migliaia di donne, uomini e bambini nelle campagne della Ciociaria: furono quelle “marocchinate” che sconvolsero Moravia. A 71 anni di distanza, le violenze sono impresse nelle menti delle vittime che ancora aspettano giustizia. Abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di chi ha visto o vissuto sulla propria pelle quell’orrore

 

La perdita dell’innocenza per migliaia di donne, uomini e bambini avvenne nel caldo mese di maggio del 1944. I campi di grano, le balle di fieno, i piccoli paesi della Ciociaria furono sporcati dal sangue della popolazione già stremata dalla fame.

Tutti in quei giorni aspettavano l’arrivo dei liberatori che dovevano mettere definitivamente fine alla guerra, la speranza era grande. Per annientare il nemico era però necessario rompere la linea Gustav, una catena umana che tagliava in due l’Italia e rappresentava l’ultimo baluardo della resistenza tedesca nella penisola. Quando la linea venne spezzata non arrivò però alcuna liberazione per i contadini dei tanti paesi della Ciociaria come Fondi, Frosinone, Castro dei Volsci, Lenola, Campodimele, Esperia. Iniziò invece l’inferno.

Dalle montagne scesero i goumier, le truppe marocchine dell’esercito francese. Travolsero tutto ciò che incontrarono, stuprarono donne, bambini e persino persone anziane. Secondo l’associazione Vittime delle marocchinate, furono commesse violenze su 60.000 persone e furono violentate anche tante donne in stato di gravidanza. Gli uomini che tentarono di difenderle vennero uccisi o stuprati a loro volta. 

Le violenze furono sistematiche e ripetute, spesso la stessa donna veniva presa da interi gruppi di marocchini, senegalesi e algerini. In molte rimasero incinte e nei mesi successivi gli aborti clandestini furono numerosi.

Queste furono le “marocchinate” che sconvolsero Alberto Moravia, il celebre scrittore italiano che in quei tragici giorni si trovava con la moglie Elsa Morante proprio nei pressi di Fondi. Si era rifugiato nelle case dei contadini, come tanti altri romani, per scampare ai bombardamenti che colpirono la capitale. Solo dopo anni, Moravia prese la forza di scrivere un romanzo La Ciociara ispirato ai massacri che vennero compiuti nel basso Lazio. “La guerra sconvolge tutto e, insieme con le cose che si vedono, ne distrugge tante altre che non si vedono eppure ci sono” dirà Cesira, protagonista del romanzo che, insieme con la figlia Rosetta, fu violentata dai goumier in una chiesa, “sotto gli occhi della Madonna”.

L’anima delle tante donne e dei bambini massacrati nel 1944 fu per sempre tradita, sporcata. L’orrore, a distanza di settant’anni, è ancora vivo nelle menti di chi ha subìto o assistito alle violenze. La storia ufficiale ha voluto omettere questo lato della Liberazione, ma le vittime ancora aspettano giustizia. Secondo diversi storici, ai goumier venne data carta bianca dal generale franco-algerino Juin: in cambio dello sfondamento della Gustav, i marocchini avrebbero potuto prendere donne e fare razzia, una sorta di bottino di guerra, un premio.

La Francia ha sempre negato ogni responsabilità per quel che accadde tra le campagne della Ciociaria. Nessuno è mai stato punito.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter