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L’Islanda ha deciso di fare da sé: addio all’Unione Europea dell’Euro

Il governo dell’Islanda ha nazionalizzato le tre principali banche, ha ridotto i mutui e ha tagliato gli interessi a carico dei mutuatari. La maggiore liquidità disponibile ha fatto aumentare i consumi. Di conseguenza sono cresciuti la produzione di beni e servizi e la ricchezza nazionale. Da qui l’addio all’Euro e al suo rigore

Riccardo Gueci è un dipendente pubblico in pensione. Sin da ragazzo ha coltivato la passione per l'impegno politico e sociale e per la scrittura. E' cresciuto e si è formato nel vecchio Pci. E non ha mai smesso di essere un comunista libertario. E' appassionatoi di politica internazionale. E di questo si occupa quasi sempre con articoli e commenti. 

L’Islanda ha rinunciato ad aderire all'Unione europea dell’Euro. I circa 320 mila abitanti (l'Islanda è uno dei Paesi con minore densità di popolazione al mondo) non hanno alcuna intenzione di farsi egemonizzare dal rigorismo teutonico e dalle banche. Hanno scelto la libertà.  

L’Islanda è una piccola nazione, un'Isola dei geyser in mezzo all'Oceano Atlantico, a metà strada tra l'Europa, la Groenlandia e gli Stati Uniti. Da queste parti è avvenuta una vera e propria rivoluzione culturale, ancor prima di quella istituzionale ed economica.  

Questo Paese era stato impoverito dagli imbrogli di banche e governo, con arricchimenti reciproci a danno dei cittadini. Con un referendum popolare stravinto al 90 per cento i cittadini islandesi hanno cacciato il governo chi privilegiava gli interessi delle banche a quelli dei cittadini. Il motivo conduttore di tale referendum è riassunto in questo proclama: “Non è giusto che tutti dovessero pagare per errori e ruberie commessi da un manipolo di banchieri e politici”.

I cittadini islandesi, che sono poche centinaia di migliaia, ma hanno dentro il fuoco che nasce dalle viscere della propria Isola, hanno cambiato la Costituzione, il governo e la politica economica. A seguito di questi mutamenti l'economia dell’Islanda si è rinata, con prospettive di crescita impensabili in Europa.

L’Islanda è un caso a sé. Ci sono altri Paesi europei nei quali cresce di giorno in giorno l’insofferenza verso l’Unione Europea del rigore economico. Basti pensare alla Grecia di Siriza e del suo leader, Alexis Tsipras. O alla vittoria di Podemos in Catalogna. Per non trascurare Die Linke che, nelle recenti elezioni nel lander della Turingia, nella ex Germania dell'Est – il territorio di provenienza della cancelliera, Angela Merkel – si è affermato con un sonoro 30 per cento dei voti e ne ha conquistato la presidenza.

Vediamo, adesso, più in dettaglio qual è stata la formula politica che ha determinato le grandi trasformazioni in Islanda. Il Consiglio, incaricato di elaborare la nuova Costituzione, doveva essere formato da cittadini maggiorenni, che avessero l'appoggio di almeno trenta persone e non avessero alcuna tessera di partito. Il loro lavoro in Consiglio doveva svolgersi online, in streaming, ed ogni cittadino da casa propria ha potuto  seguirne i lavori, commentando le bozze e intervenendo con proprie opinioni e suggerimenti.

A seguito di queste riforme, secondo i rilevamenti e le stime dell'istituto di statistica islandese, l'economia di questa piccola nazione, nel 2014, è cresciuta del del 2,7 per cento, nel 2015 del 3,3 per cento e le previsioni indicano che tra il 2016 ed il 2018 che l'Islanda registrerà un a crescita economica che varierà tra un minimo del 2,5 ed un massimo del 2,9 per cento annuo.

La formula che ha consentito di determinare la svolta e la conseguente crescita economica è stata fondata sulla crescita dei consumi privati che, nel 2015, faranno registrare un aumento del 4 per cento. Questa operazione è stata possibile attraverso la riduzione degli arricchimenti di pochi (le banche) e l'accrescimento delle disponibilità dei molti, cioè i consumatori (in pratica, le famiglie). Infatti, il governo islandese ha nazionalizzato le tre principali banche, ha ridotto i mutui e tagliato gli interessi a carico dei mutuatari (come potete leggere in questo articolo). Costoro hanno rivolto la loro maggiore liquidità ai consumi, con la conseguenza che è aumentata la produzione di beni e servizi ed è cresciuta la ricchezza nazionale. Con buona pace delle ricette economiche della signora Merkel e dei sistemi bancari francese e tedesco.

Questa differente visione economica ha consigliato agli islandesi l’opportunità di non entrare a far parte dell'Europa comunitaria e del suo sistema economico che sta rendendo sempre più poveri i Paesi europei che vi aderiscono (con l’eccezione della Germania che grazie all’Euro si è avvantaggiata e continua ad avvantaggiarsi).

Di fronte a queste tendenze sono sempre più coloro che sostengono l'opportunità di lasciare l'Europa e la sua moneta unica. Abbiamo già segnalato alcune tendenze di 'sinistra' emerse in alcuni Paesi, ma alla stessa opzione aderiscono forze e movimenti di destra quali, ad esempio, la Lega Nord in Italia e il partito della signora Marine Le Pen in Francia.

 

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