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Dalla Grecia di Tsipras una lezione di democrazia all’Europa dell’Euro

L'OPINIONE/ Comunque andranno le cose con il referendum sulla permanenza nell’Eurozona della Grecia, un fatto politico è ormai chiaro: il piccolo Davide-Tipras ha messo in ginocchio il Golia della Troika. Il ruolo degli Stati Uniti. Il “No” all’aeroporto internazionale in provincia di Enna

 

Riccardo Gueci è un funzionario pubblico in pensione. Vive la politica da quando aveva i calzoni corti. Nella sua esperienza di vita c'è il grande Pci, oggi scomparso (e attualmente sostituito non si capisce bene da chi, se è vero che il PD di Renzi, con il Pci, non sembra avere nulla a che spartire). Lettore attento di giornali da oltre 50 anni, Gueci è un appassionato di politica estera. Così, ogni tanto, commenta i fatti internazionali.  

Siamo arrivati al redde rationem nello scontro tra la Grecia di Tsipras e l'Europa della Merkel, telecomandata da Washington attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). La stessa Christine Lagarde, direttore del Fondo, si è dovuta adeguare ai richiami che le provenivano dalla sede centrale del FMI.

Allo stato attuale non sappiamo come finirà la vicenda. Sappiamo, però, che i creditori internazionali, che eurozonacon la Grecia nel recente passato si sono fatti i classici ‘bagni’, oggi sono irremovibili, al punto di non potere aspettare cinque giorni in attesa del referendum popolare indetto dal governo ellenico sulle proposte conclusive di rientro dal debito avanzate dall'Europa a conclusione di una lunga e inconcludente trattativa.

L'Europa dei governi teme il responso di una consultazione democratica qual è il referendum popolare. L'Europa della finanza internazionale non intende correre rischi quando i propri interessi vengono sottoposti al giudizio popolare. I suoi soldi li vuole ora, maledetti e subito.

Purtroppo l'Europa dei popoli, sognata dai suoi ideatori, storicamente non ha avuto luogo e ci troviamo impelagati e, purtroppo, coinvolti in una Europa della burocrazia e della finanza, dove la politica è scomparsa, l'idea di una potenza sovranazionale che potesse competere nell'agone globale è stata vanificata dagli interessi economici, militari e strategici dell'Occidente e dei suoi poteri occulti (leggi club Bilderberg e massonerie consimili), ivi compresi i trattati segreti sul commercio internazionale e sulla protezione degli interessi delle imprese multinazionali. Trattative segrete che, in quanto tali, nascondono fregature per i popoli coinvolti che, in definitiva, pagano il conto.

Ebbene, tutta questa impalcatura di interessi economici e finanziari internazionali è stata messa a nudo dall'azione del governo greco presieduto da Alexis Tsipras. Il piccolo Davide-Tsipras, che sfida e vince la battaglia contro il gigante economico Golia-Europa-Fondo monetario internazionale.

Ove la Grecia fosse costretta al fallimento i suoi creditori potrebbero 'attaccarsi al tram', perché non vedrebbero nemmeno un soldo dei loro crediti. Non solo. Vedrebbero la Grecia uscire dal blocco occidentale, collocarsi sul versante orientale e garantire l'accesso al Mediterraneo alle forze navali russe e, forse, anche cinesi, per le quali la presenza nel mare Mediterraneo è un obiettivo strategico al quale mirano da tempo.

A questo proposito è il caso di ricordare un loro progetto di hub, un aeroporto internazionale, al centro della Sicilia, in provincia di Enna: progetto che è già stato predisposto con tanto di elaborati tecnici e finanziamenti, ma che ha trovato una battuta d'arresto a seguito del pronunciamento arrivato da Washington (sembra che gli americani avrebbero detto: “Non è il caso”). Per la ragione che quell'intervento aeroportuale progettato dai cinesi avrebbe messo in difficoltà sia le operazioni di volo da e per Sigonella, sia l'attività di rilevamento satellitare Muos di Niscemi.

E la Sicilia? Sembra che non ci sia stato nessuno – dicasi nessuno – che abbia avuto nulla da ridire sulle prevaricazioni statunitensi rispetto al progetto di un impianto che avrebbe concorso allo sviluppo delle aree interne dell'Isola (l’aeroporto, come già ricordato, avrebbe dovuto vedere la luce nell’Ennese, un'area interna che ne avrebbe tratto grande giovamento economico) attraverso i grandi flussi turistici che quella grande infrastruttura avrebbe portato, oltre allo sviluppo occupazionale di giovani, in particolare nelle attività dell'indotto.

In Sicilia la classe dirigente ha preferito il sottosviluppo derivato dalla subalternità all'egemonia americana che sfrutta le potenzialità strategiche dell'Isola nel Mediterraneo, ma si guarda bene dal fare investimenti che creino crescita economica e sviluppo civile. Per gli americani gli ‘investimenti’ in Sicilia si chiamano Muos e Sigonella. 

Torniamo a Tsipras. Comunque vada a finire la vicenda del debito greco, una cosa è certa: l'azione politica di Alexis Tsipras ha avuto successo per la ragione che le proposte avanzate dal suo governo avevano lo scopo di creare, oltre al pagamento dei debiti in tempi un po' più comodi rispetto a quelli pretesi dal gruppo negoziale di Bruxelles, anche la possibilità che la Grecia potesse avviare un processo economico che la rendesse competitiva nei mercati europei e internazionali, senza impoverire ulteriormente il suo popolo e ridurlo alla fame, come pretendevano le condizioni poste inizialmente dalla Troika. O attraverso privatizzazioni indiscriminate di stampo neoliberista, tra le quali era prevista anche la vendita del porto di Atene.

Questa linea è stata respinta ed adesso di fronte al possibile default, i creditori si dovranno accontentare delle briciole e strategicamente la Grecia sarà costretta a collocarsi nell'area d'influenza delle potenze orientali.

In conclusione va comunque precisato che i Paesi europei hanno tentato sino all'ultimo di scongiurare l'uscita della Grecia dall'Eurozona e dall'Unione europea. A determinare la rottura dell'accordo possibile – come ha denunciato lo stesso Alexis Tsipras – è stata l'intransigenza del Fondo monetario internazionale che si è ritirato dal negoziato, con la motivazione che la Grecia è già di fatto fallita e non avrebbe comunque potuto fare fronte ai suoi impegni finanziari.

Se questo non è il fallimento dell'Europa comunitaria, chiamatelo come volete, ma la sostanza non cambia. Così com'è oggi l'Europa non serve a nessuno: o si cambia rotta, e subito, o è meglio abbandonarla al suo declino. Rivolgendosi al suo popolo – che verrà chiamato, con un referendum, a pronunciarsi sulla permanenza o sull’uscita della Grecia dall’Eurozona – Tsipras ha dato una lezione di democrazia all’Europa dell’Euro. Sottolineando una cosa ovvia che, però, in tanti – soprattutto in Italia – hanno dimenticato: e cioè che il futuro dell’Europa deve essere deciso dai popoli e non dalla Troika o dalle altre massonerie finanziarie!

 

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