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Berlusconi, la corruzione di Di Gregorio e il processo coi tempi dell’ingiustizia

Silvio Berlusconi con l'allora senatore Sergio Di Gregorio

Silvio Berlusconi con l'allora senatore Sergio Di Gregorio

Secondo i giudici di Napoli Silvio Berlusconi è colpevole di aver corrotto, tra il 2006 e il 2008 il senatore Sergio Di Gregorio, eletto con l'Italia dei Valori allora alleata del Centrosinistra al governo con Romano Prodi. Di Gregorio non è stato l'ultimo parlamentare a cadere nel "trasformismo" e attendiamo le motivazioni per la condanna di Berlusconi. Ma Il vero elemento di riflessione non è se Berlusconi sia o no colpevole: la barbarie è un'altra...

E' lapalissiano: se c'è un corruttore ci sono anche dei corrotti; e questi non sono migliori, o meno colpevole di quello. Se è colpevole chi da' denaro, altrettanto colpevole, o forse perfino di più è colpevole quello che quel denaro se lo intasca. Per andare sul caso concreto: secondo i giudici della prima sezione penale di Napoli Silvio Berlusconi è colpevole di aver corrotto, tra il 2006 e il 2008 un parlamentare: il senatore Sergio Di Gregorio,  eletto in quel caravanserraglio che era l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, alleato del centro-sinistra; da quel campo, Di Gregorio è passato senza colpo ferire in quello opposto, del centro-destra.

Qui i profili sono due: penale e politico. Cominciamo da quest'ultimo: Di Gregorio non è il primo parlamentare buono per tutte le stagioni, interscambiabile, "Franza o Spagna, purché se magna". Ce ne sono stati tanti altri prima di lui, tanti altri dopo. Si chiama "trasformismo", un qualcosa che affonda le sue radici nel Parlamento pre-fascista, una prassi politica, inaugurata da Agostino Depretis:  di volta in volta si formavano maggioranze parlamentari intorno a singole personalità e su programmi contingenti, superando le tradizionali distinzioni tra destra e sinistra. Maggioranze che si costituivano attorno a poli di interesse concreto, parlamentari di opposizione che nel giro di pochi giorni diventavano sostenitori dell'esecutivo, e viceversa: un continuo saltabeccare che non era frutto di crisi di coscienza, ma di circoscritti interessi affaristici e di collegio.

Vizio antico, insomma; e di non facile sanzionabilità: è una precisa garanzia costituzionale quella che prevede che "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni" (articolo 68). L'articolo precedente, il 67, prescrive inoltre che "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Senza vincolo di mandato significa che non è (o non dovrebbe essere) alle dipendenze di un partito, e che del suo operato risponde (dovrebbe rispondere) solo al popolo elettore. E' insomma compito dell'elettore stabilire se e come possa essere affidabile un parlamentare che cambia casacca e partito, se merita di essere confermato o se invece va mandato a casa. Ed è difficile stabilire se il cambio di casacca sia frutto di un cambio di opinione o il risultato di "offerte" che non si sono volute rifiutare. Certo: per poterlo fare il cittadino elettore dovrebbe essere adeguatamente informato, dovrebbe essere messo nella condizione di sapere e così poter giudicare. Questo diritto alla conoscenza non è assicurato, o lo è in minima parte.

Il profilo penale: si è già detto che il parlamentare del suo fare "politico" deve rispondere solo all'elettore. Ma se il suo "fare" politico, come dicono i giudici napoletani, è il risultato di una corruzione? Sarà interessante leggere le motivazioni della condanna, su cosa esattamente è fondato il convincimento che Berlusconi è colpevole. Che il leader di Forza Italia possa aver "comprato" parlamentari, non stupisce: nel suo curriculum c'e di tutto e di più; e dunque si può  ben credere che sia colpevole, anche se per condannare qualcuno, Berlusconi compreso, non basta il credere, occorrono prove.

Il vero elemento di riflessione non è tuttavia, se Berlusconi sia o no colpevole. E' altra la barbarie. La corruzione si sarebbe consumato tra il 2006 e il 2008. Fra un poco festeggeremo il decennale. Dieci anni per il processo di primo grado. Al governo c'era Romano Prodi, quando questa storia è cominciata, un'era archeologica fa. E siamo ancora al primo grado. Prima di arrivare all'Appello e alla Cassazione tutto andrà in vacca per la prescrizione. Ecco, questa è la vera vergogna; e limitiamoci a chiamarla così.

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