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Ad Agira, nel cuore della Sicilia, tra musica popolare jazz e corti d’autore

Una chiacchierata con Filippo Mauceri, autore di programmi televisivi e radiofonici di successo, che ci racconta l’Entroterre in festival, appuntamento artistico che organizza nel paese dov’è nato. I suoi ricordi e i suoi progetti. Ma anche il racconto di una provincia, Enna, che si conferma vivace e ricca di eventi culturali 

Uno straordinario  progetto  artistico-culturale targato Sicilia. Un invito alla scoperta di emozioni che la vitalità culturale  può regalarci quando incontra uno sfondo territoriale d’eccezione: l'entroterra della Trinacria. Grande successo per la prima edizione di Entroterre in Festival. La  kermesse artistica  rientra nel progetto della neonata Associazione Entroterre di cui è presidente l'antropologa   Cristina Pantellaro. L'associazione gode della preziosa  supervisione del  professore Alessandro Simonicca, docente dell'università La Sapienza di Roma e direttore della Scuola di Specializzazione   in Beni Demo-etno-antropologici. Lo scopo principale è quello di valorizzare  attraverso i principi dell'antropologia del turismo l’importanza del territorio con percorsi di comunità.

Filippo Mauceri

Filippo Mauceri

Il festival  si è svolto, dando il meglio di sé, nei primi giorni di Luglio ad Agira, paese nel cuore della Sicilia e patria dello storico Diodoro siculo, sotto l'attenta regia di Filippo Mauceri, autore dal 1980 di programmi radiofonici e televisivi  come Striscia la notizia, Il senso della vita, Il festival di Sanremo e una lunga serie di documentari etnografici e cortometraggi in qualità di regista.. Prossimo appuntamento è il 7 Agosto.  Anche questa volta il repertorio, che si concentrerà in un'unica serata, sarà ricco di sorprese in cui non mancheranno piacevolissimi momenti gastronomici.   

Agira è un piccolo centro in provincia di Enna che sorge su un’altura di 670 metri, a metà strada tra Enna e Catania, sulle pendici del Monte Teja. Incorniciato da  panorami unici, quadri naturali da cui è possibile osservare la maestosità dell’Etna  e la bellezza delle acque cristalline del  lago Pozzillo. Il visitatore verrà  premiato anche dalla serenità del luogo intriso di prezioso silenzio. Ospite d'eccezione di  Case al Borgo, un'attività turistica ispirata allo show living, Entroterre in festival prende vita nell'antico quartiere di Santa Maria, parte alta del paese, luogo dell'anima.

Le serate di luglio hanno ospitato Eleonora Bordonaro, interprete siciliana di musica popolare jazz, il  Trio Persefone composto da Luigi Cinque, Lucilla Galeazzi e Fausto Mesolella;  Alfio Antico e i suoi magici tamburi; Niccolò Agliardi, direttore artistico e compositore delle canzoni originali della colonna sonora per la serie tv, record di ascolti, “I braccialetti rossi”; la proiezione di corti d’autore  curata da Beppe Manno, direttore artistico della Rassegna di cinema itinerante in cui sono stati proiettati “Lo sposalizio” di Francesco Lama e “Terra Vagnata” di  Andrea Butano, corti  interamente  girati nell'Isola. 

Si è svolto anche un raduno di pittori denominato l’Invasione dei cavalletti il rouge la Sicilia depositaria  dei valori e della tradizione della gente, artisticamente raccontata. Ai “saperi” artistici e culturali non potevano mancare i “sapori” della nostra tradizione culinaria! Piatti tipici  come la  Pasta cu 'u maccu di fava larga di Leonforte, dell'Azienda Agricola Rossi, Maccarruniddu sicilianu fresco con farina di tumminia, Vastedda co Sammucu e tanti altri  piatti caratteristici proposti da Slow Food Enna hanno allietato gli ospiti con sapori unici e profumi inebrianti.  Il tutto accompagnato da prestigiosi vini dell’Etna. 

Entroterre in festival è tutto da scoprire. Per saperne di più abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore  e direttore artistico Filippo Mauceri. 

Come nasce  l’idea  di dare vita a Entroterre in festival?

“L'idea nasce dalle mie origini e da una mia esigenza legata all' attività  “Case al borgo”, una struttura  turistica che sorge nella parte alta di Agira di cui sono socio fondatore. Da piccolo passavo buona parte dell'estate ad Agira, mio paese natio;  occupandomi di comunicazione, ho voluto dedicare parte del mio tempo a questo progetto agevolato dal tipo di struttura, dal luogo in cui si trova e supportato da un staff giovane e volenteroso, oltre alla mia compagna Cristina".

Agira è uno di quei luoghi in cui il tempo si è fermato. Lei ha pensato bene di proporre un festival  in cui si rimettono  in luce aspetti di una terra ricca di  tradizione. Oggi fare cultura  è diventata un’esigenza che trova una genesi nelle potenzialità liberatorie dell’arte. Quanto entusiasmo ha riscontrato nel territorio per questa iniziativa?

“L'iniziativa, che per fortuna ha avuto larghi consensi e grande successo, rientra nel progetto della neonata associazione Entroterre di cui è presidente la  dottoressa Cristina Pantellaro che in collaborazione con il professore Alessandro Simonicca, docente  all'università La Sapienza, ha elaborato un approccio metodologico basato sui  principi dell'antropologia del turismo. L’associazione intende promuovere un sistema di governance o partecipazione dal basso secondo cui vige la logica della  compartecipazione  tra diverse figure della società civile e l’amministrazione pubblica. Il nostro obiettivo dunque  è  creare una comunità d'intenti tra le persone,  attraverso la creazione di mappe di comunità, per orientare  lo sguardo e la progettualità verso le realtà che caratterizzano il territorio, alla scoperta del  lato interno delle cose, creando le condizioni ideali per la costruzione di itinerari turistici più consapevoli e sostenibili”.

Quali criteri hanno determinato la scelta degli artisti?

Agira

Un’immagine di Agira

“Il criterio è di tipo  qualitativo. In questa prima edizione abbiamo avuto la fortuna di avere artisti autentici. Essi hanno  risposto all’invito con grande entusiasmo. Hanno compreso l'importanza, il valore e i valori di questo festival. Altro fattore  importante è stata la conoscenza diretta con personaggi dello spettacolo con molti dei quali c'è un rapporto di fiducia. Tutti elementi che metterò in gioco nelle prossime edizioni”.

La totale indifferenza politica per  territori come l’entroterra siciliano costituisce, per lei, un forte stimolo di contro tendenza volta a valorizzare valori, cultura e tradizioni che caratterizzano la nostra Isola?

“Assolutamente sì. Purtroppo ci hanno abituati  ad aspettare, e a ricevere dall'alto sorprese poco gradite e poco edificanti. Finalmente ci siamo resi conto che noi stessi dobbiamo segnalare alla politica le strategie da attuare per valorizzare il territorio in cui viviamo. Ovviamente è necessaria una buona dose di volontà, creatività, operosità e determinazione. Credo che in un territorio come il nostro, che forse ha scoperto nel turismo una via di fuga, una concreta alternativa economica, bisogna però passare dalle parole  ai fatti. Il progetto Entroterre mira soprattutto all'aspetto culturale e naturalistico. E'  un patrimonio che esiste da sempre. E' necessario incominciare ad avere  maggiore consapevolezza delle sue  potenzialità e come poterle valorizzare al meglio". 

Entroterre in festival  è riuscito a unire turismo e cultura. Qual è l’orizzonte comune per continuare ad andare avanti insieme?

"L'orizzonte è quello di generare attenzione sul territorio attraverso eventi come questo. Importante è anche la riqualificazione delle strutture e dei servizi, per garantire un’accoglienza all’altezza delle ambizioni e generare un indotto occupazionale”.

Entroterre in festival è uno  spaccato delizioso di arte e cultura dominato da un moto di vitalità irrefrenabile da parte di chi vi ha preso parte; come in un libro  le cui pagine svelano i segreti della terra di Sicilia. Il 7 agosto, ultima giornata del festival, cosa ci regalerete?

“Abbiamo  deciso di concludere la quinta giornata del festival con un evento speciale che vedrà lo scrittore  Pietrangelo Buttafuoco e il cantautore Mario Incudine impegnati in un recital dal titolo Parole e musica di un dolore pazzo d'amore, tratto dal romanzo Il dolore pazzo dell'amore di Buttafuoco. La serata si aprirà con la proiezione del corto Un amato funerale di Luca Murri. Naturalmente, non mancheranno le sorprese e le proposte enogastronomiche”.

In un momento  di crisi come quello in cui viviamo, non è facile prevedere la sorte di eventi di grossa portata. Cosa spera per il futuro di Entroterre in festival?

“Il futuro  è  quello di diventare un festival itinerante. La prospettiva è creare una rete con altri Comuni.  Un calendario di eventi per tutto il periodo estivo che, partendo  dal territorio agirino, farà tappa  in altri paesi come Leonforte, Assoro, Nissoria, Regalbuto… Vorremmo, inoltre, avere la possibilità di ospitare nomi più popolari. Per fare questo servono spazi grandi. A tal proposito auspico che il Comune di Agira si adoperi con i dovuti accorgimenti di tipo organizzativo e logistico per rendere accessibili  nuovi spazi  come  ad esempio il  Castello,  che considero una specie di anfiteatro naturale”.

Quando, a suo giudizio, un artista può considerarsi libero?

“Quando può trasmettere fino in fondo il suo animo, il suo modo di pensare, il suo modo di vedere il mondo senza mediazioni, senza filtri, ma soprattutto, quando c'è l'ascolto consapevole del pubblico e viene apprezzato per quello che fa anche se la libertà  non è una conquista facile!”.

Cultura e arte hanno sempre più bisogno di crearsi degli spazi. Entorterre in festival lo ha creato

Festival Agira

Un momento della manifestazione culturale

in un  posto privilegiato come Agira. Come ha risposto la gente del luogo?

“C'è stata  una buona partecipazione. La prima serata era dedicata ad Agira e alla memoria collettiva in cui sono state proiettate trenta foto d'epoca. La risposta è stata molto positiva; il  momento è stato importante per gli abitanti del paese. Le foto hanno suscitato commenti e tanto stupore. E' un’esperienza che ripeteremo nelle prossime edizioni. Agira, comunque, ha una sua vivacità che a parere mio, andrebbe valorizzata in maniera diversa e continuativa”.

Che legame si è venuto a creare  tra lei e il territorio agirino dopo questa esperienza?

“Ho preso la residenza dopo 55 anni; così facendo ho voluto concretizzare questa mia voglia di fare  con qualcosa di tangibile. Entroterre in festival è una grande scommessa che fa emergere il  bisogno di autenticità di una terra apparentemente sterile, ma che in realtà ha tanto da offrire; che prende le distanze dalle incertezze e dalle crisi dei tempi odierni per dare  corso alla scoperta di un territorio che acquista  maggiore  consapevolezza  della  sua preziosità”.  

 

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