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Subacquea industriale, in dirittura d’arrivo la legge siciliana

Ormai si aspetta solo che il Parlamento siciliano approvi un disegno di legge che consentirà all’Italia di essere annoverata nel documento IMCA D05/15 insieme con tanti altri Paesi del mondo. Un'occasione unica per tanti giovani siciliani e di tutto il bacino del Mediterraneo per accedere con maggiore facilità - dopo un'opportuna formazione altamente specializzata - ad un importante segmento del mondo del lavoro

Siamo a pochi giorni dalla chiusura estiva del Parlamento siciliano. Proviamo a fare il punto della situazione sul disegno di legge numero 698, ovvero sulle “Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l'esercizio delle attività della subacquea industriale”. Si tratta di un provvedimento  che, anche se di carattere regionale, è di grande importanza strategica per la sua rilevanza nazionale. Tramite il registro della Regione Sicilia, l’Italia – una volta approvata questa legge da parte del Parlamento dell’Isola – verrà annoverata nel documento IMCA D05/15 dove sono attualmente riportati Australia, Brasile, Canada, India, Nuova Zelanda, Sud Africa (mentre i Paesi europei sono Svezia, Olanda, Norvegia, Francia e UK tramite la certificazione dell’HSE britannica).

Bisogna anche sottolineare che la Sicilia gode di uno Statuto speciale e di autonomia legislativa che conferisce alla futura legge siciliana il giusto peso normativo per i riconoscimenti in ambito regionale, nazionale e comunitario. Detto questo, sembra che per l’esame di questo disegno di legge tutto vada a rilento. E’ un’impressione giusta? In effetti, da quando il provvedimento è stato presentato in Parlamento (febbraio 2014) ad oggi non sono stati fatti grandi passi in avanti.  

Vediamolo con i numeri. In questo momento nel Parlamento siciliano ci sono  820 disegni di legge. Di questi ben

75 non risultano ancora assegnati alle competenti commissioni legislative;

218 sono stati assegnati alla prima commissione (Affari Istituzionali); 

33 sono stati assegnati alla seconda commissione (Bilancio e Finanze); 

102 sono stati assegnati alla terza commissione (Attività produttive); 

160 sono stati assegnati alla quarta commissione (Ambiente e Territorio);

143 sono stati assegnati alla quinta commissione (Cultura, Formazione e Lavoro); 119 sono stati assegnati alla sesta commissione (Servizi Sociali e Sanitari).

Il disegno di legge sulla subacquea è una delle 143 leggi assegnate per l’esame alla quinta commissione dove è stato già esaminato in data 12 novembre 2014 e il governo regionale ha espresso parere favorevole durante la votazione dei vari articoli ed emendamenti della proposta legislativa. Successivamente è stato inviato alla commissione Bilancio e Finanze per la copertura finanziaria; e qui è rimasto fino al 16 luglio di quest’anno.

Come tipologia, il disegno di legge sulla subacquea industriale rientra nella categoria Industria ed è il più recente tra i tre disegni di legge di questa categoria (gli altri due sono: norme per il risparmi energetico, presentato nel marzo del 2013; promozione dei distretti produttivi, presentato nel gennaio del 2014). Tutto sommato, rispetto ai tempi parlamentari, che non sono mai brevi (tranne quando si debbono introdurre balzelli a carico dei cittadini), il disegno di legge sulla subacquea industriale ha fatto e sta facendo passi da gigante. Ora si aspetta l’ultimo atto, cioè l’apertura di una finestra legislativa per l’approvazione da parte del Parlamento siciliano.  

Quel momento segnerà l’inizio di un nuovo percorso, per potersi confrontare in ambito europeo e internazionale con gli altri Paesi, in un comparto in cui l’Italia ha un ritardo legislativo di ben 37 anni, con 14 disegni di legge presentati al Parlamento nazionale dal 1997 ad oggi e mai trasformati in legge. Ora la Sicilia darà la possibilità di indicare, anche in questo campo, la strada maestra da percorrere affinché l’Italia torni ad essere presente e concorrenziale in ambito europeo e internazionale, con un  nuovo modello da imitare per i Paesi che ancora non hanno legiferato in questo settore e confrontarsi, ad armi pari, con chi è in regola con una legislazione al’avanguardia.

 

 

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