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Altro possibile ‘regalo’ del governo Renzi alla Sicilia: scorie nucleari da seppellire tra Agira, Leonforte e Nissoria

La notizia circola già da tempo. Ma, adesso, ad ufficializzare il pericolo è il movimento SiAmo la Sicilia. “Sembrerebbe che Roma abbia individuato un ex miniera nell’Ennese”. Insomma, tagliano i fondi alla Sicilia e, in cambio, ci ‘regalerebbero’ le scorie nucleari. Aurelio Angelini: “Stanno cercando una Regione con cittadini disposti a ‘inghiottire tutto’ e con politici canaglia” 

“Ben 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari italiani potrebbero arrivare presto in Sicilia. La scelta ricadrebbe su un’ex miniera di salgemma, perché i depositi salini, per la loro bassa permeabilità, si prestano ad ospitare, a lungo termine, rifiuti nucleari”.

La notizia circola già da tempo. Ad ufficializzarla, in un comunicato, è Gabriele Urzì, presidente del movimento SiAmo la Sicilia. “Preoccupanti le indiscrezioni sulla possibilità che la Sicilia potrebbe essere scelta come sede per lo stoccaggio di rifiuti nucleari”, dice Urzì. Che aggiunge: “Sembrerebbe che i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente abbiano individuato un’ex miniera di salgemma nei pressi dei comuni di Agira, Leonforte e Nissoria, nell’Ennese”.

“Grave poi – sottolinea sempre Urzì – che la Sogin (la società di Stato responsabile della dismissione degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), di concerto con i Ministeri sopra citati, abbia lanciato una subdola campagna informativa in ordine al progetto in argomento, finalizzata a convincere gli italiani ad accettare il materiale tossico nel proprio giardino”.

“Siamo all’assurdo – continua il presidente del movimento SiAmo la Sicilia – sembra la pubblicità del Mulino Bianco. Se questa sciagurata scelta dovesse realizzarsi, promoveremo un’azione forte in Sicilia. Occorre ergere barricate contro i governi, regionale e nazionale, che vorrebbero usare la Sicilia come una pattumiera e che non solo non investono sul territorio impedendo di produrre, ma vogliono persino inquinare il nostro suolo e mettere a repentaglio la nostra salute. Le miniere, casomai, vanno usate, insieme al turismo e all’agricoltura,  per rilanciare l’economia siciliana, non per contenere rifiuti”.

Le miniere vanno usate come volano dell’economia. Ma nell’Ennese c’è una miniera di kainite (sostanza dalla quale si estrae il solfato di potassio) che sembra sia già stata usata come luogo di stoccaggio di rifiuti tossici, forse nucleari. E’ la miniera di Pasquasia, sulla quale aleggia uno dei grandi misteri siciliani. Miniera attiva sino alla fine degli anni ’80. Poi chiusa, sembra per volere dei tedeschi, già forti subito dopo la caduta del Muro di Berlino. E intenzionati – così si raccontava in quegli anni e così si racconta ancora oggi – ad assumere direttamente il controllo dei Sali potassici siciliani quando verrà completata quella che oggi potremmo definire la ‘grecizzazione’ della Sicilia in salsa tedesca.  

Con l’ambiente la Sicilia non è molto fortunata. Non soltanto per i provvedimenti adottati dai governi nazionali, ma anche per responsabilità dei governi regionali. La gestione dei rifiuti, nell’Isola, è un delirio: e lo è per responsabilità di chi governa la Regione. Basti ricordare che oggi, nell’anno di grazia 2015, oltre il 90 per cento dei rifiuti prodotti finisce nelle discariche, in buona parte gestite dai privati.

In realtà, dal 2001 al 2008, nonostante le scelte adottate dai governi regionali di Totò Cuffaro, che puntavano su ben quattro inceneritori di rifiuti (chiamati termovalorizzatori perché si puntava a recuperare energia), la raccolta differenziata dei rifiuti era cresciuta, soprattutto in alcune province (ad Agrigento e dintorni, per esempio, si attestava tra il 12 e il 15%). Poi è arrivato il governo di Raffaele Lombardo con i suoi alleati – PD e ‘industriali’ (questi ultimi con interessi diretti nella gestione delle discariche) – e la raccolta differenziata si è assottigliata e, tanto per cambiare, sono tornate a trionfare le discariche, in parte private.

Lo scenario non è mutato con l’arrivo del governo di Rosario Crocetta, nel novembre del 2012. Un governo nel quale ci sono sempre il PD e gli ‘industriali’: due soggetti ‘ontologicamente’ legati alla munnizza in discarica. Con un ‘nuovo’ progetto che si va materializzando in questi giorni: due inceneritori, questa volta sponsorizzati dal governo Renzi, per “fronteggiare l’emergenza rifiuti”.

In Sicilia l’emergenza rifiuti c’è, se è vero che, in molte città i rifiuti rimangono non raccolti nelle strade. Ma non si capisce che cosa c’entrino gli inceneritori, visto che per realizzarli ci vorrebbero non meno di cinque anni! Forse gli inceneritori dovrebbero servire ad un’altra ‘emergenza’: per esempio quella di fare affari (come vi abbiamo raccontato qui)?

Dice Aurelio Angelini, docente di Sociologia del territorio e dell’ambiente all’Università di Palermo, considerato uno dei massimi esperti in materia di rifiuti: “In Sicilia dobbiamo fronteggiare due vere emergenze: gli affaristi che vogliono realizzare i due inceneritori e le trivelle nei nostri mari. Queste ultime non sono meno pericolose degli inceneritori di rifiuti. Anzi. Le trivelle autorizzate dal governo Renzi rischiano di compromettere i delicati equilibri del Mediterraneo. Avete idea di che cosa potrebbe succedere nel Mare Nostrum se si dovesse verificare un incidente in un pozzo di petrolio?”.

Nel golfo del Messico, com’è noto, nel 2010 è andato in scena un disastro ambientale del quale ancora oggi si pagano le disastrose conseguenze. Nel Mediterraneo – mare chiuso – un incidente a un pozzo petrolifero sarebbe l’addio alla pesca e al turismo. Ma gli unici a non temere le trivelle sono i partiti politici che sostengono il governo regionale di Rosario Crocetta. Sei Regioni italiane hanno presentato ricorso presso la Corte Costituzionale. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha impugnato i provvedimenti del governo Renzi. Solo la Regione siciliana di Crocetta, come accennato, non sta facendo nulla per bloccare le trivelle. Chissà perché.

Ma il tema, oggi, è rappresentato dalle scorie nucleari. “E’ un tema delicatissimo – ci dice sempre il professore Angelini -. In Italia ci sono scorie nucleari che risalgono agli anni in cui, nel nostro Paese, era stato autorizzato il nucleare. Per ora sono stoccate in alcuni siti. Ma debbono trovare sistemazione definitiva”.

“A mio avviso – aggiunge il docente universitario – in questa fase il governo nazionale sta tastando il polso. Vogliono capire quale Regione italiana si caricherà queste scorie senza fiatare. Ci hanno già provato, negli anni scorsi, con la Basilicata. Ma è andata male, perché lì è scoppiato un putiferio. Mi sembra più che giusto avvertire i siciliani: guardate che se non iniziamo ad opporci, da subito, questi signori le scorie radioattive le porteranno per davvero in Sicilia. In questo momento a Roma stanno cercando il fesso che è disposto a prendersele. Insomma, cercano politici mascalzoni disposti a barattare la salute della gente in cambio di royalties. In Sicilia dobbiamo stare molto attenti”.                

Intanto il movimento SiAmo la Sicilia ha già lanciato una campagna di denuncia e sensibilizzazione sulla pagina Facebook (SiAmo la Sicilia). “Utilizzeremo anche il nostro sito internet www.siamolasicilia.com – dice sempre Urzì -. Ovviamente la politica regionale è totalmente assente. La salute dei Siciliani, evidentemente, non rientra fra le priorità dei nostri politici ed amministratori”.

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