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La ‘Buona Scuola’ sbaracca una classe dell’Istituto ‘Marconi’ di Racalmuto tra le proteste di docenti, studenti e genitori

di La VOCE Sicilia NY

Ma i cittadini si ribellano. Docenti, alunni e i genitori di questi ultimi hanno inviato una lettera alle autorità politiche e scolastiche nazionali e regionali (a cominciare dalla ministra Giannini, dal sottosegretario Faraone e dall’assessore regionale Lo Bello, entrambi siciliani). Minacciano di adire a via legali con pesanti richieste di risarcimento

 

A lamentarsi della legge sulla ‘Buona Scuola’ voluta dal governo Renzi non sono solo le migliaia di docenti del Sud ‘deportati’ al Nord. A quanto pare, l’applicazione di questa legge sta provocando la chiusura di alcune classi. Succede a Racalmuto, il paese dell’Agrigentino che ha dato i natali a Leonardo Sciascia. Dove una scuola – l’IISS Guglielmo Marconi – rischia di perdere una classe, mandando a mare 19 studenti (due dei quali disabili). Così i docenti, i genitori e gli stessi studenti hanno inviato una lettera alla ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, al sottosegretario, Davide Faraone, al governo della Regione siciliana, ai dirigenti nazionali e regionali delle istituzioni scolastiche, al sindaco di Racalmuto, ai parlamentari nazionali eletti in Sicilia e ai deputati del Parlamento siciliano (per la cronaca, il sottosegretario Faraone è siciliano e l’assessore regionale all’Istruzione, Mariella Lo Bello, è agrigentina come la scuola penalizzata).   

“Il dirigente dell’Ambito Territoriale per la provincia di Agrigento del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (quello che una volta veniva chiamato Provveditore agli Studi) dottor Raffaele Zarbo – si legge nella lettera – riteniamo che debba dare delle doverose spiegazioni riguardo alla ripartizione delle classi che sta decidendo in questi giorni… Ci risulta che nell’organico di fatto, la sede associata di Racalmuto dell’Istituto di Istruzione  Secondaria Superiore ‘G. Marconi’ di Favara è stata penalizzata con un ulteriore taglio dell’unica classe terza, il cui indirizzo è quello di tecnico dei servizi socio-sanitari frequentata da 19 alunni, due dei quali disabili.

Classe che deve considerarsi peraltro terminale, in quanto gli alunni conseguono una qualifica a chiusura di un percorso formativo triennale che si conclude con un esame ed il rilascio del titolo di operatore dei servizi socio-sanitari. Classe frequentata da alunni che devono assolvere all’obbligo scolastico”.

Peraltro, tale taglio – si legge sempre nella lettera – si aggiunge a quello già stabilito qualche mese fa e che ha riguardato, sempre a Racalmuto, anche la chiusura dell’unica classe seconda, dello stesso indirizzo, stabilito in fase di determinazione dell’organico di diritto.

Si tratta di avere letteralmente buttato in mezzo ad una strada circa trentacinque alunni, due dei quali disabili, senza tenere conto che quella di Racalmuto è l’unica scuola d’istruzione secondaria superiore esistente in un territorio fortemente segnato da problemi, oltre che di dispersione scolastica, anche da gravissimi episodi di devianza minorile consumatisi  all’interno delle famiglie di alcuni alunni frequentanti l’Istituto ‘G. Marconi’ di Racalmuto, peraltro ampiamente documentati e documentabili.

Fatti verificatisi in un contesto caratterizzato da un rapporto assai conflittuale col tessuto sociale di riferimento, per via del degrado, oltre che socio-economico anche educativo, le cui conseguenze sono dei frequenti episodi di violenza fisica e morale che sfociano in gravissimi atti delinquenziali, sanzionati anche con pesanti provvedimenti giudiziari”.

Insomma, sbaraccare le classi dell’Istituto ‘G. Marconi’ di Racalmuto non appare una scelta lungimirante, anche perché, come si legge sempre nella lettera, “rappresenta l’unico presidio di legalità, di socializzazione ed  inserimento lavorativo per molti giovani di Racalmuto e dei paesi vicini”. Una scuola che “finora è stata un baluardo contro molte forme di devianza, come ad esempio, il traffico di stupefacenti e le violenze consumate all’interno delle famiglie. E’ servito a combattere anche una certa attitudine a delinquere, assai pericolosa per molti adolescenti che altrimenti, non solo non assolverebbero ad alcun obbligo scolastico presso altre istituzioni della provincia di Agrigento, ma rimarrebbero vittime incolpevoli anche delle associazioni a delinquere che operano in delle realtà assai povere e fortemente degradate”.

In pratica, il dirigente dell’Ambito Territoriale di Agrigento del MIUR, dottor Raffaele Zarbo, “ha tagliato le due classi di Racalmuto, senza  tener  conto della nota ministeriale 6753 del 27 febbraio 2015  e delle relative  norme di riferimento contenute  nei diversi regolamenti attuativi dell'art. 64 del DL 112, comma 4, convertito in Legge n. 133 del 6 agosto 2008 e successive modifiche e/o integrazioni sulla formazione classi, sugli ordinamenti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria sia di primo che di secondo grado. Inoltre se ha effettivamente tagliato, come ufficiosamente ci risulta, la già menzionata unica classe terza, frequentata da 19 alunni, di cui due disabili ed iscritte a Racalmuto, anche a seguito di delicate decisioni dei servizi sociali del Comune di residenza, con cui la scuola di Racalmuto collabora costantemente, ha operato senza minimamente tutelare un loro sacrosanto diritto, sancito dalla Legge 104/92 e successive modifiche ed integrazioni, nonché da numerosi precetti di rilevanza costituzionale, oltre che dall'art. 24 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità”.

Nella lettera si ricordano “le innumerevoli sentenze che hanno pesantemente sanzionato tali violazioni di legge, commesse dai dirigenti scolastici, non ultima la n. 2250/2014 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia.

Pertanto, alunni, genitori e docenti delle classi seconda e terza dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore Statale di Racalmuto, così fortemente penalizzati da queste ingiuste decisioni che minano l’essenza stessa del diritto allo studio ed il rispetto delle norme a favore degli alunni disabili, fanno appello alle Istituzioni Scolastiche Provinciali e Regionali, ai parlamentari regionali e nazionali, al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al sottosegretario del MIUR, Davide Faraone, all’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, al dirigente dell’USR (Ufficio Scolastico Regionale) della Regione Sicilia, al sindaco di Racalmuto ed in primo luogo al dirigente del MIUR di Agrigento, dottor Raffaele Zarbo, affinché rivedano tali ingiuste decisioni, consentendo l’apertura  della classe terza, entro il 31 agosto, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico ed a seguire, si chiede anche, di riesaminare quanto deciso riguardo alla chiusura della classe seconda”.

Quindi l’invito finale, rivolto alle istituzioni, ad evitare “estenuanti contenziosi amministrativi che possono anche avere dei risvolti civili e penali, in considerazione del fatto che,  se tali  decreti taglia classi venissero impugnati davanti alle Autorità Giudiziarie, ove risultassero ingiusti ed ingiustificabili, come ne siamo certi nel caso in questione, obbligherebbero le Istituzioni Scolastiche in indirizzo a risarcire i 35 alunni di Racalmuto, compresi i due disabili. Gli oltre 30 alunni, assieme ai loro genitori,  a quel punto, nel caso in cui non venissero garantiti tali fondamentali diritti, a causa dell’interruzione del loro regolare corso di studi, a seguito della violazione di una lunga serie di leggi ordinarie che regolano il diritto allo studio sancito dalla nostra Carta Costituzionale, si vedrebbero costretti ad adire le vie legali. La decisione – conclude la lettera – suscita maggior scalpore, in considerazione del fatto che nella fattispecie verrebbe impunemente negato il fondamentale diritto allo studio a degli alunni minorenni, affetti da disabilità e con gravi problemi di devianze familiari. A quel punto i genitori di tali alunni od i loro tutori, nominati dal Tribunale per i Minorenni, vedrebbero, come detto, privati i loro figli persino di quei fondamentali diritti umani sanciti dai trattati internazionali ed anche dall’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite),  come del resto è stato evidenziato, per fatti analoghi,  in alcune sentenze della Magistratura Italiana”. 

 

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