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C’era una volta l’Italia, ora è tornata l’espressione geografica

Una cartina dell'Italia del 1853

Una cartina dell'Italia del 1853

Senza più scuola, con moda, design e persino lo sport in declino, con una classe politica sempre più imbelle, l'Italia è tornata ad essere, come diceva il Principe di Metternich, espressione geografica. La sua industria è stata svenduta dal neo-capitalismo, alleato a politici senza scrupoli. Offesa anche nell'Ambiente, dell'Italia forte e prospera di mezzo secolo fa non resta più nulla

Oggi il Principe di Metternich avrebbe sacrosanta ragione: l’Italia è un’espressione geografica. Da una classe politica imbelle, ma abilissima a curare i propri interessi materiali, e da un neo-capitalismo ingombrante, arido, legato in modo perverso al potere politico, l’Italia è stata in quest’ultima ventina d’anni (uno più, uno meno) svenduta, sfruttata, offesa, sfigurata. Svenduta a Cina, Francia, Germania; sfruttata appunto da politici senza scrupoli, offesa e sfigurata da neo-palazzinari senza un grammo di gusto, senza un briciolo di senso estetico. L’Ambiente stesso ha ricevuto colpi durissimi, basti pensare al progetto ferroviario Torino-Lione, il famigerato TAV, sprovvisto di ogni carattere di ordine pratico, caldeggiato, imposto da conventicole di affaristi legati (ci risiamo) a una classe politica che per il proprio indecente protagonismo, la propria rumorosa invadenza, i propri, osceni appetiti monetari; dovrebbe soltanto vergognarsi di se stessa – se solo avesse una coscienza. Se fosse sensibile al sacro principio del ravvedimento…

L’Italia di cinquanta o sessant’anni fa rappresentava un Paese all’avanguardia in vari settori. All’avanguardia nella petrolchimica, nella lavorazione della gomma, nell’industria automobilistica, nel Design (non ancora chiamato così), nelle comunicazioni sia stradali che telefoniche, all’avanguardia nell’urbanistica, nel sistema scolastico influenzato da provvidenziali aspetti sociali  quali la refezione ogni mattina fra le 10 e le 11: latte, pane, burro e biscotti per gli scolari italiani, ricchi o poveri che fossero, dal Trentino alla Sicilia. L’Italia di allora che, pur uscita dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, bene o male sapeva accudire i propri figli, ed era, ed è, terra priva di materie prime.

Che cosa resta di quell’Italia? Nulla. La Nazione se la sono mangiata, a quattro palmenti, non tanto i democristiani, i socialisti, i repubblicani del periodo 1946-1992, quanto i millantatori che sull’onda di Mani Pulite (1992-1993) pretesero di farci  credere d’essere “portatori” di “giustizia”, “onestà”, “meritocrazia”: tutto il contrario, come s’è visto. Con Mani Pulite venne sancito, venne avallato, il saccheggio dell’Italia. Si spalancarono le porte a un’iniziativa privata gaglioffa, volgare, perfino becera. Si fecero ponti d’oro a cinesi e indiani i cui “negozi” sfigurano il centro di Roma; sfigurano, con le loro orrende chincaglierie, Corso Vittorio Emanuele, Via Ostiense, Via Marmorata, Via del Corso, e chi più ne ha, più ne metta. Ma s’intende: dobbiamo gelosamente conservarcela la patente di Paese “civile”, “democratico”: quindi, porte aperte a chiunque, ci mancherebbe altro. Questa, sissignori, è la via che porta alla rovina; la via che porta alla sparizione dell’Italia costruita, bene o male, negli ultimi cent’anni.

Il timbro italiano è anch’esso sparito. Sparito nella Moda, sparito nell’edilizia e nell’urbanistica; sparito anche nel Cinema. La nostra edilizia attuale è una paccottiglia di cattivo gusto, di orrenda pretenziosità. La nostra urbanistica, inaugurata negli anni Settanta, è un insulto alle esigenze, alle necessità dell’essere umano. E’ “astrusa”, “illogica”.

Il Cinema… Nel panorama non c’è un Visconti, non c’è un Pietrangeli, un Germi, un Emmer, un Bolognini. 

La Moda… Scomparsa la grisaglia, fresca, assai fresca. Scomparsi il Tweed e il Cachemire. La Gabardina e la Flanella… Non restano che “tessuti” di natura sintetica… L’insulto. L’insulto al Bello.

Certo che oggi l’Italia è un’”espressione geografica”. Il suo Governo nulla conta nel quadro internazionale: non conta nemmeno come “l’asso di picche”. Il suo Sport, nemmeno a parlarne: un disastro i recenti Mondiali di Nuoto a Kazan, per non parlare dell’Atletica un tempo dominata da Mennea, Tilli, Pavoni; dalla Simeoni, dalla Dorio.

Il grave, gravissimo, problema in Italia è quello della “ispirazione”. Nessuna ispirazione vibra negli italiani, nei giovani di questo Paese i quali non sono animati da nessuno slancio. Nulla, infatti, chiedono a se stessi, tranne il “chat” via ‘Internet’. Che è il loro ghetto: eppure non se ne rendono conto.

L’Italia è tornata una espressione geografica!

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