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La mossa di Putin contro l’Isis scombina i giochi di chi finanzia il terrorismo

Putin sta dimostrando di essere uno statista. La sue mosse in Siria - l’ultima è il bombardamento delle basi dell’Isis - hanno messo in difficoltà Israele e Stati Uniti. Obama, che ha costretto l’Unione Europea a mettere in atto l’embargo contro Russia, ora tratta con lo stesso Putin. E l’ONU? Così com’è a che serve? Non sarebbe il caso di riformarlo?   

La mossa di Putin, il premier russo che dimostra ogni giorno di più la sua statura di Statista, ha messo in difficoltà l'Occidente imperialista. Fare arrivare in Siria i militari russi a sostegno del regime di Assad e bombardare le zone della stessa Siria dove si sono insediati gli uomini dell’Isis ha scombinato i giochi a tutti. Di fatto, il leader russo ha inviato un chiaro messaggio a coloro i quali hanno fino ad oggi sostenuto, in modo per lo più occulto,  l’Isis.

Chi sarebbero i sostenitori dell’Isis? Il dubbio è che questi fondamentalisti facciano comodo a agli Stati Uniti d'America e a Israele, impegnati contro Assad. Il quale (al pari di Saddam Hussein) è di certo un dittatore, ma è al tempo stesso un ostacolo al dominio occidentale in Medio Oriente. E non è un caso che, com'è avvenuto in Libia contro Gheddafi, sia la Francia, su input di Washington, a partire all'attacco per riproporre uno schema che in Libia ha già provocato enormi danni. Non solo. La Francia, per la seconda volta, ha concorso a svuotare di significato il ruolo internazionale dell'Unione Europea (ammesso e non concesso che l’Unione Europea abbia una propria politica estera).

Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, proporrà di sanzionare la Francia per questa sua improvvida iniziativa, senza tenere in nessun conto gli orientamenti della stessa UE? O l'Alto rappresentante della politica estera europea preferirà orientare tutta l'Europa sulle posizioni intraprese dalla Francia in nome del pericolo islamista rappresentato dall'Isis? Questo è di sicuro un momento di significato rilevante sul futuro della finora inesistente politica estera dell'Unione.

Perché abbiamo scritto che Vladimir Putin mostra di essere un grande statista? Per la semplice ragione che è bastato che mandasse alcuni consiglieri militari russi in Siria che il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, avvertisse l'urgente esigenza di un incontro al vertice con lo stesso Putin, dimenticando in un sol colpo di avere escluso la Russia dal G8, di avere ordinato all'Europa le sanzioni economiche a seguito dei fatti ucraini, inventati dagli Usa e dalla Nato, e ne riconoscesse improvvisamente la dignità di grande potenza, tale da essere consultata in un vertice sulla questione mediorientale. Si sa, gli Stati Uniti sono pragmatici nei loro rapporti internazionali. Qualcuno, e noi tra questi, ritiene il loro pragmatismo un vero e proprio opportunismo, nel senso che le loro alleanze sono spessissimo tattiche e possono essere ribaltare appena gli Usa hanno conseguito i propri interessi. Né vale la loro intransigenza anti islamica, per la ragione che molti Paesi islamici sono loro fedeli alleati come i sauditi o i pakistani, solo per citarne alcuni. Ma a volere rileggere il passato, in questo senso basterebbe ricordare la preferenza dello Scià di Persia piuttosto che Mossadeq e, più recentemente, lo stesso Saddam Hussein contro il recalcitrante Iran. O, ancora, i Talebani in Afghanistan contro l'Unione sovietica, per poi diventare essi stessi i nemici dichiarati degli Usa perché non più ubbidienti ai loro ordini.

Le mosse e contromosse che si stanno verificando nello scacchiere mediorientale mettono ancora una volta in evidenza la nullità del ruolo dell'ONU. Organizzazione che in quasi sessant'anni non è riuscita a dare un assetto stabile al Medio Oriente, divenuto un focolaio di guerra permanente a partire dal 1948, cioè dalla nascita dello Stato di Israele. E' mancato un indirizzo politico che consigliasse a Israele di sviluppare una politica di buon vicinato con gli Stati confinanti e procedesse attraverso un processo di integrazione. Invece no. Israele ha continuato per oltre mezzo secolo a dichiararsi vittima dell'incomprensione dei suoi vicini. Per attuare una politica di espansione territoriale, annullando gli spazi di sopravvivenza del popolo palestinese e conquistando territori appartenenti ad altri. Ne ricordiamo uno per tutti: le alture del Golan, che sono territorio siriano e sono ormai israeliane. Per non parlare della Cisgiordania dove continuamente vengono tolti ai palestinesi spazi territoriali per insediarvi le colonie israeliane e al tempo stesso appropriarsi di tutte le fonti di approvvigionamento idrico per usi civili e irrigui.

Chi ha avuto la costanza di seguirci negli anni ricorderà che, da gran tempo, andiamo sostenendo la inutilità dell'ONU e del suo ruolo principale, il mantenimento della pace, nonché il superamento dei divari economici tra le varie aree del globo e la sconfitta della fame nel mondo o la protezione dei rifugiati. Di ognuno di questi obiettivi non uno è stato realizzato, anzi in larga misura si sono aggravati. La fame nel mondo e sempre più diffusa ed ad essa si aggiunta anche la sete. I focolai di guerra si sono moltiplicati anche se non appaiono gravi come le prime due guerre mondiali del secolo scorso, perché oggi le guerre sono asimmetriche, nel senso che non ci sono armate che si scontrano tra loro, ma più spesso le grandi armate si scontrano con piccoli gruppi difficilmente individuabili, che mettono i crisi i grandi apparati militari delle forze imperialiste (vedi Vietnam o Somalia). Contro queste nuove forme di guerriglia adesso si adoperano i droni che producono danni incalcolabili alle popolazioni civili. Questi danni vengono eufemisticamente definiti “effetti collaterali”. La questione dei rifugiati si è trasformata in un vero e proprio esodo biblico.

Ebbene, le nostre perplessità sulla validità dell'ONU e del suo Consiglio di Sicurezza hanno trovato autorevole conferma durante l'attuale sessione dell'Assemblea generale, che si tiene al Palazzo di Vetro, da parte del segretario generale dell'Organizzazione che ha denunciato papale papale che egli da quattro anni sente di perdere il suo tempo per la irresponsabile inefficienza del Consiglio di Sicurezza, che presiede. Si badi: che il Consiglio di Sicurezza non funzioni ne è consapevole tutta l'Organizzazione delle Nazioni Unite, tanto che da almeno vent'anni ne discute la riforma (non si conosce in quale senso essa debba avvenire). Ma la riforma non arriva, mentre è in pieno svolgimento la terza guerra mondiale.

Secondo noi, l'Onu è irriformabile per la ragione che è nata male ed è cresciuta peggio. Dalle nostre parti si dice che quando la Regione siciliana fa nascere un ente o una società pubblica, questa immediatamente diventa un carrozzone mangiasoldi, per il fatto che non è capace di perseguire alcuna ipotesi di sviluppo, ma serve ad alimentare clientele. Vogliamo un po' vedere se la medesima definizione può essere attribuita all'Organizzazione delle Nazioni Unite per le stesse motivazioni?

Torniamo alle ragioni iniziali. La nostra opinione è che l'Italia non segua la Francia nell'avventura bellica in Siria. Se la Francia intende svolgere il ruolo di mosca cocchiera è libera di farlo, ma l’Italia dietro a quel cocchio non deve accodarsi. E farebbe bene a svolgere in Europa un’opera di orientamento che tenda ad isolare la Francia in questi suoi rigurgiti di potenza imperiale. Secondo noi è l'unico modo per richiamare l'attenzione dell’opinione pubblica europea verso l'attribuzione all'Unione di un ruolo internazionale di equilibrio nello scacchiere globale. A Federica Mogherini il compito non certo facile di orientare l'Europa in questa direzione.

 

* Riccardo Gueci torna sui temi di politica estera. E lo fa con un commento su quello che sta accadendo in Siria. Dove il leader della Russia, Putin, è passato dalle parole ai fatti, mandando i caccia a bombardare le basi dell'Isis. Su questo bombardamento le interpretazioni sono piuttosto controverse. Così come diverse sono le opinioni su quello che sta succedendo in questo Paese e su Assad. In goni caso, quello di Gueci è un punto di vista. 

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