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L’editore è il mio mestiere

Una chiacchierata con Michael Reynolds, editor in chief di Europa Editions

michael Reynolds Europa Editions
Elena Ferrante? Piace perché i suoi libri sono “ambiziosi, unici”. Del presunto disinteresse del mercato USA verso l'estero pensa sia un “problema interno all’editoria americana”. Michael Reynolds ci racconta una vita nell'editoria, tra le due sponde dell'oceano

È nato a Wollongong, nell’Australia sudorientale, ha insegnato letteratura moderna negli Stati Uniti, ha fatto il minatore in Australia, ha estratto torba in Scozia e ha lavorato come cavia in Francia.

Dieci anni in Italia, a Roma, prima di arrivare a New York dove tutt’ora Michael Reynolds vive e lavora come editor in chief per Europa Editions, la casa editrice americana “sorella” dell’italiana Edizioni E/O, marchio indipendente, fondato da Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferrim. È stata Europa Editions a tradurre e far scoprire al pubblico USA Elena Ferrante e autori come Alessandro Piperno, Domenico Starnone, Paolo Sorrentino e Amélie Nothomb, con un catalogo che spazia tra tutti i continenti.

La vita di Michael Reynolds ruota intorno ai libri e alla letteratura. Nel 2002 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti Sunday Special. Le sue storie sono apparse su molti giornali e riviste, fra cui l’Unità e Accattone. Come traduttore, ha tradotto: la Trilogia De Luca di Carlo Lucarelli (Europa Editions, 2006, 2007, 2008), La grande domanda e Il miracolo degli orsi di Wolf Erlbruch (Europa Editions, 2006, 2007), 70 acrilico e 30 lana di Viola Di Grado.

A La Voce di New York ha raccontato la crescita dell’editoria indipendente in America e il successo della casa editrice per cui lavora.

Il tuo lavoro rappresenta la sintesi delle sue esperienze passate. Un prossimo romanzo?

“Non ora, dice lui. Non credo che se non si avverta l’esigenza della scrittura abbia senso scrivere”.

Europa Editions si è rivelata un successo dell’editoria indipendente americana in un panorama caratterizzato, negli ultimi anni, dall’incremento della letteratura su supporto elettronico e dalle fusioni degli attori maggiori nel mercato editoriale.

“In questo momento l’editoria indipendente non è messa proprio male. Anzi. Ci sono molti titoli, molti autori, molti libri nel mercato ma l’editore indipendente con le sue scelte, la sua personalità forte, il suo dialogo con i lettori, con i librai e con gli autori, si distingue e offre quel quid in più. L’editore indipendente diventa uno strumento di scoperta. Noi abbiamo un piede in Europa e uno oltreoceano. E questo ci consente di capire come stanno le cose e cosa scegliere per i nostri lettori”.

Michael ReynoldsSulla base di quali criteri scegliete autori e titoli?

“Valutiamo sulla base del peso culturale che quell’autore, quel testo, ha avuto nel paese di origine, il genere di opera. Una storia avvincente, un testo ben scritto. Ci interessa molto la qualità”.

Le vostre pubblicazioni puntano su autori europei (Francia e Italia in testa, nda) in un mercato, quello americano, dove si dice ci sia scarso interesse per le opere letterarie straniere.

“Questa cosa dello scarso interesse del lettore americano verso le opere tradotte credo non sia vera. Piuttosto direi che ci sono certi meccanismi dell’editoria americana che rendono difficile l’ingresso di opere straniere. Non è un problema di lettori ma interno all’editoria americana, come ad esempio il fatto che certi editors non leggono in altre lingue”.

Il successo di Elena Ferrante (best selling 2015 con l’Amica Geniale, nda), che pubblica con voi fin dal 2005, sembra essere arrivato prima in America e poi, di riflesso, nel mercato italiano. Come ti spieghi questo successo editoriale e dell’autore?

“Elena Ferrante ha da sempre riscosso successo sia in Italia che in America, secondo me. È vero però che negli Stati Uniti, in alcuni momenti ha fatto più notizia, soprattutto quando Forbes ha inserito Elena Ferrante nella lista delle 100 persone più influenti. I suoi libri sono molto apprezzati perché ambiziosi, unici. Ci sono elementi che i lettori hanno amato, come le diverse stratificazioni sociali, il rapporto tra donne, il ritratto delle classi sociali.

Negli Stati Uniti, nei suoi confronti sta crescendo una critica letteraria di spessore”.

Perché, secondo te, certi autori italiani riscuotono più consensi negli Stati Uniti e altri meno o addirittura non riescono ad entrare nell’editoria americana? Una questione di generi letterali, di storie che non riescono ad essere apprezzate dai lettori americani o un fatto più legato al marketing?

“Noi non facciamo marketing, lavoriamo con passione, cuore, intelligenza.  Un libro ha successo se ha qualcosa da raccontare, una bella storia. Da lì a capire cosa porta un libro al successo più di altri, è un mistero che fa parte del nostro lavoro. Ci sono dei libri che non riescono ad avere lo stesso successo che hanno in Europa perché magari le storie sono fitte di riferimenti culturali specifici o hanno aspetti linguistici difficili. In un libro pesa il concetto di qualità, ma anche di “esportabilità” quando si parla di mercato estero. Se ci sono stati in passato molti autori italiani apprezzati in America, credo sia anche una questione ciclica. Ci sono stati periodi più floridi dove gli autori italiani presenti negli Stati Uniti erano più numerosi.  In Italia, negli anni Novanta, ho notato che molti autori facevano riferimento ad un certo tipo di letteratura americana, rischiando magari di essere meno originali. Oggi trovo che la letteratura italiana sia più autentica e universale nello stesso tempo. C’è anche la riscoperta della storia come parte centrale della narrativa”.

Michael Reynolds, editor in chief Europa Editions

Michael Reynolds, editor in chief Europa Editions

Oggi si parla di fusioni tra grandi gruppi (Mondazzoli, nda) ma anche di ritorno delle case editrici indipendenti (La nave di Teseo, nda). Due tendenze opposte. Dove sta andando il mercato dell’editoria italiano, secondo te? E quello americano?

“Non sono due tendenze opposte ma vanno di pari passo, secondo me. Più ci sono fusioni tra gruppi editoriali, più ci saranno editori indipendenti pronti a fare sentire la loro voce. La differenza, secondo me, tra l’editoria indipendente americana e quella italiana sta nell’organizzazione. In America, gli editori indipendenti seguono certi modelli di business, sono più organizzati”.

Europa Editions ha pubblicato  nel 2015 circa 34 titoli. C’è un profilo specifico di lettori a cui vi rivolgete?

“Non vogliamo un pubblico di nicchia come già alcune case editrici indipendenti hanno. Il nostro è un lettore comune, lo stesso a cui guardano le grandi case editrici. Puntiamo solo ad avere belle storie, ottimi romanzi. Il nostro obiettivo non è pubblicare mille titoli l’anno ma portare belle storie e di qualità da raccontare”.

L’editoria indipendente ai tempi dell’ebook?

“Credo molto nell’informazione on line e anche nella letteratura su supporto elettronico. Nella nostra attività, l’ebook ha avuto un impatto minimo perché pubblichiamo al 90 per cento romanzi di grande qualità. E personalmente credo che il romanzo, con il suo format fisico, sia stato e sia ancora oggi una grande rivoluzione.  Non riesco a separare la struttura del romanzo con la sua rappresentazione in un libro cartaceo”.

Australiano, da anni a NY dopo un passato a Roma. Autore e traduttore, ora editor in chief di Europa Editions. Ruoli e figure diverse che però ruotano tutti intorno alla scrittura.

“I libri sono sempre stati al centro della mia vita. In questo momento, il mio lavoro nell’editoria è la sintesi di gran parte di quello che ho fatto nella mia vita: docente di letteratura moderna, scrittore, traduttore. Lo trovo molto compatibile e in sintonia con il mio modo di essere. Credo molto nella figura dell’editore che per me è qualcuno che propone un proprio punto di vista, apre un dialogo con i lettori, si confronta con gli scrittori. Personalmente, ho un rapporto bellissimo con i nostri autori, lettori e librai”.

Ho letto anche che hai insegnato letteratura moderna, fatto il minatore, estratto torba in Scozia e lavorato in Francia come cavia.

“La mia vita è stata ricca di esperienze interessanti. Non e’ stata una vita facile ma sono felice di aver fatto diverse esperienze”.

Sei stato traduttore di romanzi di successo e anche autore. Non senti l’esigenza di scrivere?

“Non ora. Non credo che se non si avverta l’esigenza della scrittura abbia senso scrivere. Ci sono troppi libri in giro, non sempre necessari, nati spesso dalla mancanza di urgenza che è la spinta necessaria per mettersi a scrivere”.

Quale autore italiano vorresti fosse più conosciuto negli Stati Uniti?

“Noi alla Europe Editions abbiamo la fortuna di scegliere e lavorare con grandi autori. Spero di tornare a pubblicare Stefano Benni, che apprezzo molto. Nel 2016 usciremo con Nicola La Gioia e Domenico Starnone. Nel 2015 abbiamo pubblicato 34 titoli e nel 2016 saranno 36”.

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