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Gela ha voglia di normalità: parla il nuovo Presidente del Tribunale, Paolo Fiore

Si è insediato il nuovo Presidente del Tribunale di Gela, Paolo Fiore. Milanese, classe 1961, vive in Sicilia dal 1992. Non ha mai voluto lasciare l'Isola. Sulla città in cui lavora chiarisce: "Negli anni novanta la situazione era complicata,oggi è diverso: la gente ha solo voglia di normalità"

“Una città che ha voglia di normalità”.  Paolo Fiore, neo Presidente del Tribunale di Gela, parla così della cittadina in provincia di Caltanissetta dove ormai lavora da più di sei anni.  Fino a ieri è stato  il Presidente della sezione penale, oggi, nel corso di una cerimonia ufficiale e alla presenza di numerose autorità (c’era anche il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, a cui Gela ha dato i natali)  si è insediato nel suo nuovo ruolo, succedendo ad Alberto Leone. Un ruolo certamente  impegnativo di per sé, ancora di più se si considera il contesto sociale non proprio  semplice.

 Gela – non è un mistero neanche per i nostri lettori americani- è  una città ferita, sotto molti punti di vista.  E’ l’ emblema di uno scempio ambientale figlio di una politica industriale selvaggia, di un polo petrolchimico che  è stato  foriero di malattie e inquinamento più che di sviluppo.

Gela- e neanche questo è un mistero-  è stata emblema di mafia, o meglio di ‘stidda’, la sanguinaria organizzazione criminale che ha 'osato' fare concorrenza a Cosa Nostra.

Ma, a sentire il nuovo Presidente del Tribunale, almeno sotto il profilo della criminalità (e solo sotto questo profilo), a Gela, oggi, si respira un’aria più pulita:

“Certamente negli anni novanta a Gela la situazione era complicatissima. Ma non  è più così- dice a Lavocedinewyork.com  il magistrato- le cosche gelesi sono state decapitate, oggi la situazione è diversa.  Qui la gente- sottolinea il giudice Fiore-  ha solo voglia di normalità. Certo non si può dire che la città si sia pacificata,  abbiamo ancora a che fare con numerosi incendi di macchine e negozi, riconducibili il più delle volte al racket, ma non credo che sia solo un problema di Gela”.

Anche il Presidente Crocetta, nel corso della cerimonia di insediamento del giudice Fiore, ha voluto sottolineare i successi della giustizia nella sua città: “Gela oggi  vanta 150 testimoni di giustizia su 650 in totale: più della città di Palermo, Catania, più di intere province come Enna. Molto di più del capoluogo Caltanissetta che ne ha una ventina. Sono presone coraggiose che hanno denunciato, collaborando con le forze di polizia e la magistratura. La guerra al racket – ha aggiunto- è ancora strategica per scardinare il sistema del crimine organizzato. E il merito non è solo della società civile, che ha saputo reagire, ma della magistratura e delle forze dell'ordine che ringrazio”. 

Alberto Leone e Paolo Fiore

Alberto Leone e Paolo Fiore

Ma tornando al nuovo Presidente del Tribunale di Gela,  sappiamo che Paolo Fiore, classe 1961, è un magistrato milanese che vive in Sicilia dal 1992.  Arriva nell’Isola per decisione del Csm, nell’anno più buio della storia siciliana e della storia italiana, l’anno delle stragi.  Era un “giudice ragazzino” come ha ricordato stamattina,  il collega Fernando Asaro, presidente della sezione nissena dell'Anm che nel 92 aveva la stessa età di Fiore. E, certo, per un giudice “ragazzino” , per di più del Nord, non sarà stato facile confrontarsi con la Sicilia di quei tempi bui.

Non a caso, molti suoi colleghi, mandati nell’Isola in quegli anni, alla prima occasione sono andati via. Così non è stato per il nuovo Presidente del Tribunale di Gela che, dalla Sicilia, tranne una breve pausa, non si è mai voluto staccare.

Va da sé che, nel corso della sua carriera, ha avuto modo di conoscere da vicino i peggiori aspetti di questa regione (ha seguito molti processi sulla stidda e su Cosa Nostra), ma  evidentemente, non solo quelli.

Asaro, parlando di lui durante la cerimonia di insediamento, lo ha descritto come “un uomo  equilibrato, che non ha mai sgomitato e per il quale l'assunzione di un incarico dirigenziale non riguarderà mai l'aspetto del potere ma lo spirito di servzio e il valore della giustizia”.

E il registro del suo primo discorso da Presidente del Tribunale di Gela, non smentisce la sua fama di magistrato 'garbato':

"Oggi per me è   la fine di una bella esperienza e l'inizio di una nuova sfida , con questo incarico che parte dopo i sei anni trascorsi a capo della sezione penale . E’ stata – ha detto, emozionato, il giudice Fiore – un 'esperienza che mi ha permesso di addentrarmi a fondo in una realtà giudiziaria complessa e impegnativa ma che senz'altro stimolante e che ho imparato ad apprezzare per il valore e la correttezza di coloro che vi operano”.

Una pacatezza che non gli ha impedito di  indicare quelle che ha definito “difficoltà endemiche”  di cui soffre il Tribunale che da oggi presiede:

"Mi riferisco – ha spiegato- alle scoperture dell'organico del personale di cancelleria a quei vuoto nell'organico dei magistrati che in certi periodi, complici i trasferimenti, toccano il 70 per cento del totale. L'organizzazione è da questo punti di vista senz'altro migliorabile.  Ma le nostre  difficoltà sono legate anche al  perdurare del divieto di svolgere essenziali funzioni penali monocratiche , come quelle attribuite al giudice per le indagini preliminari , per i giudici che sono entrati in servizio da meno di quattro anni”.

ll divieto, per i magistrati di nuova nomina, di assumere le funzioni di giudice delle indagini preliminari e di giudice dell’udienza preliminare sta creando, insomma, non pochi problemi ai magistrati in tutta Italia.

“Noi siamo un Tribunale giovane – ha continuato Fiore-  anzi forse siamo il tribunale più giovane d'italia , non solo per la data di istituzione ma soprattutto per l ' età dei magistrati che ne fanno parte nelle diverse funzioni   e ancor di più lo diverremo nei prossimi mesi quando l ' organico dei giudici sarà per la quasi totalità coperto con colleghi ai quali sono state appena conferite le funzioni giurisdizionali". 

"Ritengo personalmente importante  – ha sottolineato il nuovo Presidente del Tribunale di Gela –  l’attenuazione della  portata di tale  divieto , nell 'ambito di riforme di giustizia  che diano nuovamente piena fiducia ai magistrati e che lo facciano fin dal  momento in cui sono chiamati ad assumere le funzioni giurisdizionali , una fiducia che i giovani colleghi con cui lavoro mi dimostrano ogni giorno sapere meritare”.

"Intanto – ha chiosato il giudice -ci rimboccheremo le maniche e tra le mille difficoltà cercheremo di fare le cose al meglio”.

 

Foto di copertina tratta dal quotidianodigela.it

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