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Nei giorni di Falcone la mafia chiede il ‘pizzo’. Ma Francesco Massaro gli dice “no”

L'ingresso dell'aula bunker di Palermo

L'ingresso dell'aula bunker di Palermo

Lui, Francesco Massaro, faceva il cronista al Giornale di Sicilia. Oggi gestisce il bar ereditato dal papà. Bar preso di mira dai mafiosi che gli chiedono ripetutamente il ‘pizzo’. Ma lui dice “no” e li denuncia: “Non per eroismo. Ma per rispetto verso me stesso. E verso il buono di questa città”

La mafia non ha una stagione preferita. E non rispetta gli anniversari. Giovanni Falcone diceva che, come tutte le cose umane, avrebbe avuto una fine. Ma ancora non è finita. Ne sa qualche cosa Francesco Massaro, giornalista. Ma anche figlio del proprietario di un bar che a Palermo, chi ha frequentato l’università non può non conoscere: il bar Massaro. In questi giorni ricordiamo Giovanni Falcone. Manifestazioni e convegni. E anche lacrime di coccodrillo, come si legge sulla rete. La mafia Falcone lo ricorda a modo suo, provando a far pagare il ‘pizzo’. Da tempo ha preso di mira il bar Massaro gestito da Francesco, che mantiene il suo amore per il giornalismo scrivendo, contemporaneamente, per il sito diPalermo, lo spazio di libertà che si è ritagliato nella rete. Così la mafia si ritrova si internet. Mafia e mafiosi in diretta. Con Francesco che li affronta a viso aperto, denunciando e raccontando tutto.  

“Sarebbe facile, lo so – scrive Francesco Massaro sul suo sito -. Sarebbe facile ma non lo faccio. Non andrò a bussare dal capetto mafioso per chiedergli una tregua, non prenderò il caffè con lui per vedere di chiudere la faccenda come facevano i nostri padri e i nostri nonni. Non comprerò la mia tranquillità pagando il pizzo. Sarebbe la scelta più comoda, ma non lo farò”.

Da qualche tempo il bar Massaro è preso di mira. Rapine in continuazione. Segnali precisi. “Non sono una verginella – scrive sempre Francesco Massaro, che Palermo la conosce bene, visto che, per anni, ha fatto il cronista al Giornale di Sicilia – non punto il dito contro i commercianti che pagano. So che è difficile non farlo. Conosco le regole del gioco, di questo gioco che si gioca a Palermo. Ma io ho deciso di non partecipare. Non per eroismo, certo che no, ma lo devo a me stesso, alla mia famiglia, alla parte sana di questa città, a quelli che credono ancora nel lavoro come impegno e sacrificio, tutto qui. Nessun compromesso, nessuna trattativa. Col tempo ho imparato a sostituire le sfumature al bianco e al nero. Qui no. Qui non vedo sfumature. Qui la strada è tracciata, e attraverso quella vado avanti”.

E ancora: “Io ai mafiosi i soldi del mio lavoro non li do. Semplice. Vengano a prenderli, piuttosto. Coi loro sgherri e le loro impresentabili facce coperte dai passamontagna. Come fanno da anni. Come hanno provato a fare un mese fa nel mio bar, come hanno fatto mercoledì sera stavolta in gelateria. Erano in tre, addirittura. Armati. Sono scappati via con poca roba. Non credo siano cani sciolti, non credo che l’obiettivo siano i soldi. La rapina è il mezzo che colui che li manda utilizza per inviarmi il messaggio. Paga e ti lasceremo in pace. Paga e non verrà a disturbarti più nessuno. Paga e non rompere i coglioni. Fai quello che ti hanno insegnato. Che è giusto fare. Che a Palermo si fa”.

Palermo oggi ricorda Giovanni Falcone. E i mafiosi ricordano che loro, a Palermo, ci sono ancora. E’ Falcone che non c’è più, non loro. Con i loro atti ricordano che le protezioni di cui godono non sono finite. Che c’è una Palermo che nella mafia ci crede ancora. E che loro, i mafiosi, il ‘pizzo’ continuano a chiederlo.

“Sarebbe facile, lo so – scrive sempre Francesco Massaro -. Ma non lo faccio. Non lo farò. Racconterò ai miei amici inquirenti quel che so, quel che vedo, quel che sospetto, quel che annuso in questo quartiere paradigma di una città malata. E aspetterò paziente che qualcuno tolga di mezzo la gentaglia che impedisce a quelli come me di guardare il cielo, di respirare, di sorridere, di lavorare”. Quindi post scriptum: “Vi chiedo di perdonare il modesto proscenio che mi sono ritagliando con queste righe. Chiamatela, se volete, autodifesa”.

La mafia c’è ancora. A Palermo, in Sicilia, in Italia. Ovunque c’è prepotenza e assenza dello Stato di diritto. Oggi saremo travolti dalla retorica. Ma ricordiamoci che la mafia c’è ancora. E ci sono sempre quelli che dicono “no”. Come Francesco Massaro. La mafia un giorno finirà. Ma ancora non è finita. Perché ci sono ancora quelli che gli vanno dietro. E perché ci sono ancora quelli che pagano il ‘pizzo’. E se c’è ancora chi paga il ‘pizzo’, beh, i mafiosi provano a farlo pagare anche a chi non lo vuole pagare. Però se facessimo tutti come Francesco Massaro la mafia scomparirebbe. Per davvero.  

 

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