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Voto di scambio: arrestati due deputati del Parlamento siciliano

di La voce SiciliaNY

Si tratta di Nino Dina e Roberto Clemente. Coinvolto anche l’ex parlamentare regionale, Franco Mineo. L’accusa ipotizzata dagli inquirenti si fonda sull’ipotesi di soldi e posti di lavoro in cambio di voti

Per ora si sa solo che due deputati del Parlamento siciliano sono finiti agli arresti domiciliari assieme a un ex parlamentare. Accusa formulata dai magistrati della Procura della Repubblica di Palermo: voto di cambio. A quanto pare, soldi e posti di lavoro in cambio di voti. Accuse un po’ generiche che lascerebbero pensare a possibili sviluppi, quelle rivolte a Nino Dina e Roberto Clemente, entrambi eletti nel Parlamento dell’Isola tra gli ex democristiani del Cantiere popolare Pid. Insomma, a quanto sembra di capire, a provare a comprare voti, in Sicilia, sono solo gli ex democristiani, mentre tutti gli altri non farebbero nulla di male.

Non sembra pensarla così il parlamentare nazionale eletto in Sicilia del Movimento 5 Stelle, Riccardo Nuti. Che ha accusato  Davide Faraone, parlamentare nazionale del Pd, anche lui eletto in Sicilia. “Lei lo sa chi è Davide Faraone, il parlamentare siciliano che fa parte della segreteria del suo neosegretario Matteo Renzi?”, ha affermato a Montecitorio Nuti.  “Faraone – ha detto Nuti – è quello che il 10 marzo 2008 si trovava nella casa di Agostino Pizzuto, custode dell’arsenale della famiglia del quartiere San Lorenzo-Resuttana di Palermo. Si parlava di voti in quell’incontro. E non lo diciamo noi, ma lo hanno registrato le intercettazioni”. Della vicenda si è occupata anche Striscia la notizia. “Grazie a Striscia la notizia – ha aggiunto Nuti – tutti sanno che Faraone chiese voti, attraverso la cooperativa ‘Palermo Migliore’, in cambio di posti di lavoro in occasione delle elezioni amministrative”. Per la cronaca, Faraone è uscito indenne dalle accuse di Nuti. Tant’è vero che oggi è sottosegretario di Stato. Dobbiamo quindi dedurre che le accuse del parlamentare nazionale grillino erano sbagliate.

Detto questo, in Sicilia i politici continuano a chiedere voti in cambio di soldi e posti di lavoro. Questo ci dice l’inchiesta della Procura di Palermo. La ‘botta’ per il Parlamento siciliano è forte. Si tratta, infatti, di un’inchiesta che coinvolge due deputati in carica. Dina è il presidente della Commissione Bilancio e Finanze dell’Assemblea regionale siciliana. Mentre Roberto Clemente è deputato. Entrambi, come già ricordato, sono ex democristiani come Totò Cuffaro. Mentre il terzo – l’ex parlamentare regionale Franco Mineo, già vicino a Forza Italia – è stato già coinvolto in un’inchiesta di mafia.  

Le indagini della Procura della Repubblica di Palermo sono coordinate dal procuratore aggiunto, Vittorio Teresi. Proprio il magistrato che La Voce di New York ha intervistato qualche giorno fa, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci. I magistrati hanno acceso i riflettori sulle elezioni comunali di Palermo della primavera del 2012 e sulle elezioni regionali, sempre del 2012. Le indagini si fondano su intercettazioni ambientali. Stando a quello che emerge in queste ore, sembrerebbe che alcuni esponenti di Cosa nostra, alle elezioni comunali del 2012, cercavano voti in favore di Giuseppe Bevilacqua. Che, però, non sarebbe stato eletto al Consiglio comunale di Palermo (è risultato il primo dei non eletti). Per la cronaca, non è la prima volta che dalle indagini della magistratura emerge l’interesse della mafia di Palermo per candidati che poi, però, non risultano eletti.

Il quadro a noi sembra un po’ confuso. Perché noi siamo stati testimoni delle elezioni comunali di Palermo del 2012. La confusione è regnata sovrana, in occasione dello spoglio delle schede dei candidati al Consiglio comunale. Tant’è vero che i risultati sono stati resi noti dopo circa un mese, come avveniva negli anni passati in certi Paesi del Sud America controllati dalla Cia! E non sono stati risultati convincenti. Non sono stati pochi i candidati che hanno denunciato la scomparsa di voti in tanti seggi. L’unica cosa certa che ricordiamo delle elezioni comunali del 2012 è stata la confusione. E il dubbio, tutt’altro che campato in aria, di brogli elettorali.

Stando sempre a quello che sarebbe emerso dalle indagini, promesse di soldi e favori – magari assunzioni – avrebbero riguardato anche le elezioni regionali celebrate alla fine di ottobre del 2012. Questo è quanto che la Procura di Palermo guidata da Francesco Lo Voi contesta agli indagati. 

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