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New York è come Instagram

Come sui social network la vita è tutta rose e fiori, della città si racconta solo il bello

new york instagram
Alimentati da cinema e TV, ci sono tanti stereotipi sulla Grande Mela. Tra blatte e clima impossibile, la realtà è spesso più prosaica dei racconti, ma a volte sa sorprendere con la sua umanità

New York è come Instagram. Non solo perché è uno dei set migliori per foto di sicuro successo sui social, senza neanche l’impiego di troppi filtri, ma perché New York, in sé, ha proprio un effetto simile a quello della vita iper pimpata sui social network. Non voglio dire che quello che è rappresentato sui social sia completamente fake come suggeriscono tante divertenti parodie, ma è evidente che i social non sono la vita reale, ne raccolgono solo i momenti migliori, con i giusti filtri.

Contrariamente a tanti, io penso che questo non ci renda affatto più superficiali, ma ci insegni a stare più attenti ai dettagli, a guardare il lato positivo delle cose, a trovare sempre un po’ di bellezza in ogni situazione. Per intenderci, se prendete il mio profilo Instagram la mia vita vi sembrerà favolosa, tutta bollicine e pancakes, ma chi mi conosce sa che la mia vita vera non è certamente solo questo, anzi.

Vivere a New York in primis significa svegliarsi la mattina e avere a che fare con le blatte. Non c’è un appartamento di New York esente dalla presenza di blatte e topi. Potete cercare faticosamente di mantenere uno standard igienico europeo (ecco, anche l’igiene è una cosa che qui manca assolutamente, soprattutto per quanto riguarda l’igiene intima, pensate a cosa significa una vita con Bergdorf Goodman a un quarto d’ora di metropolitana, ma senza bidet e saponi intimi, ne vale veramente la pena? Non lo so, me lo chiedo spesso), dicevo, potete cercare di tenere pulite le vostre case in maniera maniacale, ma non vi libererete dalle blatte e dai topi che sono onnipresenti. Ecco, questa è una delle verità sulla mia vita a New York, ma di certo non mi metto a fotografare e condividere sui social, la famiglia di topi che incontro ogni mattina quando scendo a buttare la spazzatura in cantina.

Una persona che mi segue su Instagram, una volta mi ha scritto: “Che cielo blu che c’è sempre a New York”. No, caro amico, devi capire che il cielo blu c’è nelle foto che decido di pubblicare, ma a New York come in qualsiasi altra parte del mondo, il cielo è spesso molto grigio, anche oggi che ti sto scrivendo. Il clima è una delle cose più difficili da sopportare di New York, ma quello non si può fotografare, così chi vive lontano pensa che questo sia un posto meraviglioso in cui il cielo è sempre blu e ogni tramonto spezza il fiato, quando in realtà le volte che vedi il tramonto in un mese di quelli in cui non stai trincerata in casa per via del freddo, si contano sulle dita di una mano.

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Dici la parola New York e fai venire gli occhi a cuore al 90% degli interlocutori. “Vivo a New York” quasi sempre provoca reazioni di entusiasmo smodato. Poi non importa se a 40 anni vivi con 4 coinquilini e avete un unico bagno in comune che oltretutto si trova all’esterno dell’appartamento, per il tuo interlocutore resti un super figo per il semplice fatto che vivi a New York. La Big Apple fa questo effetto. Sarà per questo che tante persone bluffano quando si tratta di New York. Non avete idea di quante persone conosco che passano qui pochi giorni l’anno e che sui loro profili Facebook scrivono che vivono a New York, pubblicando poi foto “d’archivio” scattate qui in cui fanno finta di essere a New York, mentre si trovano da tutt’altra parte.

Insomma l’ “effetto New York” andrebbe studiato esattamente quanto l’effetto dei social network. Attorno a New York ci sono convinzioni comuni che si sono radicate grazie ai film, ai telefilm e ai social network, ma provate a venire qualche mese qui sul serio e vedrete con i vostri occhi la differenza tra la New York dell’immaginario collettivo e quella vera. Per esempio, in quanti di voi pensano che New York sia la città che non dorme mai? Vi immaginate che ci sia una gran vita a ogni ora, vero? Non è così. New York dorme, eccome! Certo, di notte qua e là, troverete pochissimi locali pochissimo frequentati che davvero stanno aperti tutta la notte. Si tratterà soprattutto di diner che troverete frequentati da personaggi alla Allen Ginsberg, ma toglietevi dalla testa l’idea di mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora e anzi, tenete ben presente che qua si fa tutto prima. L’aperitivo si prende verso le 18, poi si cena verso le 19:30 e le cucine di quasi tutti i locali chiudono tra le 22:30 e le 23:00.

Un altro pregiudizio che sono felice di sfatare è quello della grande città senz’anima tutta palazzoni e niente rapporti umani. Non è assolutamente così. New York è un macrocosmo pieno di piccolissimi microcosmi che si intersecano. La vita di quartiere è molto importante qui e non solo quella del quartiere, anche quella dei block. Quello del block è un concetto molto americano che si riferisce generalmente a veri e propri “blocchi” tendenzialmente rettangolari di case circoscritti da quattro vie. A New York l’eccezione è la regola e nel West Village ancora di più perciò spesso il concetto di block si dilata come nel caso dell’area in cui vivo che è dentro al BBC che non sta per il famoso canale televisivo. È una delle sigle che i New Yorkers amano tanto e sta per Bedford Barrow Commerce, ovvero le tre strade che compongono un blocco davvero singolare che è tutto tranne che rettangolare.

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Il bello è che a New York ci sono un numero quasi infinito di piccole associazioni di neighborhood o anche solo di block, come appunto la BBC perciò non ci si sente mai soli e c’è ampiamente modo di fare una vita di quartiere che chiunque non viva qui davvero non immagina. L’altro giorno, per esempio, sono tornata da un viaggio e il taxi si è dovuto fermare perché la strada era chiusa perché c’era la fiera annuale del BBC. C’erano bancarelle di artigianato, stand con piccole delizie, concerti. L’atmosfera era quella di una piccola fiera di paese in cui tutti conoscevano tutti e incredibilmente, anche io che vivo qui da pochi mesi ho visto parecchi volti conosciuti, tanti sorrisi e la voglia di restare all’aperto a fare festa nonostante la pioggia. È stato bellissimo essere accolta così dal mio block. Mi ha fatto sentire abbracciata dalla mia comunità. Poco importa se è una comunità probabilmente di passaggio, se sono appena arrivata e chissà quando me ne andrò, magari presto. Finché sono qui sono di questo posto e gli altri sono esattamente nella mia stessa posizione: in transito, ma stabili. Scattano delle solidarietà che possono durare un giorno o tutta la vita. Questa è la vera ricchezza di New York, l’umanità.

Insomma New York è molto peggio e molto meglio di come sembra. In molti mi dicono che da come ne parlo, non si capisce se questa città la amo alla follia o la odio ferocemente. Il fatto è che sono vere entrambe le cose. Di certo, cerco di mettermi in gioco e conoscerla sul serio, senza filtri, senza pregiudizi, spesso senza difese.

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