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Scrivere in inglese? Chiedi aiuto a Ludwig

Una startup italiana lancia una piattaforma che facilita la scrittura in inglese

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L’algoritmo di Ludwig attinge a un’enorme banca dati composta da testi di giornalisti, scrittori, ricercatori allargando l’universo delle frasi affidabili da confrontare con la propria traduzione. Abbiamo intervistato Roberta Pellegrino, design manager del progetto

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Vivendo e lavorando in un mondo multilingue, la scoperta di software di traduzione è sempre una conquista. Mi sono imbattuta in Ludwig quasi per caso grazie a una recensione online e da subito mi ha intrigato l’approccio: invece di essere un software di traduzione automatica oracolare, si propone come strumento di supporto che, attraverso il confronto con i contesti d’uso di fonti affidabili, porta l’utente a trovare il miglior modo di esprimere un concetto in lingua Inglese.

Un metodo simile, ma non automatizzato, è da tempo disponibile nei Forum di discussione del traduttore WordReference che uso spesso per togliermi dubbi circa il corretto uso di una parola in un contesto. La differenza è che l’algoritmo di Ludwig attinge a un’enorme banca dati composta da testi scritti da giornalisti, scrittori, ricercatori ed altri eruditi, per cui l’universo delle frasi affidabili da confrontare con la propria traduzione si allarga enormemente.

Quando poi ho saputo che la startup era frutto della creatività e dell’ingegno italiani (siciliani per la precisione), ho deciso di intervistare uno dei founder, Roberta Pellegrino, la design manager del progetto. Inoltre ho deciso di testarlo nella traduzione della versione in inglese di questo articolo, i lettori potranno giudicare i risultati direttamente.

Chi sono le persone che compongono il vostro team?

“L’ideatore e capitano della nostra squadra è Antonio Rotolo, un archeologo che nel 2014, dopo 6 mesi da borsista nel prestigioso MIT di Boston, decide di dedicarsi anima e corpo a Ludwig, col sogno di dare a tutti la possibilità di scrivere facilmente in inglese colmando il gap coi propri colleghi madrelingua. Io mi occupo di brand identity, ho studiato filosofia del linguaggio, poi scienze cognitive e sono specializzata in processi decisionali. Borsista in Sicilia ed in trasferta alla Wharton Business School di Filadelfia da più di un anno, sto per completare un dottorato in Management. Gli altri membri del team sono: Federico Papa, avvocato esperto di diritti d’autore e di tutto ciò che riguarda tecnologia e diritto, lui si occupa di amministrazione della società e di aspetti legali legati al nostro database; Francesco Giacalone è il designer e front-end developer; Daniele Tagliavia, ex giornalista, ha la mission di far conoscere Ludwig al mondo e Antonino Randazzo, esperto di linguistica computazionale, dirige il nostro team di sviluppo software”.

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Come vi siete conosciuti?

“Siamo tutti siciliani.  Antonio e Federico sono amici da vent’anni e sono stati compagni di scuola dalla prima media fino alla maturità. Io ho conosciuto prima Antonio: era seduto sulla sua Vespa davanti ad un locale di Palermo, cominciammo a parlare di libri, viaggi, sogni e non smettemmo più. Tramite Antonio, qualche giorno dopo, conobbi Federico. Fu simpatia travolgente a prima vista e con entrambi iniziò un’amicizia vera, bella e piena di stimoli, di quelle che ti fanno venire voglia di condividere insieme progetti importanti. Anche con Francesco Giacalone e Daniele ci conosciamo dai tempi della scuola. Io però conobbi Francesco molto meglio quando viveva a Lisbona, da lì affittammo un pulmino e guidammo fino a Granada, per andare a trovare Antonio che a quei tempi aveva cominciato il dottorato in Spagna. Una volta partiti con Ludwig, abbiamo cercato in lungo e largo gli ingegneri che facessero al caso nostro e abbiamo poi incrociato la passione, l’ingegno e le competenze di Antonino, Francesco Aronica e Salvatore”.    

Come è nata l’idea di creare Ludwig?

“Ludwig è nato dal nostro bisogno quotidiano di scrivere in inglese e dal disagio di non sentirsi mai sicuri nonostante anni e anni di studio ed esperienze all’estero. L’idea è venuta ad Antonio durante la sua esperienza al MIT. Poi a Palermo davanti ad una birra Antonio l’ha descritta a me e a Federico. Anche noi alle prese con il dottorato e l’esigenza di scrivere continuamente in lingua inglese ne rimanemmo affascinati. Avevamo già da tempo in mente di cominciare qualcosa di grande insieme, ma l’idea di Ludwig ci diede lo slancio di cui avevamo bisogno. Chi meglio di noi, che conosciamo benissimo il problema di scrivere in Inglese, può progettarne una soluzione? Così abbiamo deciso di fondare la nostra prima startup”.

Avete già ottenuto un investimento?

“Sì, nel 2014 l’idea di Ludwig è stata premiata dal Working Capital di Telecom Italia ottenendo un seed funding da 25.000 euro e la partecipazione al programma d’accelerazione d’impresa di Telecom”.

Non pensate che Google Translate sia già un buon traduttore? Io personalmente lo uso frequentemente e sono molto soddisfatta dei risultati, specialmente negli ultimi tempi la qualità delle traduzioni è aumentata immensamente.

“Google Translate è uno strumento avanzatissimo, non a caso è una delle priorità di Larry Page e, come dici tu, i miglioramenti sono percepibili, giorno dopo giorno. Questo è solo un bene per Ludwig, che ne sfrutta la parte buona (il plug-in che permette agli utenti di digitare frasi in qualsiasi lingua del mondo) e aggiunge il tassello fondamentale che gli manca: il confronto con testi affidabili, scritti da esseri umani,  che permette agli utenti di verificare la traduzione fatta da Google. A differenza di Google, noi non offriamo un software di traduzione automatica bensì  uno strumento di supporto che introduce il fattore umano: l’utente ottiene come risultato della sua ricerca testi di qualità scritti da altre persone che può imitare e dalle quali può imparare. Cosa c’è di più bello che imparare da altri esseri umani che sanno come scrivere meglio di noi?”.

Qual è il vostro modello di business?

“Attualmente Ludwig è una web page gratuita e tale resterà. Vogliamo dare a tutti indistintamente l’accesso al nostro strumento. In più, questa strategia di apertura ha il fine di creare un bacino di utenti numerosi ed entusiasti: ad ora abbiamo circa 35.000 utenti attivi al mese provenienti da 160 paesi del mondo e contiamo di arrivare a 100.000 entro fine anno. Questo non ci impedirà di cominciare a monetizzare tramite altri canali quali sottoscrizioni premium, pubblicità e sviluppo di software ottimizzato per la ricerca testuale ad hoc per società partner”.

Come vedi il futuro di Ludwig?

“A settembre, lanceremo l’app desktop e l’app mobile. La prima in particolare permetterà di utilizzare Ludwig comodamente da qualsiasi text editor senza dovere andare sulla pagina web. Questo segnerà un netto miglioramento nell’usabilità e sarà la prima feature a pagamento. Successivamente svilupperemo altre funzioni.  Inoltre, stiamo lavorando a partnership con prestigiose università Italiane e straniere, con scuole di Inglese interessate ad integrare Ludwig nelle loro piattaforme di e-learning e con importanti editori”.


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