Cerca

LifestylesLifestyles

Commenti: Vai ai commenti

New York Loves Italy anche in digitale

Gianni Riotta e Sreenath Sreenivasan parlano di "Sfide digitali tra tradizione e innovazione"

Le nuove frontiere digitali, raccontate dal giornalista Gianni Riotta e l'esperto di tecnologie digitali Sreenath Sreenivasan, sono state il tema del primo appuntamento di New York Loves Italy, un ciclo di incontri promosso dal Consolato sulle sfide comuni alla Grande Mela e al Belpaese

Con un focus sul mondo del web si è inaugurato il ciclo di incontri New York Loves Italy sostenuto dal Consolato Generale d’Italia a New York e dedicato alle sfide che la Grande Mela e il Belpaese hanno in comune. Il console Francesco Genuardi immagina questo ciclo di appuntamenti come una Piazza Italia, dove si incontrano storie, energie, valori, creatività. Un luogo, dove il futuro non è un percorso da solitari esploratori, ma può essere coniugato dalla parola “insieme” sia per la Grande Mela che per l’Italia.

“Vorremmo dare a questi incontri su scienza, cibo, sport e innovazione – ha detto il console – il tono della leggerezza pensosa di Italo Calvino. E quindi da un lato affrontare temi cruciali per il nostro tempo e per le relazioni tra New York e l’Italia, ma dall’altro farlo con in mano un drink”. Sponsor infatti di queste serate che ogni due mesi si terranno a Park Avenue, sarà l’azienda italiana Campari.

Gli enormi investimenti che Amazon, Google e Apple stanno facendo in diverse città italiane sono stati l’ispirazione del primo di questi incontri one to one dedicato alle Sfide digitali tra tradizione e innovazione.

Gianni Riotta, professore alla Princeton University, editorialista de La Stampa e già direttore del Tg1 e de Il Sole 24 Ore, e Sreenath Sreenivasan, Sree per gli amici, chief digital officer della Città di New York, digital director del Metropolitan Museum e docente alla scuola di giornalismo della Columbia University, si sono raccontati al pubblico non tacendo le loro storie di vita e le esperienze di lavoro, unite alla passione per il digitale che li sfida ogni giorno a interrogarsi sulla nuova identità dell’uomo tecnologico e sulle risposte tecniche che un mondo interconnesso richiede.

new-york-loves-italy-tok

Da sinistra Sreenath Sreenivasan, Gianni Riotta e il Console Francesco Genuardi.

Il futuro del romanzo è una rete” affermava lo scrittore Italo Calvino, che già nel 1966 durante una conferenza aveva profetizzato l’avvento di computer nella scrittura dei romanzi, in totale autonomia.

Anche Riotta ha esordito nel suo discorso citando il visionario scrittore italiano a sottolineare che l’innovazione tecnologica è stata quasi ossessionante per l’Italia degli anni ’60 mentre adesso “si vive più interessati al passato che al futuro”. Il quadro che il giornalista ha dipinto riporta anche pennellate più intime che evidenziano quanto il rapporto e l’interazione con la tecnologia lo abbia di fatto cambiato.

“Quando nel 2013 ho frequentato il corso che Sree teneva alla Columbia University – ha confessato Riotta – ho visto in atto una rivoluzione perché non siamo solo noi a cambiare le macchine, ma anche le macchine ci cambiano”.

Il feeling con l’Italia di Sreenath Sreenivasan parte da lontano, da quando aveva sette anni e fece un viaggio a Venezia, Milano e dintorni che gli cambiò la vita. “L’amore incondizionato sbocciato in quelle poche settimane è diventato negli anni amore per il design, per la lingua e per la letteratura italiani. E quando mi trovavo al Met, l’Italia è stata sempre tra le maggiori protagoniste delle esposizioni”, ha raccontato annunciando poi in anteprima che il suo Thanksgiving lo trascorrerà a Torino dove terrà una lezione magistrale per l’inaugurazione della scuola di giornalismo digitale. Il suo attuale incarico a capo dell’ufficio digitale della Città di New York ha una sola ragione: rendere la città più friendly e più trasparente.

Il serrato botta e risposta che ne è seguito ha aperto scenari di lettura sull’oggi di istituzioni, imprese, singoli cittadini a confronto con la rete sempre più casa quotidiana di milioni di persone.

new-york-loves-italy-t1“Quando si introduce un’innovazione digitale in una grande istituzione bisogna sempre rispondere anzitutto alle necessità del personale interno perché questo ti risparmia dai fallimenti, uno dei timori più grandi di questi enti”, ha esordito il guru dell’informatica, suggerendo all’Italia le piste ancora inesplorate che il Paese potrebbe percorrere in ambito digitale. “Ad esempio – ha detto– nei musei: raccontare le storie dietro le opere d’arte e i personaggi delle opere d’arte. Rendere fruibili anche ai non vedenti o ad altre categorie svantaggiate l’accesso ai capolavori d’arte e di bellezza”.

I consigli professionali hanno anche un riflesso nella vita familiare: nella cucina di Sree all’ora di cena, la tecnologia è proibita perché prioritario è il rapporto tra le persone.  “Lo fanno anche tanti manager a Wall Street che quando vanno a pranzo mettono il cellulare al centro del tavolo e chi osa lasciarsi tentare da un messaggio o dalla posta, offre per tutti”. Da non sottovalutare, poi, per Sree un rischio per il nostro cervello: “Essere multitasking tutto il tempo non va bene per il cervello perché rischiamo di non sapere più dove siamo e cosa stiamo facendo”.

Riotta, intervistatore ironico e provocatorio, non si risparmia anche lui confidenze personali, come la sua reazione nei confronti di uno scrittore che contestava il Nobel a Dylan. “Ho scritto un tweet feroce sull’onda dell’emozione, ma non l’ho spedito perché volevo pensarci bene e pensare alle conseguenze. Dopo venti minuti, dopo averlo rivisto l’ho messo in rete. Il modo migliore per proteggersi dagli errori digitali è avere lo stesso comportamento che si usa alla guida di una macchina, dove è prioritario restare vivi e non tanto seguire le regole. Per cui se guidi non bere e lo stesso vale per Twitter: se ti guidano troppo le emozioni devi staccare”.

Non sono mancati poi i resoconti su alcune sperimentazioni letterarie ad opera delle macchine capaci di scrivere piccole storie.

Riotta ha poi raccontato di alcuni esperimenti alla Princeton University e di alcuni progetti digitali portati avanti con l’Università Luiss di Roma. “Il mondo dell’istruzione – ha detto– non è molto cambiato negli ultimi 20 anni mentre è radicalmente cambiato il modo in cui le persone imparano. E non si tratta solo dei corsi online o dei webinar, ma è soprattutto l’interazione tra studenti e professori a essersi trasferita sulle multi piattaforme del digitale, luoghi dove le persone vivono e possono capirsi tranquillamente.

Nel corso della serata, anche un messaggio dell’ambasciatore Varricchio, che ha sottolineato la crucialità di questi incontri e annunciato una novità: la digitalizzazione della diplomazia italiana in via di sperimentazione su piattaforme social adeguate per offrire maggiori benefici e più velocità ai cittadini che usufruiranno dei vari servizi.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter