Cerca

LifestylesLifestyles

Commenti: Vai ai commenti

Solo un bacio vero ti unisce nel corpo e ti rapisce l’anima

Appena trascorsa la giornata internazionale del bacio, qualche riflessione

Times Square, New York, 14 agosto 1945: è finita la guerra e un marinaio bacia un'infermiera. La celebre foto di Alfred Eisenstaedt che apparse sulla rivista "Life" e che diventò l'immagine simbolo della fine della Seconda guerra mondiale. (Life Pictures/Getty Images)

Il bacio è sesso, perché è attrazione, passione, desiderio di entrare l’uno nell’altro, fondersi. Il possesso del corpo intero avviene attraverso il bacio. Ma è anche ben altro. Perché si bacia a occhi chiusi? Per abbandonarsi completamente, dare tutto se stessi, scomparire nell’amato. Come disse anche Casanova, col “bacio succhio l’anima”

Il 6 luglio è stata la giornata mondiale del bacio, istituita nel 1990 dall’Inghilterra per celebrare lo straordinario potere dei baci. Casomai ce lo dimenticassimo. In effetti, di questi tempi, si parla di tutto meno che di baci, quelli d’amore, intendo. L’amore scarseggia, ma anche chi dice di amarsi si bacia poco dopo i primi tempi di una relazione. Perché? Scema la passione. Ecco allora che i giornali si prodigano a elencare i vantaggi del bacio: rafforza l’organismo, combatte lo stress e spiana le rughe. Sicuro, ma solo se si tratta di un bacio vero, non un bacio falso, fatto alla bisogna. Il bacio è alla base dell’attrazione sessuale, non un esercizio ginnico. E come si fa a scrivere che il bacio è meglio del sesso? Il bacio è sesso, perché è attrazione, passione, desiderio di entrare l’uno nell’altro, fondersi. Il possesso del corpo intero avviene attraverso il bacio.

La scultura del Canova

Come dovrebbe essere un bacio? Non si ha bacio senza abbandono. Un bacio rapisce l’anima. E’ Psiche che si fa prendere da Eros. Sublime la scultura del Canova. Tra i tanti baci dello schermo, il più erotico è quello dato da Lancillotto alla regina Ginevra, ne “Il primo cavaliere”. Ogni donna vorrebbe essere baciata come Richard Gere bacia Julia Ormond. Con vigore, con fervore, con struggimento. Sanno che è il primo e l’ultimo bacio e si baciano per sempre. Sentono che il loro bacio non finirà mai. Il dopo non esiste.

 

“Fu certo l’ultimo bacio – scrive Bettina Brentano a Goethe – e credevo di dover rimanere per sempre appesa alle tue labbra”.

Il bacio è il ratto ancestrale, la soddisfazione del desiderio: “Finalmente ti ho baciata” e “Finalmente sono stata rapita”.

Salomè di Wilde si vendica di Iokanaam perché non ha voluto baciarla: si fa portare la sua testa. Poi la bacia. La Pentesilea di Kleist divora l’amato Achille: “Baci… morsi… E chi ama di cuore può scambiare l’uno con l’altro. L’ho baciato a morte?” E la Salambò di Flaubert seduce Matho che assedia Cartagine, sussurrandogli: “Bramo gli amplessi dei serpenti e i baci ruggenti che si danno i leoni”, poi gli strappa il cuore. Queste donne sono in guerra e non lo dimenticano benché siano pazzamente attratte dal nemico. Il confine tra amore e distruzione è labile, perché amore è conquista. C’è sempre uno che perde. Prima o poi. Nel non concedersi c’è l’istinto di protezione. Narciso infatti si salva dall’amore perché ama compiutamente se stesso.

Ma perché si bacia a occhi chiusi? Ti abbandoni completamente, dai tutto te stesso, vuoi scomparire nell’amato. Paradossalmente è una resa, un mancamento, quasi un’aspettativa di morte. Il furore del desiderio porta con sé questo lento morire, che non è conscio, altrimenti non ci si bacerebbe più. Per Casanova era un atto vampiresco: “Nel bacio succhio l’anima”. Mantenersi in vita attraverso il bacio? Eh sì, l’ossitocina è un ormone che sprigiona davvero linfa vitale.

Ma può il bacio essere l’anticamera della fuga? Per alcuni la soddisfazione del desiderio conduce alla fine del rapporto. Salvo poi struggersi nella mancanza. E forse Platone aveva ragione: l’amore si sente quando non c’è.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter