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Lady Liberty, la dea neopagana ospitale quasi come gli antichi Greci

C'è un parallelismo interessante tra il ruolo simbolico assunto dalla Statua della Libertà e il concetto di "ospitalità" nell'antica Grecia

La Statua della Libertà

Presso gli antichi l'ospitalità si reggeva su un sistema di tre leggi non scritte: il rispetto del padrone di casa verso l'ospite, il rispetto dell'ospite verso il padrone di casa, la consegna di un "regalo d'addio" all'ospite da parte dell'ospitante. Un po' come, se vogliamo, è successo in parte nell'America dal '900, in cui la Statua della Libertà è divenuta simbolo di speranza per tanti emigrati, che però sono dovuti sottostare a regole sempre più ferree

È il 1886: irrompe nella Storia degli Stati Uniti d’America la Statua della Libertà, probabilmente il monumento più noto al mondo, la grande dea che scruta il mare a New York City, dai suoi 93 metri di altezza che rendono Lady Liberty visibile da oltre 40 km di distanza, con i 47 metri di piedistallo che la offre all’ ammirazione di tutti gli uomini. Si tratta di una sagoma in acciaio rivestita di 300 làmine di rame. Tre grandi nomi sono legati al destino del Colosso: René de Laboulaye, ideatore della Statua, Auguste Bartholdi, scultore e Gustave Eiffel (creatore della Torre), ingegnere, che si occupò della logistica delle 1.883 casse, numerate e catalogate per il futuro assemblaggio (per far loro passare l’oceano, furono necessari molti viaggi di una nave peraltro di stazza modesta e la Statua, che avrebbe dovuto esser pronta per il centenario della Dichiarazione d’Indipendenza, nel 1876, fu inaugurata solo dieci anni più tardi).

I nuovi immigrati, all'arrivo a New York, salutavano la Statua della Libertà, simbolo di un nuovo inizio

I nuovi immigrati, all’arrivo a New York, salutavano la Statua della Libertà, simbolo di un nuovo inizio

La Statua della Libertà, al pari della piramidale Tour Eiffel (la piramide-obelisco del Progresso che sfida il cielo) è un oggetto di culto della “religione civica” che si esprime tanto spesso – almeno dalla Rivoluzione francese in poi – attraverso un simbolismo neopagano. La Libertà, come la Ragione, la Patria e la Natura, sono “figure femminili” che si possono raffigurare come “dee” e che, sovente, assumono forme che rinviano all’archetipo della Magna Mater – ad esempio, Iside, o a quello greco della saggia e guerriera Athena. Nel 1924 Lady Liberty – ormai divenuta un simbolo di speranza per tanti emigranti – fu dichiarata monumento nazionale: sappiamo che la costruzione e la sistemazione erano state aiutate grazie a un’entusiastica raccolta di fondi. Una poesia ad essa dedicata da Emma Lazarus, (1849/1887) “The New Colossus”, recita fra l’altro: «…Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste a me, e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata…».

Emma Lazarus

Dopo la sua morte, la portata della sua vita e della sua carriera furono oscurate dalla fama di “The New Colossus”. Nel 1903, infatti, alcuni versi del sonetto composto per la gara d’asta del 1883, vennero incisi sul piedistallo della Statua della Libertà, per iniziativa di Georgiana Schuyler, ammiratrice della giovane poetessa. Quando Emma compose il testo, non aveva ancora veduto la statua di Bartholdi e, tre anni dopo, il 28 Ottobre 1886, mentre il Presidente Cleveland svelava la Libertà che illumina il mondo, lei si trovava in Europa, già preda del male che di lì a poco l’avrebbe divorata. Nel testo ritroviamo oggi tutto quanto per secoli gli Stati Uniti hanno rappresentato per il mondo intero. Lady Liberty, messa a confronto con il colosso di Rodi, incarna iconograficamente quel faro di speranza per gli immigrati in cerca di una nuova casa. Una casa che è la terra di tutti, una casa che si fa carico delle loro sorti…

“Non come il greco bronzeo gigante

Sopra ogni sponda despota predace:

Qui, su le soglie ove son l’onde infrante

S’ergerà la gran Donna dalla face

Che fe’ prigione il lampo, e un nome santo

Avrà: Madre degli Esuli. Il vivace

Suo faro invita il mondo, e il pio sembiante

Scruta il mar che tra due città si giace.

Antiche terre, – ella con labbro muto

Grida – a voi la gran pompa! A me sol date

Le masse antiche e povere e assetate

Di libertà! A me l’umil rifiuto

D’ogni lido, i reietti, i vinti! A loro

La luce accendo su la porta d’oro”.

L’ospitalità un tema attuale molto dibattuto, soprattutto oggi, con le sue motivazioni giustificabilissime sia favorevoli sia contrarie, ma soprattutto un leit-motiv classico: com’era intesa dai Greci antichi? La  “xenia” (in greco “xenía”) riassume il concetto dell’ospitalità e dei rapporti tra ospite ed ospitante nel mondo greco per il quale esso costituiva un aspetto di grande rilievo. Essa si reggeva su un sistema di leggi non scritte che si possono riassumere in tre regole di base: il rispetto del padrone di casa verso l’ospite, il rispetto dell’ospite verso il padrone di casa, la consegna di un “regalo d’addio” all’ospite da parte dell’ospitante. Il padrone di casa doveva essere molto gentile e disponibile e fornire a colui che aveva accolto in casa cibo e bevande, la possibilità di lavare il corpo e indossare vesti pulite. Non era considerato comportamento educato porre domande fino a che l’ospite non lo avesse “concesso”. Ciò era molto importante perché si pensava che gli dei potessero assumere sembianze umane: se il padrone di casa avesse trattato male un ospite dietro le cui vesti ci fosse stato un dio, sarebbe potuto incorrere nella terribile punizione divina. Il dono finale d’addio dimostrava che il padrone di casa era stato felice di avere  accolto l’ospite. Da parte sua l’ospite doveva essere assolutamente corretto, non invadente, e doveva rispettare tutte le regole e le tradizione della “oikìa” (in greco “casa”) che l’aveva ospitato. La xenia comportava anche il dovere di ricambiare l’ospitalità ricevuta e quello di badare a qualunque ospite. Il dio greco Zeus veniva a volte indicato con l’epiteto di “Xénios” “ospite” ad indicare, fra gli altri suoi attributi, anche quello di protettore dei viandanti. Questo mostra come il concetto di ospitalità fosse incarnato profondamente nella spiritualità greca.

Odisseo mentre scaglia la freccia contro Antinoo

Nell’”Odissea” del poeta greco Omero troviamo un episodio significativo: Antinoo, uno dei Proci, cioè dei Pretendenti della regina Penelope, insulta e colpisce brutalmente un viandante che si è presentato a palazzo in misere vesti di mendico, sotto cui si nasconde naturalmente il vero padrone di casa, Odisseo, ma il suo comportamento è disapprovato fortemente persino dai suoi compagni, gli altri Proci, ben consapevoli di come dietro ad un viandante potesse celarsi la presenza di una divinità, in una di quelle frequenti teofanie intente ad osservare gli uomini e i loro comportamenti, retti o turpi che essi fossero. Si può osservare che la guerra di Troia, descritta nell’ ”Iliade” di Omero, contiene una chiave interpretativa che la legge come il risultato di una violazione delle norme della xenia. Paride Alessandro, troiano, ospite del re greco di Sparta, Menelao, infrange gravemente i vincoli dettati della xenia, seducendo Elena, la bellissima moglie del re, e sottraendola al padrone di casa. Siccome una simile violazione della sacralità della xenia si risolveva in un’offesa all’autorità di Zeus, gli Achei, dunque, nel vendicare questa trasgressione, obbedivano ad un dovere religioso che ritrovava nella famosa guerra di Troia, a tutti ben nota, la sua logica conseguenza. Ancora nell’Odissea, ricordiamo l’episodio in cui Ulisse, dopo varie peripezie, naufraga presso le terre di Alcinoo, re dei Feaci, e viene accolto con tutti gli onori possibili nel palazzo reale dalla figlia del re, Nausicaa.

Statua della Libertà

Molto suggestiva per la storia dell’antropologia, la “teoria del dono” di Marcel Mauss,  anche se oggi viene tuttavia considerata superata da qualcuno: lo scambio dei beni, anche se non fondamentale, è uno dei modi più comuni e universali per creare relazioni umane, ma se l’equilibrio non viene ristabilito ricambiando il dono, lo scambio viene interrotto e la forza si scatena contro il trasgressore. Il modello concettuale della Statue of Liberty è il famoso Colosso di Rodi, cioè l’immensa statua-faro raffigurante il dio Apollo che nell’antichità dominava il porto dell’isola di Rodi e che era ritenuta una delle sette Meraviglie del mondo. La sua concezione simbolica è ispirata ad un semplice, elementare classicismo il messaggio del quale è comprensibile a tutti. Fasciata in un semplice peplo greco, cinta di una “corona radiale” la severa figura muliebre ritratta rappresenta la Libertà che con la sua face luminosa illumina il mondo mentre, col braccio destro, sorregge le due tavole mosaiche della Legge le quali recano la fatidica data del 4 luglio 1776, il giorno della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Se la forma delle tavole rimanda alla tradizione mosaica, quindi biblica, la statua appare invece ispirata nel suo complesso alla cultura classica, in particolare ad Athena, dea della saggezza, della sapienza, delle arti e della guerra, nota anche come Pallade, figlia prediletta di Zeus. Athena è nata, infatti, armata completamente dal cervello di Zeus, spaccato con un’accetta da Efesto, dopo che Zeus aveva inghiottito la prima moglie Metis. Athena è una divinità che difende gli eroi positivi, le donne industriose e gli artigiani, protettrice del lavoro, dell’operosità, dell’ intraprendenza, dello spirito d’imprenditorietà, del commercio e dell’industria, tutti caratteri che connotano il popolo americano. Lei insegnò agli uomini la navigazione, ad arare i campi, ad aggiogare i buoi, a cavalcare,mentre alle donne a tessere, a tingere e a ricamare.  È venerata presso i Romani col nome di Minerva. A lei sono simboli sacri: la civetta, la vite, l’ulivo; l’elmo, la lancia e lo scudo; indossa un mantello indistruttibile realizzato con la pelle della capra Amaltea, che aveva protetto e nutritoil padre Zeus. Ma era anche una dea fiera che puniva severamente chi osava competere con lei; numerosissimi sono i miti greci che la vedono in competizione con chi ha osato sfidarla: l’orgogliosissima Pallade trasformò in ragno la fanciulla Aracne (vd.aracnidi) solo perché aveva osato dichiararsi più abile della dea stessa nella tessitura.

E così gli italoamericani, richiamati da intere generazioni dalla fiaccola della Statue of Liberty e accolti con generosità in una terra bellissima e ricca di promesse, sono magnanimi, laboriosi, ricchi di iniziative e fanno onore alla loro terra d’origine, l’Italia, con il suo glorioso e nobile passato.

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