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Partiamo nel 2019 con Gramsci, e quindi con tanto ottimismo della volontà

Le generazioni si riequilibrano e forse sarà un bene, almeno ci speriamo. Questo ottimismo dopotutto è gratis

Un monumento dedicato ad Antonio Gramsci, nel Bronx, New York (Da Flickr, Thomas Hirschhorn, 2013)

Cosa c’è di meglio di persone indifferenti al “privato” altrui; che, magari senza conoscerlo, ha fatto suo il monologo scespiriano di Shylock, ne “Il Mercante di Venezia”?

Anche se con un paio di settimane di ritardo, buon 2019. Chi scrive ha fatto sua una parola d’ordine attribuita ad Antonio Gramsci (che però confessa di averla mutuata dal premio Nobel per la Letteratura Romain Rolland): “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”. L’intelligenza, soprattutto se accompagnata da sguardo sereno verso chi ci (s)governa, induce a credere che sarà già un buon risultato se il 2019 sarà come il 2018. Poi c’è l’ottimismo della volontà. Un misto: tra l’atto di fede, e il vitalismo: oggi meglio di ieri; domani meglio di oggi.

Il 2019, dunque. C’è qualche ragione, per poggiare questo “ottimismo”? Gli esperti di statistica e gli studiosi di flussi demografici, fanno sapere che sarà l’anno del sorpasso dei Millennial (i nati tra il 1981 e il 1996), rispetto i Baby boomer (i nati tra il 1946 e il 1964). Negli Stati Uniti, poi, i Millennial numericamente sopravanzeranno i Baby boomer. Crescono anche i cosiddetti “Zeta”: i nati dal 1996 in poi. Gli “Zeta” comprendono, al loro interno una sorta di intergruppo che gli studiosi hanno battezzato “Generazione Next”. Perché “Next” non è ben chiaro; ad ogni modo pare siano, nell’ordine: socialmente liberali (nel senso di quanto meno tolleranti, se non proprio rispettosi); mentalmente molto aperti, per quel che riguarda le questioni relative al “genere” o alla “razza”; sostanzialmente indifferenti alla religione e alle religioni; molto sensibili, al contrario, ai problemi legati alla tutela del territorio e dell’ambiente. Ad opinione di chi scrive, se questi tre punti corrispondono alla realtà, motivi di ottimismo. Cosa c’è di meglio di persone indifferenti al “privato” altrui; che, magari senza conoscerlo, ha fatto suo il monologo scespiriano di Shylock, ne “Il Mercante di Venezia”?: “…Non ha forse occhi un ebreo? Non ha mani, organi, membra, sensi, affetti e passioni? Non si nutre egli forse dello stesso cibo di cui si nutre un cristiano? Non viene ferito forse dalle stesse armi? Non è soggetto alle sue stesse malattie? Non è curato e guarito dagli stessi rimedi? E non è infine scaldato e raggelato dallo stesso inverno e dalla stessa estate che un cristiano? Se ci pungete non versiamo sangue, forse? E se ci fate il solletico non ci mettiamo forse a ridere? Se ci avvelenate, non moriamo?…”.

Sempre studiosi ed esperti sostengono che questa nuova generazione comincia ad essere insofferente verso tutte le forme di sovrapproduzione che ci sommerge: timorosi, quando non spaventati dalle possibili, probabili, conseguenze e dagli impatti sull’ambiente. La formula coniata è: “Si affermeranno sempre più modelli compatibili con sostenibilità, semplicità, circolarità”. Anche questo, tutto sommato, motivo per coltivare ottimismo.

Pare che nel 2019 si adotterà un vocabolario composto da parole ed espressioni come: “Analogico”, “Cinema totale”, “Elettrico”, “Hyperloop”, “Irlanda”, “New Economy Nations”, “Podcast”, “Pregiudizio dell’Algoritmo”, “She Should Run”, “Tecnologia Discreta”. Poi, magari, qualcuno spiegherà a noi profani se vi sia anche un Cinema parziale, in cosa consista l’Algoritmo con pregiudizio, se sia possibile una tecnologia che rispetti il nostro privato. Però è tutto molto fashion e trendy. Anche nel 2019 sarà molto in voga dire e scrivere: “Stay tuned”, a prescindere dal significato che ognuno darà a questa espressione.

Ma sì: ottimismo della volontà. Tra l’altro, questo ottimismo è gratis, più che una delusione a posteriori non procura. Ci si può stare.

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