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I Ferragnez, la leccata su Tik Tok e l’educazione ai sentimenti

Fedez lecca il piede della moglie Chiara Ferragni su Tik Tok e gli adolescenti impazziscono. Poi la violenza dei testi trap

L’arci Vescovo di Monreale Michele Pennisi propone il vaccino dell’educazione morale contro i virus della nostra società

Avevo già scritto, su questa testata, il mio pensiero sull’esplosione di Tik Tok il social network cinese. Avevo parlato del politico che era sbarcato con i suoi video molto particolari (Matteo Salvini), ma non avevo previsto la leccata di Fedez al piede della moglie Chiara Ferragni, esattamente poche ore dopo l’appello all’Europa del Garante della privacy italiano sui pericoli. Ma andiamo con ordine. E partiamo proprio dall’influencer – imprenditrice e dal cantante che si sono esibiti su Tik Tok con un video che non lascia dubbi: Fedez diventa feticista.

Il rapper è vicino alla sposa che le fa vedere nell’ordine gli occhi, la lingua e i capelli. Lui fa cenno di no con la testa fino a quando lei non gli porge il piede. E Fedez è felice e lo lecca con passione mentre la telecamera riprende. Dura pochissimi secondi ma le giovanissime e i giovanissimi che abitano Tik Tok impazziscono.

@theferragnezBlind love ❤️chiaraferragni♬ suono originale – valerie.casto

Ma proprio sui rischi del social network cinese ha chiesto di fare chiarezza il Garante sulla privacy Antonello Soro. Nelle ultime ore ha chiesto al Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb) di intervenire e ha lanciato la proposta per la creazione un gruppo di lavoro formato da esperti, seguendo la scia dell’indagine fatta sul colosso Facebook. Soro chiede di agira “in maniera forte e coordinata, anche in considerazione della delicatezza e della rilevanza di questo tipo di piattaforme”. Quasi certamente questo delicato tema sarà affrontato alla prossima  riunione plenaria dell’Edpb l’organismo  che mette insieme tutti i Garanti della privacy europei. Si vedranno Bruxelles il 28 febbraio.

In tre anni Tik Tok ha raggiunto oltre 500 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, circa un miliardo quelli registrati, battendo l’azienda californiana che ha ideato Snapchat . I cinesi non fanno misteri. Vogliono “catturare e presentare la creatività globale, le conoscenze e i momenti preziosi della vita quotidiana”. Instagram e Facebook hanno perso utenti a favore di Snapchat . E mentre in Italia, pochi giorni prima di Sanremo, tutti si sono accorti che esiste il trap e che i testi, amati dagli adolescenti, sono di una violenza inaudita, anche la chiesa esprime forte preoccupazione.

Il pensiero critico dell’Arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi è abbastanza diretto:

“Ogni giorno assistiamo a episodi di violenza fisica, verbale e virtuale, che non riguardano solo gli adulti, ma anche giovani e adolescenti, tra i quali la violenza si propaga come un virus subdolo di cui non si rendono conto. Una delle esperienze più amare del mio ministero episcopale si è verificata nel 2008 quando ho avuto un dialogo con un gruppo di ragazzi dopo l’uccisione di una ragazza quattordicenne che era stata violentata, uccisa e gettata in un pozzo da altri coetanei. Con mia grande sorpresa la maggior parte di loro non esprimeva disapprovazione per quest’assassinio ma in qualche modo lo giustificavano. Alcuni di questi ragazzi erano gli stessi che nel 2007 avevano seguito con interesse la fiction’”Il capo dei capi”, identificandosi con Totò Riina e non con il poliziotto Biagio Schirò. La serie televisiva Gomorra ha spaccato l’opinione pubblica fra chi ha sostenuto che la cruda descrizione della cattiveria, analizzata criticamente, serve per combatterla e non per emularla e chi invece è convinto che si tratti di una specie di “droga mediatica”, che in una situazione socioculturale fragile può legittimare comportamenti  devianti in giovani che sentono il fascino del male. Non si può negare che il virus della violenza è trasmesso anche grazie ai social network, che per i giovanissimi sono ormai la principale forma di comunicazione. Oggi l’educatore o il diseducatore più influente è l’ambiente con tutte le sue forme espressive a partire dai mass-media e dai nuovi  virtuali genitori  ed educatori elettronici”.

Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale

Lui stesso ha pensato di lavorare sodo per far conoscere le opportunità della rete ma teme la deriva dei social network:

Essi sono molto di più che meri strumenti e acquistano il valore di fattori costitutivi dell’ambiente vitale delle persone. Il problema non è di demonizzare la Tv o Internet, ma di porre l’educazione consapevole e critica al loro uso tra gli obiettivi fondamentali dei vari educatori. Papa Francesco, in un suo messaggio per la 50° Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali, aveva ricordato come – L’ambiente digitale è un luogo d’incontro, dove si può accarezzare o ferire – . Il progressivo aumento di situazioni di disagio, di violenza, di aggressività verso cose e persone, di un diffuso analfabetismo etico, fa emergere la necessità di ricorrere al vaccino dell’educazione ai valori morali delle nuove generazioni. L’affievolirsi del senso della moralità nelle coscienze e nei comportamenti denuncia una mancanza educativa in rapporto non solo alla formazione sociale dei cittadini, ma anche alla stessa formazione personale. È necessario far emergere nell’opera educativa la dignità e la centralità di ogni persona umana, l’importanza del suo agire in libertà e responsabilità, il suo vivere nella solidarietà e nella legalità. Il senso della moralità non s’improvvisa. Esige un lungo e costante processo educativo. La sua affermazione e la sua crescita sono affidate alla collaborazione di tutti, ma in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alla comunità ecclesiale, alle associazioni giovanili, ai mezzi di comunicazione sociale, ai sindacati, alle organizzazioni di categoria, agli ordini professionali, ai partiti e alle varie istituzioni pubbliche. E’ necessario un lavoro lungo, lento, capillare, volto a educare più che a reprimere, a far capire, più che a promettere premi o minacciare castighi. Per educare – ha concluso Monsignor Pennisi – bisogna essere convincenti da parte degli adulti, accompagnando le parole con la testimonianza di esempi efficaci, che facciano sentire il fascino e la bellezza di una vita buona”.

E’ impossibile dargli torto. E’ l’unica strada percorribile per istituzioni, famiglie, educatori, chiesa e mondo del volontariato. Un doppio canale d’intervento: educare alla gestione delle emozioni e all’uso consapevole delle nuove tecnologie. Ho provato a dirlo tutte le volte che ho potuto. Ma ho la seria impressione che su questo tema, nonostante gli appelli, le prese di posizione, i proclami : l’Italia non “s’è desta”.

Aspettiamo la prossima leccata di piede, allora su Tik Tok, per scandalizzarci ma lasciare tutto come prima.

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