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Panni sporchi, panni puliti: la coscienza delle donne che alle volte si inceppa

La storia di ogni donna si svolge attorno a una lavatrice. Inconsciamente ogni donna opera un rito di ritorno alla purezza. Ma non dei panni, di se stessa

Immagine Francis Ray/Pixabay

Noi donne non dovremmo lamentarci: da quando abbiamo una lavatrice siamo libere di delegarle il lavaggio della biancheria di lui. E che sarà mai azionare la lavatrice? Sarà che la coscienza di lui rimane sporca. Certo, però potrebbe trattarsi anche della coscienza di lei...

“Io sono una donna come tutte le altre” mi dice un’amica. Si sta lamentando di un uomo che è tornato nella sua vita perché, fatti due conti, si è reso conto che è una donna indipendente sia emotivamente che economicamente. E la rivuole. Non vuole più una che si appoggi a lui per essere mantenuta o per far carriera o per tutte e due le cose insieme. Ma la mia amica non vuole un uomo che non le dia quello che ha dato alle altre, perché sarebbe la dimostrazione che non la ama come ha amato le altre. Dice che gli uomini danno solo quando gli viene chiesto con pianti o con ricatti. Insomma quando si inteneriscono: “Poverina…” oppure quando hanno paura che la partner riveli qualcosa di compromettente.

E per che cosa, dice la mia amica, dovrebbe rinunciare alla sua libertà? Qualche cena, un po’ di sesso e un sacco di rotture di scatole. Per non parlare della lavatrice, che dovrebbe fare il lavoro sporco familiare ma che stressa ogni donna che abbia un uomo con camice e calzini da lavare ogni giorno. Perché la lavatrice non si mette in funzione da sola e nemmeno si svuota senza l’intervento del gentil sesso.

La storia di ogni donna si svolge attorno a una lavatrice. La lavatrice pulisce i panni sporchi e te li restituisce candidi, immacolati. Inconsciamente ogni donna, gettandoli nella lavatrice, opera un rito di ritorno alla purezza. Ma non dei panni, di se stessa. Insomma la lavatrice ci dà una certa soddisfazione tangibile quasi che ci lavassimo la coscienza premendo un bottone. Ma la coscienza non è una lavatrice. Anzi, la coscienza è piuttosto una pattumiera perché ci gettiamo dentro le nostre frustrazioni e non ha un bottone da premere. I fardelli nella coscienza, possono solo aumentare, mai uscire. Qualcuna va per anni da psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti, ma risolve poco, se non niente. Perché nemmeno loro possono trovare un bottone che non c’è. Certo, da qualche parte della nostra testa deve pur esserci, qualcuna ha una vera illuminazione e sente il fatidico click. Ma è un evento raro, e talvolta non definitivo.

E’ più facile che si inceppi una coscienza che una lavatrice. Ma che frustrazione continuare a vivere guardando nell’oblò della lavatrice. Aspettando che escano i panni e che tutto prosegua candidamente. Mentre la coppia si detesta, si cornifica, si ignora. E perfino quando i due vanno d’amore e d’accordo la lavatrice si frappone fra loro: è sempre compito della donna fare la lavatrice. E che fatica sarà mai? Dice lui, spaparanzato sul divano a guardare la tv, ostentando il riposo del guerriero. Mentre lei, la guerriera incompresa, continua a estrarre panni, stenderli e a far nuovamente azionare il bottone fino a notte fonda.

Pixabay

Ma com’era la vita di coppia prima dell’invenzione della lavatrice? Diciamo sino a fine ‘800. All’epoca non c’era nemmeno il divorzio e lei per tutta la vita doveva lavare a mano i panni sporchi di lui, a cominciare dai fazzoletti che non erano di carta usa e getta. Venivano più candidi di oggi perché erano lavati in un’acqua salata di lacrime.

Noi donne non dovremmo lamentarci: da quando abbiamo una lavatrice siamo libere di delegarle il lavaggio della biancheria di lui. E che sarà mai azionare la lavatrice? Sarà che la coscienza di lui rimane sporca. Certo, però potrebbe trattarsi anche della coscienza di lei. Ma perché aspettarsi da una lavatrice quello che non può fare? Non è che infilandovi insieme gli indumenti della coppia si risolvono i problemi di coppia. Per quelli c’è un nuovo strumento: la mediazione familiare ossia la centrifuga dell’intimità. Due con l’animo slabbrato si sottopongono al giudizio di un terzo che li guarda dall’oblò mentre stendono i panni sporchi della loro vita davanti a lui. Ognuno recrimina quello che ha patito dall’altro davanti a un giudice che troverà la soluzione egli dirà come condursi. Se poi il problema esposto è solo di natura sessuale, sembrerebbe ancora più imbarazzante parlarne. Invece no, i partner accettano i compiti a casa e si applicano come mai hanno fatto da giovani sui banchi di scuola.

Ma quello che è più ambito è il poter andare in una trasmissione televisiva a lavare i panni sporchi. E qui tutti mettono in piazza le loro miserie urlano come delle lavandaie del secolo scorso.

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