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La miscela segreta

Stili e tendenze della vita Newyorkese visti e raccontati senza fronzoli, opinioni e osservazioni personali da una che la moda l’ha scelta come mestiere, e per farlo ha scelto la grande mela. Perché qui è dove nasce tutto, in fatto di stile. Catastrofiche figuracce e colpi di genio si materializzano costantemente tra le vie della metropoli, che tutto è meno che un noioso gregge di copioni alla Milano da bere. Qui non esiste regola, solo pura espressione personale. Ed è solamente attraverso uno spirito di osservazione sensibile che mi propongo di delineare possibili tendenze tra la moltitudine di colori e sapori che costantemente si mixano e reinventano, mode che lasciano il segno filtrando attraverso l’occhio attento dei fashion media e stilisti per poi giungere (a scoppio ritardato) nel resto del mondo. E se come dice Vivienne Westwood “il buon gusto è una dote più rara dell’intelligenza”, è con umiltà e non con vanto, ma cosciente di possedere quel dichiarato senso di naturale predilezione verso il “bello”, che tutto sommato, distingue e accomuna noi italiani, che mi butto a pieno nell’avventura di questa colonna.

Giunta all’ultimo anno di studi nel design della moda alla Parsons School of Design (sì quella famosa, di “Project Runway”) ho iniziato a fare le prime esperienze nella scena modaiola newyorkese riportando di eventi per la rivista Oggi7. La stereotipica vita da stagista sfruttata l’ho vissuta durante il mio secondo anno di studi, quando assistevo un piccolo ma geniale creatore di gioielli, Castro NYC, in un piccolo studio a Chinatown. Da lì poi l’esperienza nella grande azienda Donna Karan Collection dove ho assaporato l’aria della moda di alto livello, ma fatta con il cuore (anche un po’ italiano di sapienti sarti di casa nostra che da tanto lavorano lì). La prossima avventura è Ralph Lauren, per assistere il disegnatore di borse della collezione. È una questione di mentalità, oltre che di stile, che tanto mi fa innamorare di questa città. Le porte sono aperte a chi vuol dimostrare il proprio valore e voglia di farcela, la meritocrazia quella bella, quella che vedi un annuncio su internet, quando mandi l’email e il giorno dopo sei a colloquio, quella della telefonata di congratulazioni dal tuo nuovo ufficio quando il posto lo hai avuto, quella dove è il tuo lavoro a fare la parte.

Ma a parte tutto questo, la verità è che io amo questa città e la sua gente e il modo di esprimersi del popolo newyorkese mi sconvolge sempre. Una città dove eleganza, volgarità, fascino, amore per l’arte, degrado, bruttezza, altruismo e maleducazione possono tutti assieme convivere e diventare la miscela segreta di un miracolo sociale, un’umanità senza pari, un carburante capace di accendere la positività e la creatività di ogni uno. La mia curiosità spazia in fatto di stili e tendenze non solo moda, ma percepiti e vissuti nella quotidianità di questa prodigiosa isola. Non so esattamente dove questo mi porterà, ma sono cosciente del fatto che l’occhio è quello italiano (e il filtro pure) a osservare ciò che succede e che si materializza qui a New York.

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