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Il Galliano della discordia alla Parsons

Il poster di “Show Me Emotion-Master Class Series-John Galliano” alla Parsons

Il poster di “Show Me Emotion-Master Class Series-John Galliano” alla Parsons

Lo stilista che fu cacciato da Dior dopo lo scandalo delle offese antisemite, insegnerà alla famosa scuola di moda di New York. Ma  studenti e docenti sono già sul piede di guerra

 

La comunità della Parsons School of Design, si vede scossa in questi giorni da un acceso dibattito. Il mitico designer John Galliano è stato invitato a tenere un seminario per i laureandi di quest'anno in Design della Moda. Forse non tutti sanno che Galliano è considerato uno dei più grandi stilisti del suo tempo, che ha ridefinito i canoni di eleganza, stile, bellezza dirigendo per anni le collezioni Dior. Quella di Galliano è una moda che fonde un innato senso di teatralità e amore per una femminilità nostalgica, arricchito da preziosissime esecuzioni sartoriali couture che indubbiamente hanno lasciato il segno nell’immaginario di tutti.

Quando due anni fa il celebre stilista viene ripreso da una fotocamera amatoriale in un ristorante di Parigi mentre, visibilmente non sobrio, aggredisce verbalmente delle persone rivolgendo ripugnanti insulti antisemiti, tutto improvvisamente cambia e lo scandalo travolge il mondo della moda internazionale come un uragano. Galliano viene bandito dalla Maison Dior che così profondamente si identificava con il suo genio e affronta un caso giuridico, sparendo dalla scena a suon di critiche e aspri toni espressi dalle alte cariche del settore. In questi due anni per quanto riportato dalla stampa lo stilista avrebbe preso coscienza del suo errore, si sarebbe sottoposto a cure riabilitative per controllare le sue dipendenze da alcol e droga e ce la starebbe mettendo tutta per riaquisire la fiducia del settore e ristabilire così, la sua reputazione.

In questi giorni, un enigmatico poster è comparso all’Università: “Show Me Emotion-Master Class Series-John Galliano” e immediatamente una contagiosa scarica elettrica di entusiasmo e nervosismo è stata avvertita nei corridoi e aule del campus. Tutti mormorano, molti discutono. Ho avuto modo di parlare con professori e studenti che la pensano diversamente. Il corpo docenti sembra particolarmente entusiasta della possibilità di collaborare con un personaggio di simile calibro, ed elogio alla scuola viene fatto nel lanciare un messaggio positivo: tutti commettiamo degli errori, Galliano avrebbe dimostrato il suo rammarico e tendergli la mano per favorire una possibile “guarigione” professionale è solo che giusto. Altri invece dubitano. Non si sentirebbero contenti nel sapere che il proprio figlio frequenti una classe condotta da un “drogato razzista”, non riuscendo a dimenticare la gravità dello scandalo.

Tutti gli studenti si trovano adesso ugualmente combattuti, la maggior parte appare entusiasta ed il resto semplicemente non ritiene che quell’errore sia così grave: considerando lo stato mentale di Galliano al tempo, e vedendo quel gesto, come una risposta ad una provocazione. Ma la Parsons è anche un’Università con una grande comunità ebraica, che non sembra decisamente voler accogliere l’iniziativa. Così mentre il rettore ha mandato a tutti una lettera in cui spiega le motivazioni a favore dell’arrivo di Galliano menzionando idee liberali e valori umani, contemporaneamente una petizione on-line per rifiutare lo stilista è stata diffusa da uno dei docenti.

In fondo anche qui parliamo di questioni di stile: continuo a pensare che la Parsons abbia voluto dare la notizia, indipendentemente da come questa potesse essere ricevuta, in una sorta di strategia di marketing. Purtroppo, manifestando una totale assenza di buon gusto e tatto prima ancora di poter provocare con audacia gli animi a pensare, cosa sia giusto e sbagliato. Io John Galliano l’ho sempre adorato. Ricordo ancora quando aspettavo che arrivasse la settimana della moda parigina per poter ammirare la collezione Dior, con le sue provocazioni, le sue stramberie, il suo inimitabile senso di indipendenza da mode e canoni ma solo pura creatività. L’idea di poter imparare dal mio idolo mi ha subito elettrizzato. Ma devo ammettere che la sensazione che una tale controversia sia stata imposta sulla popolazione studentesca, per di più in parte di origine ebraica, mi infastidisce profondamente e mi fa credere che prima di tutto l’Università debba avere una più sensibile considerazione della sua comunità.

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