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F come fashion

Si parla di moda alla Casa Italiana, con tre professioniste del settore: Valerie Steele, Grazia D’Annunzio ed Eugenia Paulicelli. Spaziando tra abiti e stilisti di ogni epoca, l'eleganza diventa business, cultura e filosofia di vita

Venerdì sera all’insegna della moda alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU, che ha ospitato una conversazione sul mondo del fashion tra Valerie Steele, direttore e capo curatore del Museum del Fashion Institute of Technology di New York, Grazia D’Annunzio, US Special Projects Editor di Vogue Italia, ed Eugenia Paulicelli, professore di Italian and Comparative Literature, co-direttore del Concentration in Fashion Studies al Graduate Center della CUNY.

Addressing Style: the F word, questo il tema dell’appuntamento, che le tre professioniste del mondo fashion hanno approfondito con un approccio diverso e sagace, parlando della moda e delle sue diverse interpretazioni a seconda dei tempi, degli stilisti e delle inclinazioni personali.

“Il fashion si può definire come rappresentazione dell’identità personale” ha detto Valerie Steele, sottolineando come in una tale definizione sia possibile includere qualunque cosa, dal vestito al piercing.

F word

Da sinistra: Grazia D’Annunzio, Valerie Steele, Eugenia Paulicelli

E così, spaziando tra abiti e stilisti di ogni epoca, da Chanel a Dior, da Balenciaga a Valentino, da Gaultier a Prada, si è parlato dei libri della Steele e delle mostre al museo del FIT, esaminando le più varie tendenze del vestire degli ultimi due secoli e non solo.

Si è parlato del corsetto, capo più controverso per eccellenza, che dopo essere stato per secoli un doloroso strumento di costrizione per donare alle donne quella vita stretta tanto in voga, con lo snellimento dei corpi dell’ultimo secolo si è trasformato in oggetto sexy ed erotico, sconfinando a volte anche nel fetish. Si è parlato di scarpe, che si sono elevate nell’ultimo ventennio da accessorio a simbolo fashion per eccellenza. Secondo Valerie Steele, infatti, “le donne indossano tacchi alti e scarpe scomode non per soffrire, ma per essere sexy” ed è quindi da sfatare con decisione ogni allusione al masochismo, anche se spesso soddisfare il desiderio di piacere si sia disposte a sopportare un po’ di dolore.

Si è parlato di stile italiano, francese e giapponese: Valerie Steele ha riconosciuto l’importanza della moda italiana e francese, ammirata in tutto il mondo, ma ha definito il Giappone come il paese più ossessionato dal fashion, e ha detto che “fare shopping a Tokyo è il paradiso”.

Poi si è parlato delle relazioni tra i media e lo stile, e anche dell’esplorazione della sessualità gay nella moda, iniziata nel diciottesimo secolo e continuata con la figura del dandy, fino ad arrivare alle T-shirt distintive dei giorni nostri.

Alla fine di questo affascinante viaggio nel mondo della moda sotto la guida di una tale guru del fashion, si è curiosi di sapere chi è oggi il personaggio fashion più interessante. Valerie Steele non ha dubbi: il suo nome è Daphne Guiness.

 

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