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Uomo Moderno: la rivista che fa sognare l’America ai giovani talenti della moda italiana

Fondato con l'obiettivo di dare visibilità ai nuovi creativi della moda made in Italy, il magazine sceglie la Fashion Week di New York per portare nella Grande Mela una serata tutta improntata a un'eleganza capace di innovare, lontano dai grandi marchi

Quando si tratta di moda, pulsa forte il cuore italiano e proprio in occasione della fashion week di New York, il 12 Settembre, l'attico dell'edificio Studios & Productions si è animato dei colori delle collezioni di giovani stilisti, selezionati per l'occasione dalla rivista di moda Uomo Moderno. Una serata all'insegna del gusto all'italiana, per la scelta dei capi e l'accuratezza dei dettagli, non appesantita dall'esclusività del prêt-à-porter, ma vivacizzata da collezioni attente alle esigenze della vita quotidiana. Segnatevi questi nomi: Nico Didonna, Rumjungle, Malph, Lvchino e Francesca Marotta. L'augurio è di sentir presto parlare di loro nel mondo della moda newyorchese, più aperto alle novità del marketing italiano, ormai stagnante nell'appiattimento sulle grandi firme, che pure ci hanno reso celebri in tutto il mondo. Per evitare che la fama portata da marchi come Gucci, Dolce&Gabbana, Moschino, Versace e altri big del made in Italy possa diventare schiacciare la creatività di chi cerca di innovare, la rivista Uomo Moderno si preoccupa di sponsorizzare giovani talenti, non ancora dominanti sul mercato, ma decisamente affermati nel regno dello stile. Alcuni di loro vivono all'estero, come Nico Didonna, stabile a Londra da più di vent'anni. “All'estero è ancora possibile provare ad aprirsi un mercato proprio e vivere di questo lavoro – ci racconta – La cosa difficile di questo mestiere è entrare in contatto con i buyers, i compratori interessati a distribuire il prodotto. Per la verità questa sera non ce n'erano molti, ma la presenza di giornalisti e PR è sicuramente un ottimo trampolino di lancio”.

Alloyius Mcllwaine

Francesco Di Maio (a sinistra) con Jason-Pierre Paul dei NY Giants e, a destra, Ray Brown stilista del marchio Ray Vincente

Il sogno americano sembra esistere ancora, in un mondo dove anche chi ha le capacità per emergere fa fatica a posizionarsi sotto l'occhio di bue. Uomo Moderno, rivista indipendente e svincolata da qualsiasi target imposto all'editoria dedicata all'abbigliamento, è nata da poco più di un anno proprio a questo fine. Il suo fondatore, l'italoamericano Francesco Di Maio, ha una storia di vita e d'imprenditoria davvero esemplare: di origine ischitana, ormai stabile a Philadelphia, è in realtà un professore di cinese e russo. Per vent'anni ha offerto il suo contributo negli aiuti umanitari in Cina e nell'Est Europa. Ha sempre avuto passione per la scrittura, ma occupandosi di cooperazione internazionale, aveva avuto occasione di misurarsi più con la scrittura di progetti di sviluppo che con il glietterato mondo della moda. Nessuna esperienza da fashion blogger, né un passato sulla passerella. Non di meno, innamoratosi dell'ambiente della moda e mai saturo di nuove avventure, ha deciso di fondare la prima rivista di fashion style al maschile dedicata alla diffusione della moda e dello stile di vita italiano. Oggi, il trimestrale Uomo Moderno è al suo secondo anno di vita, con cinque edizioni cartacee e una prima versione online. Francesco ne è editore, direttore e produttore. “Mi interessava creare qualcosa di inedito, diretto a un pubblico diverso. L'America era la piazza perfetta per la sponsorizzazione di nuovi artisti e per rafforzare all'estero l'immagine del made in Italy, di un giovane made in Italy” – racconta entusiasta – I grandi marchi non hanno certo bisogno di sponsor e poi sono meno interessanti dal punto di vista della ricerca, perchè in base alle indagini di mercato possono permettersi di adattare le proprie collezioni al loro luogo di destinazione”.

E invece il mondo della creatività italiana è pieno di talenti che vogliono conservare la propria unicità, come ci spiega Di Maio “Diversamente accade per i giovani stilisti che, più freschi nelle loro creazioni, mantengono vergine il proprio gusto estetico, non piegandolo alle esigenze di vendita. Ciò che nasce da queste mani è la vera evoluzione della moda all'italian”. In fondo, come dargli torto? A osservare le collezioni di questi giovani talentuosi sembrerebbe proprio che nulla possa scalfire la dedizione alla ricerca o a tessere una propria trama di autenticità, che li renda distinguibili senza però tradire la personale indole creativa.

band

I Sunshine Superman, band di Philadelphia guidata dalla cantante toscana Valentina Raffaelli

La rivista, non ancora presente in Italia, raggiunge undici Paesi e ha la sua massima diffusione negli USA e in Canada, distribuita nei negozi Barnes & Noble, Whole food e in alcune edicole. Alterna le collezioni che propone a servizi di cultura sullo stile di vita italiano, sulle città più belle e sui personaggi dello showbiz. 

Per la speciale occasione di questa serata, la rivista ha scelto come modello d’eccezione Jason Pierre Paul dei New York Giants. E anche la musica che ha fatto da sfondo alla serata è sotto la stella del mix italo-americano. La cantante toscana Valentina Raffaelli porta in giro la sua band di musica indipendente per i locali tra New York e Philadelphia, dove vive insieme al marito americano e strumentista della band. “Mio marito l’ho conosciuto in Italia, ma qui in America possiamo vivere del nostro lavoro. I Sunshine Superman (nome della band, nda) hanno già messo in circolo due album inediti e interamente autoprodotti. Lo studio di registrazione è nella nostra casa a Philadelphia”.

Miss Italiana

Anna Rose Mongiello, Miss Italia a New York

Non poteva mancare una reginetta di bellezza a coronare il tutto. Anna Rose Mongiello è Miss Italia a New York, calabrese d’origine ma ormai americana a tutti gli effetti, ha anche lei il suo sogno: diventare Miss Italia in America e poi magari, chissà, Miss Italia nel mondo. Un contesto giovane, pieno di vita e di speranze per il futuro è quello scelto da Uomo Moderno per la sua serata di lancio a New York, ripetuta pochi giorni dopo a Philadelphia, in un mini-tour tutto incentrato a diffondere e difendere il nome della piccola e media impresa all’italiana. 

 

 

 

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