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Textile Vivant. Alla Triennale di Milano tutti i tessuti del made in Italy

Una mostra racconta passato, presente e futuro del settore tessile made in Italy. L’innovazione tecnologica si combina a una lunga tradizione, dialogando con la creatività, la scienza, l'arte, l’industria e disegnando una mappa territoriale dell'Italia dei tessuti, dalla maglieria a materiali tridimensionali, fino alle tute per astronauti (In English)

Alla Triennale di Milano, i tessuti e l’industria tessile sono stati protagonisti di una bella mostra appena conclusa che ha raccontato in maniera esemplare la storia, i percorsi e le possibilità future del made in Italy. Se ne mostrano le eccellenze attraverso una delle materie prime, le stoffe e i tessuti.

Ultimamente si parla molto di moda e di mercati del lusso in rapporto al made in Italy, un termine e concetto complesso che merita molti studi da varie angolazioni disciplinari. In questo ambito, non si dedica uguale attenzione al tessile, un settore che soprattutto in Italia ha una lunga storia di eccellenza and know how che va indietro all’economia e urbanizzazione delle città medievali del Nord e Sud della penisola.

Il merito di questa mostra molto estesa che copre una vasta superficie negli spazi della Triennale è proprio quello di combinare l’innovazione tecnologica insieme alla lunga esperienza e sperimentazione del settore nei vari distretti industriali. Un settore, quello del tessile, che si impegna a dialogare con la creatività, a sposare scienza e arte, a stabilire dei ponti di comunicazione tra ambiti che a volte erroneamente si considerano separati come quello dell’arte e quello dell’industria.

tessuti made in italy vEleonora Fiorani, la curatrice della Triennale Moda e una delle co-curatrici della mostra, spiega che una delle intenzioni più forti era proprio quella di comunicare ai visitatori e addetti ai lavori la funzione chiave del settore tessile e le innovazioni praticate da varie industrie. Tra i molteplici esempi, quelli di Candiani per il jeans, o Dainese, una industria leader per la sicurezza al livello mondiale che oltre a produrre tute per motociclisti è impegnata nella ricerca, in collaborazione con un laboratorio dell’MIT, per la tuta che gli astronauti indosseranno nella missione sul pianeta Marte nel 2030.

Bisogna dire che la mostra nella sua brillante installazione curata da Peter Bottazzi e Rossana Galdi è una vera gioia ed esplosione di idee e contenuti che coinvolgono il visitatore anche dal punto di vista emozionale. Questa carrellata del tessile e delle sue pratiche e poetiche è pero estramente precisa e segue un ordine ben chiaro che lascia il visitatore anche informato di una realtà che gli sta sul corpo e sotto gli occhi ma la cui conoscenza forse gli sfugge.

Questa chiarezza di intenti e di temi che però non rinucia alla ricchezza di idee e di immagini, si realizza seguendo alcune idee fondamentali. Il concetto chiave è contenuto nel testo di Eleonora Fiorani: “Progettare mondi di stoffa. Innovazione tecnologica, immaginari e narrazioni” che spiega perfettamente il fatto che i tessuti sono “la pelle della cultura, dei suoi corpi e arredi”. E in tal senso esprimono la stretta combinazione tra artificio e natura diventando corpi viventi che si muovono ai ritmi veloci delle tecnologie, quelle stesse tecnologie che li hanno prodotti. Le tecniche elaborate per la produzione di tessuti si costituiscono insieme all’abito come “un interfacciamento con il mondo, un moltiplicarsi del corpo, sia esso dell’essere umano o delle cose o degli ambienti, nelle materie siano esse naturali o artificiali”. A corroborare questo pensiero, nella mostra ogni azienda rappresentata e il suo tessuto costituisce un micromondo che si esplora nella sua geografia territoriale ma anche nel processo scientifico e tecnologico per arrivare, come nell’esempio di Candiani, da una balla di cotone al jeans e così via.

tessuti made in italy eurozerseyInfatti un altro elemento importante della mostra è quello di stabilire anche una mappatura territoriale della produzione made in Italy. Alcuni degli oggetti esposti illustrano le potenzialità tecnologiche del tessuto ortogonale, della stampa tradizionale e digitale, del taglio laser, della maglieria, del tessuto tridimensionale e quelle delle fibre innovative per impieghi tecnici e funzionali, la nobilitazione e finissaggio “hi-performance” dei trattamenti enzimatici, al plasma, dei materiali per il comfort e il benessere climatico dei materiali traspiranti, termoregolanti, dei materiali tessili sostenibili che allargano il campo percettivo, sensoriale e fantasmatico e tessuti che per caratteristiche tecniche, tecnologiche o decorative rappresentano un’assoluta novità nel panorama internazionale e che in alcuni casi sono presentati in anteprima rispetto alla loro diffusione commerciale o ulteriori sviluppi progettuali.

Nel mostrare i processi di fabbricazione si passa a quelli dell’impiego ed usi, ci sono infatti sia gli abiti che le tute spaziali o altri elementi di arredo. In tal modo il visitatore è immediatamente coinvolto e partecipa al farsi di questa mappa percettiva del tessile che copre varie dimensioni e ambiti.

tessuti made in Italy qMa vi è una terza fase importante in questo processo di mappatura cognitiva ed è quella dell’attivazione di una sensibilità estetica e sensoriale. Un punto questo che potrebbe a prima vista sembrare quasi indistinto nella mappa complessa che racconta l’essere nel mondo. Queste sono le installazioni di artisti che hanno dialogato e interpretato il concetto complesso dentro al significato dei tessuti, la loro fabbricazione e usi nel quotidiano. Si notino infatti, le ispirazioni filosofiche di origine Deleuziana di Ilaria Beretta (Accademia di Belle Arti di Brera e Master in New Media Art Design al Politecnico di Milano) che stratifica frammenti di tessuti in fibre di carbonio e di vetro in cui la molteplicità materiale e immateriale accompagna la nostra esistenza. Oppure l’installazione Nessie BJ di Afran (Francis Nathan Abramba) originario del Camerun ma che ora vive nel Comasco. Si mostra nel suo lavoro e approccio una identità diasporica che si materializza nel tessuto per i jeans e nella sua grande e imponente scultura di un mostro marino, una figura insieme totemica e misteriosa che copre spazi geografici e immaginari globali. In tal senso l’operazione di Afran ritrova la natura migrante di un tessuto come quello dei jeans ma anche la natura migrante della nostra contemporaneità e dei nostri corpi e pensieri in continuo movimento tra spazi reali e immaginari.

 

In mostra realtà aziendali italiane di settore: Candiani, Canepa, Dainese (presente anche tra le installazioni con i designer), Eurojersey, Forza Giovane Art, Gavazzi, NextMaterials, Lurex, Radici Group, Res, Slam, Stone Island, Zegna Baruffa Lane Borgosesia, Zip Zipper. E alcuni video, che sono narrazioni di peculiari tecnologie tessili, gentilmente prestati da INSTM Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali,AIMAT Associazione Italiana d’Ingegneria dei Materiali e Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", Laboratorio Industriale Pugliese dei Plasmi (LIPP).

Infine, in mostra sono presenti materiali di archivio sia relativamente ai tessuti (archivio Gianni Bologna) sia relativamente a libri e riviste sulle tecnologie per il tessile (Archivio Biblioteca Tremelloni) e installazioni di designer Nanni Strada, Carlo Rivetti e di artisti Deda Barattini, Ivana Margherita Cerisara, Ilaria Beretta, Afran con la collaborazione di Base, Candiani, Fibretec, Texpoint, che rileggono e interpretano il mondo del tessile e dell'intreccio. 

 

 

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